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Gazzettino – Vado a vivere in citta’

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

16

apr

2013

GLI OBIETTIVI – Meno consumo di suolo agricolo e maggiore tutela del paesaggio

REGIONE – Adottato dalla Giunta il nuovo Piano territoriale di coordinamento. Zorzato: si delinea uno sviluppo diverso

Il Veneto del futuro salva la campagna

Come Renato Pozzetto: vado a vivere in città. Ma, a differenza del film, non per fuggire da pollai e aratri, bensì per salvaguardare quel poco di campagna che al Veneto ancora è rimasto e che l’urbanizzazione soprattutto degli ultimi trent’anni rischiava di trasformare in una distesa di capannoni. Vuoti, adesso. Tant’è, il Veneto del domani limiterà il consumo di territorio, il suolo agricolo sarà salvaguardato, se servirà un capannone si andrà a prenderne uno di quelli abbandonati. E in questa logica le città torneranno ad essere “motore del futuro”. È la filosofia del nuovo Ptrc, il Piano territoriale di coordinamento di cui la giunta regionale ha appena adottato la variante parziale. «Salvaguardia del territorio e rilancio delle città», sintetizza Marino Zorzato, vicepresidente e assessore all’Urbanistica.
LA “BIBBIA” – Il Ptrc è come se fosse la “Bibbia” o la “Costituzione” della pianificazione, è lo strumento di massimo governo del territorio. «Attraverso il Ptrc – dice Zorzato – si esprimono tutte le politiche che promuovono la competitività del Veneto nel contesto nazionale ed internazionale». Alta “filosofia”? Non proprio. Se si parla, ad esempio, di corridoi europei, il Piano ne individua la collocazione, mettendoli in rete con i nodi viari principali. E già qui va detto che la Tav, l’alta velocità ferroviaria, è prevista.
IL PREGRESSO – Un Ptrc il Veneto ce l’aveva già, è quello del 1992. Nel 2009 (ma il lavoro era iniziato quasi dieci anni prima), sul finire dell’ultima giunta Galan, la giunta aveva adottato un nuovo Piano. Ma, una volta consegnato al consiglio regionale, è rimasto chiuso in un cassetto. È così che, nell’autunno 2011, la giunta Zaia decide di predisporre una variante parziale con riferimento anche alla tematica paesaggistica. «Che non è solo attenzione al paesaggio – spiega Zorzato – ma è anche una lettura dei vincoli». L’esempio è quello classico dell’intervento che deve andare all’esame della commissione di Salvaguardia: «Presenti il progetto e non sai come andrà a finire. Con il nuovo Ptrc, invece, si dà una lettura dei vincoli, viene chiarito cosa è consentito. È di fatto una “sburocratizzazione”».
GLI OBIETTIVI – A cosa serve un Ptrc? «A dare indirizzi», risponde Zorzato. Ed è evidente che questi indirizzi devono coniugarsi con il momento storico. Non siamo più in una fase di crescita. È cresciuta, invece, la sensibilità ambientale. Complice anche l’alluvione del 2010, la tutela del suolo non è più uno slogan da ambientalisti sfegatati. Così come la promozione del turismo assume una connotazione più marcata in un momento in cui le piccole imprese del manifatturiero e dell’edilizia sono in difficoltà e la crescita arriva dai visitatori.
I PILASTRI – Dunque, uno dei pilastri del Ptrc è la difesa del suolo, tenendo conto del rischio idraulico e sismico. Poi c’è la mobilità: è previsto l’aggiornamento del sistema infrastrutturale tenendo conto anche dei corridoi europei. Un apposito capitolo è dedicato alle città “motore del futuro”. «La Regione – dice Zorzato – riconosce alla rete della città venete il ruolo centrale nella visione di sviluppo socio-economico anche in relazione alle potenzialità offerte dai corridoi plurimodali». Significa che per (ri)portare la gente in città, con l’obiettivo di non consumare suolo, bisogna riqualificare i centri, “rigenerarli”. Servizi, dunque, ma anche riqualificazioni urbanistiche. Un po’ come già ha anticipato il piano del commercio: riuso delle strutture esistenti e riqualificazione dei centri urbani.
AREA METROPOLITANA – Le tabelle del Ptrc non sono solo una fotografia dell’esistente, sono un po’ l’analisi del Veneto. E si presteranno a svariate letture politiche. Ad esempio, la città metropolitana nella tabella dell’attuale sistema di sviluppo e relazioni non è la Venezia-Padova e neppure la PaTreVe, ma tutta l’area centrale del Veneto, Vicenza compresa. A sé stante è Verona, così come lo sono Belluno e il Polesine.
L’ITER – Per arrivare a questa variante di Ptrc ci sono stati 27 incontri tra Regione e ministeri, 7o incontri tecnici, 4 convegno specifici, 7 incontri per tematiche disciplinari, un concorso fotografici, la riunione conclusiva al Bo. Così è la prima stesura di un “quaderno delle strategie”. Infine l’adozione da parte della giunta il 9 aprile. Ora il piano sarà pubblicato sul Bur e a quel punto ci saranno 120 giorni di tempo per presentare eventuali osservazioni. Potrà farlo chiunque: enti locali, comunità montane, associazioni, anche singoli cittadini che ritengano di averne interesse. Dopodiché dovrà esprimersi il consiglio regionale. Senza più tenerlo, si spera, in un cassetto.

 

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