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Nuova Venezia – Porto Tolle, scontro sulla riconversione

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

8

mag

2013

Enel frena: «Decideremo solo quando ci saranno le autorizzazioni necessarie».

Ambientalisti contrari, il Pd è spaccato

VENEZIA – Il neo ministro Flavio Zanonato e il governatore Luca Zaia concordano: la riconversione a carbone della centrale di Porto Tolle è il primo atto per rilanciare la locomotiva Nordest. Sono bastate poche ore, però, e sul dossier messo in rampa di lancio dalla convergenza ministero dello Sviluppo economico-Regione Veneto sono tornate ad annodarsi criticità, polemiche e diffidenza che hanno, fin qui, relegato un progetto da 2,5 miliardi tra le incompiute venete. Enel frena. Al netto delle polemiche, il dato di fatto è che dopo otto anni trascorsi a inseguire inutilmente la riconversione Enel ha messo in standby il progetto. La conversione dei quattro gruppi a olio esistenti in tre gruppi a carbone non è, infatti, stata inserita nell’ultimo piano industriale della società. «Il progetto è stato congelato in attesa delle autorizzazioni necessarie. Solo a fronte di queste decideremo cosa fare» fa sapere la società guidata da Fulvio Conti. Un atteggiamento prudente, quindi, o forse qualcosa di più. Per ragioni congiunturali, in primis. Gli impianti di produzione oggi non lavorano certo a pieno regime e con la crescita delle rinnovabili i volumi delle centrali tradizionali si sono ridotti anche del 50%. Enel non ha più la fretta di un tempo. Avendo i permessi necessari domani (cosa impossibile), la prima accensione dell’impianto non potrebbe comunque arrivare prima della fine del 2018. In più va tenuto conto che la società vuole accelerare il percorso di riduzione dell’indebitamento. Nuovi investimenti, in un momento di offerta sovrabbondante, non vanno certo in questa direzione.

L’iter per il via libera. Alla luce della modifica alla legge regionale del parco naturale Delta del Po (necessaria per la previsione del carbone) apportata dalla giunta Zaia, la procedura di Valutazione di impatto ambientale (Via) è ripartita da zero. A fine di marzo Enel ha risposto alle osservazioni del ministero. Difficile che prima di settembre possa essere rilasciata la Via. Senza dimenticare che una volta raggiunto questo traguardo l’iter non è chiuso. L’anno in corso sarà decisivo: se nel 2014 non ci saranno le condizioni per aprire i primi cantieri, è facile pensare che l’investimento resterà definitivamente nel cassetto.

Nuove polemiche. La volontà di rilanciare la conversione

«è sbagliata e regressiva»

tuona Greenpeace.

«È la spia di una strategia industriale vecchia, che non modernizzerà il Paese e che, semmai, ne consoliderà la dipendenza energetica».

Sindacati e comitato dei lavoratori non hanno, invece, dubbi. «Il revamping va fatto, perché così com’è oggi la centrale è fortemente inquinante» evidenzia Emilio Viafora (Cgil Veneto). Ma sul fronte politico è battaglia.

«Ci auguriamo che il ministro Zanonato si renda conto che è impensabile che ci sia una centrale di quelle dimensioni convertita a carbone in un’area così delicata come il Delta del Po»

afferma in una nota Stella Bianchi, responsabile ambiente del Pd.

«Dopo le cose dette nei giorni scorsi sul nucleare, il ministro Zanonato ha dichiarato che la centrale a carbone di Porto Tolle va realizzata, cosa che non pensa più neanche l’Enel. Mi auguro che Zanonato aggiorni i suoi punti di vista»

dice il neo presidente della commissione Ambiente della Camera Ermete Realacci.

«Non è un’emergenza per il Veneto. Non è questo di cui hanno bisogno le nostre aziende e il nostro terziario»

rincara la dose Antonino Pipitone (Idv).

Matteo Marian

 

Otto anni all’insegna del nulla di fatto Opera da 2,5 miliardi e 700 posti di lavoro

VENEZIA. «L’impianto sarà realizzato secondo le tecnologie più avanzate, che riducono le emissioni nocive ben al di sotto delle soglie di legge più severe, più di quelle già ridotte della centrale di Civitavecchia». Il 20 marzo del 2010, all’atto della firma del protocollo d’intesa per l’avvio dei lavori di conversione della centrale (Giancarlo Galan governatore), l’ad Enel, Fulvio Conti, si dimostrava ottimista. Sono passati più di tre anni, ma il piano per la sostituzione delle attuali quattro sezioni a olio in tre a carbone, con una diminuzione della produzione da 2.640 a 1.980 megawatt, e un investimento da parte di Enel di 2,5 miliardi è ancora nella nebbia. Cinque gli anni di lavoro previsti per realizzare il progetto. L’impatto occupazionale del maxi investimento parla di 700 posti di lavoro a regime e punte massime di 3.500 lavoratori in cantiere. Al riesplodere delle polemiche, ieri è tornato a farsi sentire anche il comitato dei lavoratori. «Siamo 220 lavoratori e almeno 2.000 famiglie che aspettano il progetto Enel a carbone: queste sarebbero senza la riconversione le reali “morti premature”, non l’algoritmo di Greenpeace che non ha nessuna prova sanitaria», dice il comitato a riguardo dello studio dell’Università di Stoccarda citato dagli ambientalisti dal quale emergerebbe come il progetto di riconversione a carbone causerebbe, su base annua, danni economici fino a 240 milioni di euro e una mortalità prematura stimata in 85 casi. Anche il Wwf ha espresso netta contrarietà all’ipotesi «che contrasta con la prospettiva dello sviluppo di un’economia verde e decarbonizzata».

(m.mar.)

 

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