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Dura polemica in consiglio comunale. Caccia: «Vergogna, vogliono coprire il partito degli affari»

Scambio di accuse tra Pd e Pdl. Boraso vuole allargare il lavoro di indagine a Brentan e Tsuroplis

L’inchiesta può attendere. Dibattito di fuoco in Consiglio comunale, accuse reciproche di voler «annacquare» la commissione d’indagine sulla Mantovani. Ma alla fine vince la politica del rinvio. Il numero legale non c’è (solo 23 i presenti su 47) e la seduta viene rinviata. «Vergogna, vogliono coprire il partito degli affari!», si infiamma Beppe Caccia, consigliere di «In Comune» tra i promotori della richiesta della commissione straordinaria dopo l’arresto del presidente della Mantovani Piergiorgio Baita. Il capogruppo del Pd Claudio Borghello dà la colpa al centrodestra. «E’ chiaro che non volevano discuterne, erano tutti in aula, perché non hanno votato? Non li ho mai visti così numerosi». Michele Zuin, capogruppo del Pdl, risponde sdegnato. «L’ho detto a verbale che noi la commissione la votiamo. Ma la maggioranza ha bocciato un emendamento di buon senso del collega Boraso senza averne i numeri. Così non va». Il gioco del tira e molla, o di chi la spara più grossa. Dopo anni di silenzi adesso sono arrivati gli arresti. E la proposta di aprire una commissione d’inchiesta suui rapporti della Mantovani e del Consorzio Venezia Nuova, ma anche delle società collegate, con l’amministrazione di Ca’ Farsetti. Renato Boraso (lista civica, ex Pdl) propone di allargare il campo di indagine anche ad altri due inquisiti dirigenti di società a partecipazione comunale. Il presidente della Societò Autostrade Lino Brentan (ex Ds, nominato da Comune e Provincia) e l’ex presidente di Ames Statis Tsuroplis. Il primo arrestato per le tangenti alle Autostrade, il secondo sotto processo – ma continua a proclamarsi innocente – per presunte tangenti sul Tronchetto ricevute dai fratelli Poletti. «Parliamo anche di queste cose». La maggioranza vota no. Ma ci sono solo 22 consiglieri al voto, e il presidente Turetta deve sospendere la seduta.

Chi allarga e chi stringe. «Bene la commissione», argomenta Ennio Fortuna, ex Procuratore generale oggi consigliere dell’Udc, «ma non possiamo estenderla al Consorzio Venezia Nuova. Qui stiamo parlando di fatti che riguardano la Mantovani. Dobbiamo rispettare la legge». «Ma la Mantovani è azionista del Consorzio», ricorda Caccia, «e tutti i mali vengono dalla famosa concessione unica».

Insomma, tutti d’accordo ma solo a parole. Anche perché l’apertura di un’indagine amministrativa, come già si fece con i costi del ponte di Calatrava, potrebbe portare lontano. Ecco allora il Gruppo Misto (Nicola Funari) che se la prende con il Comune. «Dov’erano in tutti questi anni?». Stefano Zecchi (ex Pdl) usa l’ironia: «Sembrate tutti d’accordo, ma la realtà è diversa. E poi, caro Fortuna, questa è una commissione politica e non giuridica: parliamo di cose che i giornali hanno scritto, e che il Consiglio comunale avrebbe ben dovuto conoscere». Giacomo Guzzo (Idv) parla di «Mani sulla città. Franco Conte (Pd) e il suo capogruppo Borghello frenano. «Attenti ai danni economici che si potrebbero creare alle imprese e ai lavoratori». Avanti con prudenza, dunque. E la commissione di inchiesta partirà forse la settimana prossima. Dovrebbe far luce sui tanti rapporti intercorsi negli ultimi anni tra il Comune e la Mantovani spa, azienda leader nel campo delle costruzioni, primo azionista del Consorzio Venezia Nuova. Che oltre ad avere in corso i lavori del Mose, ha realizzato il Passante, l’Ospedale di Mestre e il depuratore di Fusina, il progetto per via Torino, ha contribuito con il Consorzio alla Coppa America, alla Fenice e al Marcianum, opere marittime e autostradali, bonifiche. Insomma, tutti i grandi lavori degli ultimi decenni.

Alberto Vitucci

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