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Visita di due commissari di Bruxelles al prototipo di Green Site di Marghera costato 1,4 milioni di euro

MARGHERA. Green Site è il prototipo costruito a Marghera e finanziato dall’Unione Europea con 1,4 milioni di euro: permetterà la depurazione in tempi molto veloci (da 30 a 60 minuti) di fanghi inquinati scavati dai canali, con una riduzione di oltre il 90% delle acque reflue rispetto ad un processo tradizionale di “soil-washing”. Si tratta di un’apparecchiatura molto sofisticata, che assomiglia ad una gigantesca lavatrice in grado di “lavare”, appunto, i fanghi contaminati da composti organici, proprio come quelli che si trovano in grande quantità sotto i canali che vengono scavati per mantenere i fondali ad una profondità accettabile per le navi mercantili che vanno e vengono dal porto.

«Si tratta di un sistema innovativo ed ecologico per la rimozione di inquinanti organici quali gli idrocarburi ma anche di antiparassitari o di altri composti organici di particolare impatto ambientale»,

spiega Sofia Faggian di eAmbiente, la società che ha sede a Marghera e sta portando avanti il progetto di Green Site insieme al Parco Vega, Sta (Servizi tecnologici ambientali, srl che fa capo ad Alles spa del Gruppo Mantovani), Consorzio Venezia Ricerche, Archimedes Logica srl e l’Autorità Portuale di Venezia. Proprio ieri due rappresentanti della Commissione Europea sono arrivati a Porto Marghera per verificare lo stato di avanzamento lavori del prototipo di questa sorta di “lavatrice” di fanghi inquinati, finanziato attraverso contributi europei Life nel quadro dello sviluppo di nuove generazioni di depuratori e abbattitori di inquinanti presenti in acque reflue e fanghi contaminati.

«I sedimenti marini e fluviali giocano un ruolo fondamentale nella salvaguardia degli ecosistemi di larga parte del territorio europeo»,

spiega la coordinatrice del Progetto, Katiuscia Checchin.

«Annualmente vengono scavati nella Ue circa 200 milioni di metri cubi di sedimenti, di cui circa il 15-20 per cento risulta contaminato da composti organici (Ipa, Pcb, pesticidi) e/o metalli pesanti. La ricerca di soluzioni tecnologiche ecosostenibili ed ecocompatibili e, soprattutto, veloci per la decontaminazione di terreni e sedimenti ha portato alla sperimentazione di soluzioni di tipo biotecnologico, chimico – fisico o derivate dalla integrazione di queste».

«Il progetto Green Site si prefigge», conclude la Checcin, «di dimostrare la fattibilità di nuove tecnologie innovative per la decontaminazione di sedimenti derivati dall’escavo dei canali dell’area industriale di Porto Marghera. L’obiettivo ultimo, una volta verificata l’efficacia e l’economicità del prototipo di Marghera, è quello di realizzare impianti compatti e versatili, ad elevato livello di mobilità e facilmente installabili nei siti di intervento».

 

(g.fav.)

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