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Gazzettino – Veneto, troppe case “sott’acqua”

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

23

apr

2013

«Abbiamo costruito troppo. E abbiamo costruito in un catino». Andrea Crestani, direttore dell’Unione Veneta Bonifiche (Uvb) passa la mano sulla mappa del Veneto e si sofferma sull’area a ridosso delle coste adriatiche:

«Qui ci sono duecentomila ettari di territorio che si trovano al di sotto del livello del mare. Fino a quattro metri. Se consideriamo le aree soggette ad allagamenti dove sono in funzione sistemi di scolo meccanico, cioè le idrovore, o meccanico-naturale arriviamo a 455mila ettari, ossia un terzo della superficie coperta dai dieci consorzi di bonifica del Veneto. Ebbene, qui troviamo settantamila ettari di superficie urbana. Bisogna capire che gli allagamenti non dipendono esclusivamente dai fiumi e dai canali, ma dal fatto che si è costruito troppo».

Il consumo del suolo in Veneto è aumentato, negli ultimi 30 anni, del 27%, ovvero 50mila ettari edificati in più, con una conseguente perdita della superficie agricola utilizzata del 5% (44mila ettari). Il che significa che in Veneto 1.724 ettari all’anno vengono cementificati.
Troppo facile dare la colpa degli allagamenti alle piogge eccezionali.

«Negli anni scorsi abbiamo costruito con una legge urbanistica secondo la quale gli interrati non facevano cubatura. Intanto i cittadini chiedevano più cubatura per la casa da costruire, chiedevano interrati, si limitavano a fognature che scaricavano direttamente nel terreno. Intanto i Comuni hanno scoli delle acque meteoriche sottodimensionati, che non puliscono mai. Quello che chiediamo non è il blocco dell’urbanizzazione, ma di quella non controllata».

«Si parla spesso che serve buon senso, ma intanto si continua a cementificare – argomenta Giuseppe Romano, presidente dell’Uvb – Bisogna frenare il consumo del suolo, ma il cambiamento vero e proprio si genera con un cambio di cultura. La sicurezza idraulica (a lato l’idrovia Venezia-Padova) deve partire dal basso, dalle aree private, urbane e dalle campagne, coinvolgendo direttamente i cittadini e gli enti locali. Tutti dobbiamo partecipare al miglioramento dell’ambiente in cui viviamo, rispettando delle semplici regole».

Per questo l’Uvb ha preparato un vademecum che riassume in sette regole le buone pratiche relative alla cura e alla manutenzione del territorio:

«È necessario che le autorità competenti mettano un freno all’urbanizzazione, per fare in modo che si costruisca nella sostenibilità e nel rispetto del territorio. A tale proposito consideriamo obbligatorio rispettare i pareri di compatibilità idraulica nelle nuove urbanizzazioni, ovvero la possibilità di “cementificare” una determinata area solo se questa preveda anche un’opera “compensativa” che possa contenere le acque e farle defluire con gli stessi tempi che aveva in origine».

Un esempio viene dalle micro-casse di espansione realizzate dai Consorzi a supporto delle reti fognarie, delle nuove lottizzazioni e delle aree commerciali.

«Altra regola riguarda la stipula di accordi e convenzioni con i comuni anche attraverso il superamento del Patto di Stabilità, al fine di recuperare risorse per realizzare interventi all’interno delle aree urbane, andando in aiuto ai Comuni le cui attività sono molto spesso bloccate per via dei fondi vincolati. Il rapporto con gli enti locali per noi è strategico, in quanto permette di collaborare con chi ha le maggiori responsabilità nel governo del territorio dal punto di vista idraulico».

Punto fondamentale è la necessità di ricreare la “invarianza idraulica” nelle aree già edificate:

«Ciò si traduce in un monitoraggio che mette in evidenza i punti di debolezza seguito dalla realizzazione, attraverso piani pluriennali, di opere a sostegno degli impianti fognari e dei reticoli di scolo nelle aree private e comunali».

Anche i semplici cittadini sono chiamati a fare la loro parte:

«Bisogna recuperare gli scoli nelle aree private, ovvero in quei micro reticoli di scolo delle acque meteoriche eliminati per incuranza, per far posto alle piste ciclabili o per recuperare spazi per i giardini… Infine prevediamo il recupero delle capacità di invaso anche nelle aree agricole, attraverso un miglioramento dei canali, delle canalette e delle scoline all’interno delle aree agricole private, e l’estensione a tutti i comuni del Veneto del Piano delle Acque». L’auspicio di Romano è che le Sette regole diventino prassi nello sviluppo della Regione: «Il passato dovrebbe averci insegnato qualcosa».

 

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