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Ok del pm Ancilotto, il ragioniere potrebbe aver collaborato e nuovo sequestro dei beni per l’ex presidente dell’azienda

VENEZIA – Anche Nicolò Buson si è deciso a confessare e ieri ha ottenuto gli arresti domiciliari nella sua casa di Padova. A firmare il provvedimento il giudice veneziano Alberto Scaramuzza, lo stesso che aveva firmato l’ordinanza di custodia cautelare, ma il parere del pubblico ministero Stefano Ancilotto, il magistrato che coordina le indagini della Guardia di finanza, è stato favorevole. Come è accaduto per Claudia Minutillo prima e per William Colombelli poi, è logico ritenere che anche il ragioniere della «Mantovani spa» abbia deciso di ammettere le sue responsabilità e magari anche di raccontare quello che sa, se così non fosse il parere del rappresentante della Procura non sarebbe di certo stato favorevole alla sua uscita dal carcere di Treviso. Il pm, comunque, ieri pur confermando la notizia degli arresti domiciliari per l’indagato non ha voluto commentarla e tanto meno confermare che il suo atteggiamento processuale sia cambiato. Buson, difeso dall’avvocato Fulvia Fois, infatti, fino a qualche giorno fa aveva respinto le accuse, quelle mosse nei suoi confronti e degli altri tre indagati. L’unico a restare in carcere, quello di Belluno, per ora è l’ingegner Piergiorgio Baita, ex presidente di Mantovani: tutti sono accusati di associazione a delinquere finalizzata alla frode fiscale. Nei giorni scorsi, intanto, è stata notificata a Baita la nuova ordinanza con la quale il giudice Scaramuzza, su richiesta del pm Ancilotto, ha nuovamente sequestrato i beni dell’ex presidente dell’azienda di costruzioni veneta che il Tribunale del riesame aveva restituito all’ingegnere, sulla base del ricorso presentato dai difensori, gli avvocati Piero Longo e Paola Rubini. I finanzieri veneziani e padovani hanno fatto scattare il sequestro preventivo per il conto corrente che Baita possiede presso l’Unicredit di Mestre, in cui sono depositati poco più di 570 mila euro; per i cinque immobili di sua proprietà al 50 per cento (il resto è della moglie). Si tratta di un appartamento a Mogliano, di un secondo a Treviso, di altri due a Lignano Sabbiadoro e dell’ultimo a Venezia, per un valore complessivo di 731 mila euro. Infine, sono finite sotto sequestro le azioni della Mantovani di proprietà di Baita, per un valore di due milioni e mezzo di euro. I giudici del Tribunale avevano cancellato il primo sequestro perché non era stato quantificato nel provvedimento il profitto che gli indagati avevano tratto dal reato commesso e, in secondo luogo, era stata omessa la valutazione dei beni sequestrati. In questo secondo provvedimento, il giudice ha invece ben specificato entrambi le voci: il sequestro doveva essere fino alla concorrenza massima di tre milioni e 347 mila euro. Inoltre, facendo i conti, i beni sequestrati, in totale raggiungono un valore di poco più di tre milioni e 436 mila euro.

Giorgio Cecchetti

 

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