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Smaltimento legale. Il riavvio dell’impianto solo per trattare fanghi e acque locali non è ancora stato attuato ma Regione, Comune e Veritas assicurano: «Si farà»

Il buon esempio su come smaltire legalmente e in sicurezza acque, fanghi e rifiuti contaminati da sostanze tossiche, sia di origine civile che industriale, a Porto Marghera c’è già. Peccato, che la parte del Progetto integrato di Fusina (Pif) – che include il megadepuratore della Regione e il tubo di scarico in mare che corre per 12 chilometri sotto la laguna – riguardante la gestione della piattaforma dell’SG31 siano ancora in «stand by». Il progetto, condiviso da Comune di Venezia e Regione Veneto, prevede la «Integrazione tra le piattaforme del Pif e quella dell’SG31» per il trattamento delle acque e dei rifiuti provenienti solo da un ambito locale o al massimo regionale «con il revamping e l’ottimizzazione energetica dell’inceneritore esistente». L’SG31 ha più di 30 anni e recentemente è stato ceduto alla società controllata da Regione, Veritas e gruppo Mantovani (la Sifa) a Spm , ovvero il consorzio formato dalle società che operano al Petrolchimico con il bilancio in rosso a causa delle chiusure di impianti chimici ex Enichem, Montefibre, Ineos-Vinyls che hanno fatto mancare quote associative ed acque e fanghi da trattare e smaltire. Le grandi potenzialità e il sottoutilizzo dell’SG31 con il forno ormai spento, avevano risvegliato molti appetiti di affaristi del settore, compreso quello della Ste (Servizi tecnologici per l’ecologia), di proprietà di Stefano Gavioli, che però dopo le grandi poteste dei cittadini di Marghera e le prese di posizione dell’amministrazione comunale, ha ritirato il suo progetto (che dall’estate del 2011 era al vaglio della commissione regionale di Valutazione di impatto ambientale) per il riavvio dell’impianto di incenerimento allo scopo di bruciare grandi quantità di fanghi contaminati provenienti da chissà dove. Un accordo tra Comune e Regione mise fine ad ogni mira esterna sull’SG31, ribadendo il suo utilizzo «per soddisfare le necessità di smaltimento di acque reflue, fanghi e rifiuti prodotti solo nell’area metropolitana» escludendo quindi il suo utilizzo «per smaltire rifiuti pericolosi e/o tossici provenienti da aree territoriali diverse». Per garantire, comunque, al forno già esistente e al secondo che si dovrebbe costruire (revamping) è previsto il trattamento di 40/50 mila tonnellate annue di fanghi biologici dell’area metropolitana veneziana conferiti da Veritas, nonché l’’incenerimento, con recupero energetico, del Combustibile da rifiuti (Cdr) di Veritas, non utilizzato dalla centrale Enel. L’empasse che sta bloccando l’attuazione di questo progetto sembra dovuto a diversi fattori, a cominciare dall’uscita di scena di Piergiorgio Baita (l’ex presidente del gruppo Mantovani e grande alleato della Giunta regionale), fino alle “liti” interne al consorzio Spm, tra le società che fanno capo ad Eni e gestiscono anche gli impianti di demineralizzazione delle acque industriale (Demi) e di falda (Taf). In ogni caso il commissario della Regione, Giovanni Artico: «è in arrivo il terzo atto integrativo che aggiorna l’accordo per il Pif e l’SG31 e ne garantirà la piena attuazione in trasparenza e nel rispetto delle reciproche responsabilità». Anche Veritas assicura che il progetto sarà presto attuato in ogni sua parte. Ne è convinto anche l’assessore comunale all’Ambiente, Gianfranco Bettin, che dice:

«La gestione della piattaforma dell’SG31 sarà un esempio di legalità e rispetto della popolazione e dell’ambiente in un settore dove la criminalità e il malaffare sono sempre più presenti».

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