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PAESE  – Cresce la tensione in vista dell’incontro con la Commissione che dovrà dare il parere

PROTESTA – Poco più di un anno fa gli abitanti di Paese e molti amministratori pubblici manifestarono contro l’ipotesi di allargamento della discarica Terra al progetto Mos

La partita riguardante il possibile arrivo di nuovi rifiuti contenenti amianto nella discarica Terra si sposta in Provincia. L’iter che porterà al voto decisivo inizierà l’8 maggio, quando i gestori del gruppo Mosole si presenteranno davanti alla commissione Ambiente per “difendere” il progetto presentato in Regione attraverso il quale la ditta ha chiesto di poter sotterrare nella buca tra Castagnole e Porcellengo altri 460 mila metri cubi di materiali con fibre di asbesto. E l’assemblea già si annuncia infuocata. Oltre agli ambientalisti, sono pronti a scendere in massa al Sant’Artemio anche molti degli oltre 7.300 cittadini che hanno siglato la petizione per fermare l’arrivo dell’amianto consegnata qualche settimana fa nelle mani di Muraro. Compresi, a quanto pare, alcuni membri della giunta Pietrobon e del consiglio comunale, che lo scorso maggio alla prima illustrazione pubblica del progetto si sono ammassati davanti al cinema Manzoni brandendo cartelloni tutt’altro che accomodanti. «Basta cave, basta amianto – recitava quello con tanto di simbolo della Lega sventolato dal primo cittadino – a Paese non le vogliamo». «Acqua all’amianto – aggiungeva il tabellone portato al collo dell’ex sindaco Mardegan, oggi leader dell’opposizione – buona da morire». Schermaglie in vista dell’ennesima battaglia ambientalista. Basti pensare che il territorio di Paese conta in tutto 29 cave e 13 discariche. Tra le quali appunto la Terra, dove tra il 1999 e il 2006 sono già state conferite circa 80mila tonnellate di rifiuti contenenti amianto. Parte delle quali poi giudicate illegali dalla giustizia amministrativa. E se è vero che «i capigruppo di maggioranza della Provincia hanno assicurato che voteranno contro il nuovo piano di Mosole», come ha sottolineato l’assessore Piccolotto, è anche vero che l’Arpav ha dato il suo placet e che l’assessore regionale all’Ambiente, Maurizio Conte, ha chiarito che «c’è la necessità di individuare un sito perché ora l’amianto va all’estero facendo schizzare alle stelle i costi di smaltimento». Insomma, impossibile dire come andrà a finire. E per questo a Paese la tensione sale.

Mauro Favaro

 

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