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«Modelli inattendibili», accusa l’ingegnere Vincenzo Di Tella

Un convegno in Comune rilancia dubbi e critiche alle dighe

«In caso di mare agitato la singola paratoia è dinamicamente instabile. I modelli matematici non sono in grado di analizzarne le cause, i calcoli fatti sui modelli fisici che ne garantiscono la tenuta sono inaffidabili».

Dunque il rischio Mose esiste: e in caso di eventi eccezionali in laguna potrebbe esserci un «effetto tsunami». Denuncia dura e circostanziata quella lanciata ieri a Ca’ Farsetti da Vincenzo Di Tella, ingegnere esperto di impianti marini, già progettista delle «paratoie a gravità».

«Ho studiato il progetto da cima a fondo»,

ha detto ieri in municipio, nel corso del convegno «Il Mose incontra il mare», organizzato dal comitato Ambiente Venezia,

«e ho scoperto che le conclusioni sul funzionamento del sistema hanno un presupposto errato».

Con l’opera ormai in stato avanzato di realizzazione, si riapre la battaglia sul Mose. Ieri in Comune esperti e scienziati hanno fatto il punto sui dubbi – ancora irrisolti – e le incertezze che circondano la grande opera. L’ingegnere Di Tella era stato querelato dal Consorzio Venezia Nuova proprio per avere espresso critiche di questo tipo. Ma era stato poi assolto dal giudice.

«Ho scritto una lunga lettera al Magistrato alle Acque, spiegando che ero disposto a titolo gratuito a discutere delle problematiche emerse», ricorda, «ma non mi hanno mai risposto».

Così, mentre da una parte il Consorzio celebra la conclusione dei lavori di posa dei cassoni, e attende per la metà di maggio l’arrivo delle paratoie alla bocca di porto di Lido, dall’altra la protesta riprende fiato. Ieri in municipio con Di Tella anche l’ingegnere e ricercatore del Cnr francese Paolo Pirazzoli.

«L’aumento del livello dei mari», ha spiegato, «si annuncia molto più consistente di quello previsto nello studio che ha dato il via libera al progetto Mose».

Nei prossimi cinquant’anni, insomma, il livello delle acque potrebbe aumentare fino a un metro, rendendo obsoleto il sistema di chiusure mobili che dovrebbe essere alzato e abbassato una volta ogni due giorni. Armando Danella, per vent’anni dirigente della Legge Speciale del Comune, ricorda i risultati dello studio affidato dalla giunta Cacciari alla società di ingegneria francese «Principia». Che è arrivata alla conclusione che in caso di mare agitato – con onde alte almeno due metri e mezzo – il sistema potrebbe non tenere. Si riaccende la polemica, dunque. La docente Iuav Andreina Zitelli ricorda che nel 1997 la commissione statale Via (Valutazione di Impatto ambientale) aveva bocciato il progetto dopo studi e verifiche durate anni.

«Ma la politica aveva già deciso di andare avanti comunque», ha detto tra gli applausi, «e i dubbi sono stati accantonati».

Interventi critici di Stefano Boato, Luciano Mazzolin ed esponenti dei comitati. E dei gruppi che hanno appoggiato l’iniziativa: Federazione della Sinistra, Movimento Cinquestelle, Gruppo Misto, Lista «In Comune».

«Dobbiamo mettere sul tavolo le alternative e correggere gli errori»,

dice Mazzolin. Renzo Scarpa (Misto) propone di aprire un confronto perché la città discuta degli scenari possibili. Se a Punta Sabbioni i cassoni sono posati e le paratoie sono in arrivo, prima di estendere il sistema alle altre bocche bisognerà verificare bene il funzionamento e la tenuta – oltre che i costi di manutenzione – di quelle già installate. 25 anni dopo l’inaugurazione del prototipo, la polemica sul Mose non è conclusa.

Alberto Vitucci

 

le dighe. Il cronoprogramma dei lavori

Prime paratoie montate a metà maggio. Il cronoprogramma del Mose va avanti. E dopo la posa dei cassoni a Punta Sabbioni arriveranno tra pochi giorni le paratoie costruite a Monfalcone e assemblate a Marghera. Saranno installate con le cerniere sui cassoni (nove metri sotto il livello dell’acqua) e da qual giorno cominceranno le «prove in bianco». Il primo varco della bocca di Lido (19 paratoie su 400 metri, da Punta Sabbioni all’isola artificiale del bacan) potrebbe essere funzionante tra un anno. Poi seguiranno i cassoni al varco di San Nicolò, quindi a Malamocco e a Chioggia. L’intero sistema delle dighe mobili (79) dovrebbe essere pronto dal 2016. Il progetto costerà 5 miliardi e mezzo di euro, manutenzione e gestione escluse.

(a.v.)

 

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