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Il Piano di assetto idrogeologico blocca il cemento nelle aree di attenzioni

Ma la norma sarà chiarita dalla Regione in una circolare interpretativa

PADOVA – Una norma ambientale, che per alcuni mesi ha fatto pensare al blocco del mattone in diverse zone del Veneto, quelle più a rischio alluvione. Ma il nodo sta per essere sciolto, dopo una riunione del Comitato tecnico della Autorità di bacino dei fiumi Brenta, Piave, Livenza, Tagliamento e Isonzo. Sono andati in crisi soprattutto i tecnici di molti Comuni, che leggendo per bene il Piano stralcio per l’assetto idrogelogico dei bacini idrografici hanno scoperto che non avrebbero potuto più autorizzare neanche un interrato non solo nelle «zone di pericolosità», ma anche nelle cosiddette «aree di attenzione». Ma se le prime sono quasi tutte nei pressi degli alvei dei fiumi, le seconde, identificate con il colore ocra nella cartografia, insistono anche in moltissimi centri abitati. A partire da una parte del centro di Padova lambito dal Piovego. Il Piano di assetto idrogeologico (Pai) è entrato in vigore il primo dicembre scorso, in coerenza con un corposo lavoro di unificazione della pianificazione in tema di sicurezza idraulica. In questo momento, infatti, si sovrappongono decine di pianificazioni diverse e in parte contraddittorie. L’impegno a varare il Pai, dunque, va nella direzione di una semplificazione della normativa. Peccato che nelle norme tecniche di attuazione vi siano due articoli – il 5 e l’8 – che se non letti insieme prestano il fianco a un’interpretazione molto restrittiva. Di qui il quesito posto dalle amministrazioni di Jesolo, Caorle ed Eraclea e il vertice convocato a Venezia. L’articolo 5 recita:

«Sono definite zone di attenzione le porzioni di territorio ove vi sono informazioni di possibili situazioni di dissesto a cui non è ancora stata associata alcuna classe di pericolosità e che sono individuate in cartografia con apposito tematismo».

L’articolo 8 precisa che

«sono consentiti gli interventi di mitigazione della pericolosità e del rischio, di tutela della pubblica incolumità e di quelli previsti dal Piano di bacino».

Il Comitato tecnico, che ha compreso il problema, ha scritto dunque alla Regione che sta predisponendo una circolare interpretativa della norma che solleverà dal dubbio di illegittimità i tecnici comunali delle zone «color ocra». La programmazione delle aree alluvionali sta procedendo a tappe forzate. Entro il 2015 la normativa deve recepire le direttive dell’Unione europea in tema di sicurezza idraulica. Attualmente i tecnici stanno lavorando alla predisposizione delle mappe di pericolo e di rischio, entro il 2014 dovrà essere completata la bozza del piano, entro il 2015 vanno predisposte le osservazioni per giungere entro la fine dell’anno all’adozione definitiva. Insomma, un cammino contro il tempo in uno dei settori dove più alta è la fragilità del territorio. Le conclusioni della Commissione De Marchi, preparate nel 1974, sono ancora tutte valide. E i lavori per la messa in sicurezza quasi tutti da fare.

Daniele Ferrazza

 

L’AUTORITÀ DI BACINO 

«La norma non è chiara, sarà spiegata»

VENEZIA – Roberto Casarin, ingegnere, è il segretario generale della Autorità di bacino dei fiumi Isonzo, Tagliamento, Livenza, Piave e Brenta-Bacchiglione. Ingegnere, cosa è accaduto? «Il divieto alla costruzione di interrati nelle zone cosiddette di attenzione è disciplinato dal Pai e può aver dato adito a qualche interpretazione difficoltosa». Com’è nata questa norma? «Credo sia frutto della storia delle recenti alluvioni. Sia nel 2010 che nel caso della frana di Cancia le vittime occupavano degli interrati, che sono delle gabbie se non correttamente realizzati». Qual è l’interpretazione? «Ritengo che presto la Regione emanerà una circolare che chiarirà meglio» E praticamente? «Credo vada letto l’articolo 5 delle norme tecniche insieme all’articolo 8, che prevede appunto le opere di mitigazione. In pratica chiunque voglia realizzare un interrato in determinate zone dovrà realizzare delle opere accessorie che riducano il rischio idraulico». Fatta la legge trovato l’inghippo? «No, penso semplicemente che la norma non sia stata scritta in maniera chiarissima e si presti ad interpretazioni ristrettive».

 

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