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La Regione ha deciso come distribuire i 20 milioni stanziati. Favorite le piccole imprese. Chisso: «Grande passo avanti»

MARGHERA. Da settembre le piccole e medie imprese potranno accedere al fondo di rotazione finanziato dalla Regione con 20 milioni di euro per le bonifiche delle aree all’interno del Sito di interesse nazionale (Sin) di Porto Marghera e del bacino scolante nella laguna. Lo garantisce la Regione dopo che mercoledì la giunta ha approvato i criteri di utilizzo del fondo. Il prossimo passo sarà la gara pubblica per individuare il soggetto che gestirà il fondo. Un appalto che durerà cinque anni, con una possibile proroga di tre.

La quota pubblica dei 20 milioni di euro sarà affiancata da una quota privata, come spiega l’assessore regionale alla legge speciale per Venezia Renato Chisso, apportata dal soggetto gestore, o da una banca o un intermediario finanziario convenzionato, erogata a un tasso negoziato con il beneficiario. «Poichè chi inquina paga» dice Chisso «non potranno accedere al fondo gli operatori riconosciuti responsabili di danno ambientale. Non vi potranno inoltre accedere le imprese considerate in difficoltà, né quelle che abbiano già beneficiato di aiuti analoghi». Il finanziamento potrà coprire fino al 100 per cento della spesa ammissibile in caso di interventi di bonifica e messa in sicurezza permanente od operativa, e fino all’80 per cento per gli interventi di caratterizzazione. Il rapporto tra quota pubblica a tasso zero e quota privata a tasso concordato sarà determinato in base alle dimensioni dell’impresa beneficiaria, favorendo quelle più piccole.

I venti milioni del fondo saranno destinati per il 90% a progetti di bonifica o messa in sicurezza (finanziamenti compresi tra 50 e 500 mila euro), e per il 10% a progetti di caratterizzazione (tra 25 e 50 mila euro). Potranno accedere al fondo le aziende con un progetto di bonifica o caratterizzazione approvato solo dopo la pubblicazione del bando. Il regolamento prevede anche che le somme per le quali sarà deciso lo stanziamento – il progetto dovrà passare al vaglio di un’istruttoria tecnica – siano erogate in corrispondenza dello stato di avanzamento dei lavori, rispettivamente a un terzo, due terzi, e alla fine dei lavori.

Le aziende potranno restituire i soldi ottenuti in cinque anni. L’obiettivo del fondo è quello di rendere meno gravoso l’accesso al credito necessario per ottemperare agli adempimenti in materia ambientale e favorire così anche il re insediamento, la permanenza delle imprese e la rivitalizzazione delle aree produttive maggiormente coinvolte dagli obblighi di bonifica e messa in sicurezza, anche alla luce dell’Accordo di Programma dell’aprile 2012.

Francesco Furlan

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