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Con 7.500 sottoscrizioni la nostra provincia ha superato gli altri centri, soddisfatti

Confesercenti e Cei Pieno appoggio del Comune alla proposta di legge di iniziativa popolare per regolare orari e aperture

È arrivata prima la provincia veneziana nella gara per la raccolta di sottoscrizioni intitolata “Libera la domenica” per una proposta di legge di iniziativa popolare con lo scopo di regolamentare gli orari di apertura degli esercizi commerciali, lanciata dalla Confesercenti assieme alla Cei (Conferenza episcopale italiana). Ieri nella biblioteca Vez, il direttore veneto di Confesercenti, Maurizio Franceschi, la vicepresidente Cristina Giussani, il delegato patriarcale per gli Stili di vita don Gianni Fazzini, l’assessore alle Attività culturali Tiziana Agostini hanno chiuso ufficialmente la campagna. 27 mila le sottoscrizioni raccolte nel Veneto, regione arrivata prima nella gara italiana, di cui 7.500 a Venezia, 6.200 nella provincia di Vicenza, 4.500 a Padova, 6.500 a Treviso, 2.000 a Rovigo e altrettante circa a Verona e persino 700 sottoscrizioni pervenute dal Bellunese, nonostante non ci fosse stato un coinvolgimento attivo di questa città.

«Noi siamo convinti che con questa iniziativa», ha ribadito Franceschi, «la legge sulla deregulation possa essere modificata e in questo senso abbiamo anche contattato i parlamentari della nostra Regione appena eletti, che si sono detti d’accordo con la campagna e con la volontà di cambiare le cose. Su questo argomento c’è stata una grande sintonia tra noi e la Cei, legata ai valori comuni e all’auspicio che si riesca ad andare verso un consumo responsabile, perché una società moderna ed evoluta regola i ritmi del lavoro e del tempo libero. Purtroppo invece assistiamo alla chiusura di tantissime attività commerciali. Inoltre, come sappiamo, le recenti indagini hanno dimostrato che nonostante la liberalizzazione il Pil è andato in picchiata, sono stati persi un milione di posti di lavoro e i consumi sono crollati».

«Una chiesa che torna al Vangelo», spiega don Fazzini, «è una chiesa che si prende cura dell’uomo e delle persone. Se continuano a chiudere i negozi la città si desertificherà: l’operatore commerciale crea rete sociale, bisogna ritrovare la passione per questo mestiere che dà un servizio alla città. Ci vuole più fantasia, non risolleveremo i negozi installando slot nei locali».

Poi ha preso la parola Cristina Giussani, che ha ricordato la problematica delle librerie veneziane:

«Bisogna rivitalizzare i centri storici». Pieno appoggio del Comune all’iniziativa: «Chi sa fermarsi sa anche essere produttivo», ha detto l’assessore Agostini, «si tratta di una battaglia di civiltà, senza contare che molte donne a causa del lavoro non stop, rinunciano al posto perché non ce la fanno, bisogna cambiare paradigma, altrimenti rischiamo di passare da una economia del mercato ad una società del mercato”.

Dopo la presentazione, è stata la volta del reading di alcuni scrittori veneziani.

Marta Artico

 

SHOPPING –  E il 25 aprile tutti aperti i centri commerciali

Mentre Confesercenti e Cei contano le firme per cambiare il decreto Monti e ridare potere alle Regioni di legiferare in materia di aperture festive ed orari, la grande distribuzione va avanti per la sua strada: il 25 aprile, Festa della Liberazione, sarà un giorno di shopping. La maggior parte dei centri commerciali ha annunciato che rimarrà aperto con i consueti orari e dunque chi non fa il ponte o rimane a casa potrà tranquillamente andare a comperare il pane piuttosto che portare a lavare i capi invernali per il cambio di stagione. Aperto il centro commerciale Auchan, il concorrente a due uscite di tangenziale, il Valecenter di Marcon, aperti il panorama di Marghera, il Centro Le Barche ed ovviamente l’outlet di Noventa di Piave. Tutt’altra storia per il primo Maggio, Festa dei Lavoratori. L’annuncio ufficiale non è stato ancora dato perché molti ipermercati e centri decideranno all’ultimo. Il Valecenter ha annunciato che rimarrà chiuso, probabilmente anche Auchan, il Panorama ancora non ha comunicato nulla. L’unica certezza è che a rimanere aperto sarà sicuramente il Centro Le Barche di Mestre. (m.a.)

 

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