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Il consigliere Spolaore chiede l’apertura di un tavolo in Regione

ZERO BRANCO – (N.D.) Resta teso il clima tra gli abitanti di via Bertoneria a cinque giorni di distanza dal blitz dei carabinieri del Noe nella sede della Mestrinario Spa su ordine della Procura della Repubblica di Venezia. I materiali fortemente inquinanti scoperti all’interno dell’azienda (cromo, cobaldo, nichel e vanadio) hanno allarmato le circa 500 persone che vivono nei pressi dell’azienda di Sant’Alberto di Zero Branco.
«Abbiamo sempre detto di essere costretti a vivere a contatto di una bomba ecologica»: ora la gente chiede che l’indagine avviata dalla Procura faccia il suo corso in tempi brevi per capire se oltre alle centinaia di tonnellate di rifiuti inquinanti, non trattati e inertizzati e finiti nei sottofondi di grandi opere stradali, possa essere stato contaminato anche il suolo dov’erano stoccati i rifiuti contenenti metalli pesanti. Il consigliere comunale Gino Spolaore chiede l’apertura di un tavolo di confronto con i massimi responsabili della politica e della tutela della salute pubblica e dell’ambiente delle provincie di Treviso e Venezia.

«I nostri anziani della Bertoneria – ricorda Spolaore – andavano orgogliosi di vivere in un ambiente a vocazione agricola dove venivano coltivati i migliori prodotti orticoli specializzati, come il radicchio rosso tardivo e l’asparago bianco e dove di poteva bere un bicchiere di acqua di risorgiva senza problemi. Adesso queste certezze non ci sono più. Purtroppo l’attività della Mestrinaro, che non vuole limitarsi a trattare gli inerti, ha sovvertito questo habitat naturale. Ricordo che in tutto il territorio del Comune di Zero Branco non esiste un solo metro di acquedotto pubblico. Per cui è doveroso tutelare le falde acquifere che assicurano l’approvvigionamento idrico a quasi 11 mila abitanti. Mi auguro anche che le organizzazioni degli agricoltori prendano una posizione più decisa in difesa della terra».

 

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