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Torna la paura per il transito delle grandi navi in laguna. Il sindaco Orsoni chiede l’immediata convocazione del Comitatone. Massimo Cacciari: «Misura colma»

VENEZIA.

«Il nuovo governo convochi al più presto il Comitatone per decidere sulle alternative alle grandi navi davanti a San Marco. Bisogna dire basta».

Il sindaco Giorgio Orsoni ricorda le proposte alternative del Comune – il nuovo terminal a Marghera – che ancora non sono state esaminate. E annuncia un «pressing» sul capo del governo Enrico Letta per riaccendere l’attenzione sul problema grandi navi.

Il disastro di Genova alimenta la polemica sulle grandi navi in laguna.

«Basta, la misura è colma», tuona l’ex sindaco Massimo Cacciari, «questo è davvero troppo, e dovrebbe convincere anche gli scettici che le grandi navi non possono più passare per il canale della Giudecca. Sono pronto a firmare una petizione al governo».

Potrebbe davvero succedere in laguna? Sandro Trevisanato, presidente della Vtp che gestisce il traffico passeggeri, è sicuro di no. «Da noi non potrebbe mai succedere», dice,

«a parte i fondali le navi passeggeri hanno l’obbligo dei rimorchiatori, cosa che per le navi commerciali non c’è».

Non basta per placare i comitati. Che ieri hanno scritto al nuovo governo chiedendo l’applicazione immediata dell’ordinanza Clini-Passera, che limita a 40 mila tonnellate la stazza massima delle navi ammesse in laguna. Per Venezia era arrivata la deroga, in attesa delle alternative. Ma le alternative sono ancora nel cassetto. E intanto le dimensioni delle navi aumentano, i rischi anche.

«Non vogliamo certo speculare su una disgrazia del genere»,

dice il portavoce del comitato “No Grandi Navi” Silvio Testa.

Ma occorrono provvedimenti drastici. Non vogliamo essere noi a sperimentare se le condizioni di sicurezza resistono anche a casi del genere».

L’immagine della torre dei piloti abbattuta dalla nave a Genova ha fatto il giro del mondo. Una costruzione alta 50 metri, in cemento, che si è sbriciolata dopo essere stata urtata dalla nave, nemmeno troppo enorme, 40 mila tonnellate di stazza, alla deriva per la rottura di un motore. Il paragone con il campanile di San Giorgio fa venire i brividi. Che ne sarebbe dei monumenti se dovessero essere urtati da una gigantesca nave passeggeri che di tonnellate ne ha 110 mila? «Non potrebbe succedere», ripete Trevisanato, «La nave passeggeri non arriverebbe alla riva per via del fango. E qui i rimorchiatori sono due. E poi passano a cento metri dalle rive». Le diversità sono tante. Ma l’incidente, come il naufragio della Costa Concordia, nel gennaio del 2012, riapre adesso la polemica. Cosa succederebbe anche soltanto per un incendio a bordo delle grandi navi da 4 mila passeggeri che entrano nel cuore della città antica? Riprende fiato la polemica internazionale, protesta Italia Nostra, che ricorda come il rischio sia reale. E intanto le navi continuano a passare per il bacino San Marco e il canale della Giudecca. I progetti alternativi, annunciati da due anni, sono ancora nel cassetto. In attesa di finanziamenti per gli studi che non arrivano e di decisioni politiche. L’Autorità portuale chiede di scavare un nuovo canale (il Contorta-Sant’Angelo) per far arrivare le navi in Marittima attraverso la bocca di porto di Malamocco e non più del Lido. Il Comune chiede di valutare l’ipotesi Marghera, dove le grandi navi potrebbero arrivare sempre da Malamocco, senza avvicinarsi troppo alla città. I comitati, infine, chiedono di attuare finalmente una scelta coraggiosa, cioè di estromettere le grandi navi dalla laguna. «Potrebbero ormeggiare fuori e il turismo non ne soffrirebbe, anzi». Ma i progetti non sono stati finanziati. E tutto continua come prima: le navi passano a pochi metri da San Marco.

Alberto Vitucci

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E il fronte dei contrari si rafforza
 
I danni evidenziati dai comitati: vibrazioni, fumi e “risucchio” dai canali interni

VENEZIA – Mirka Fontanella e Paolo Costantini lo hanno denunciato nel sito dei comitati:

«Abitiamo a Santa Marta, quando passano le navi si sentono tremare le case».

110 mila tonnellate d’acqua spostata in canale della Giudecca, vibrazioni sulle rive, fumi neri, radar e “risucchio” delle acque dai rii laterali, ben più dannoso delle onde dei motoscafi. Un problema, quello delle grandi navi, e una battaglia in corso tra comitati dei cittadini e “Cruise Venice”, che difende invece la crocieristica. L’incidente e i morti di Genova riaccedono le polveri.

«Proprio stamattina avevamo presentato un nuovo esposto al procuratore Gava documentando l’inquinamento delle navi»,

dice Luciano Mazzolin, del comitato Ambiente Venezia,

«adesso è ora di mandare questi mostri fuori dalla laguna».

«Chiediamo al sindaco di intervenire subito presso il governo»,

scrivono in una interrogazione i consiglieri Beppe Caccia e Camilla Seibezzi,

«per far applicare subito l’ordinanza che limita l’accesso in laguna alle navi sopra le 40 mila tonnellate».

Protestano anche i consiglieri della sinistra (Sebastiano Bonzio) e del Movimento Cinquestelle.

«È ora di riaprire la campagna internazionale contro le grandi navi in laguna»,

dice Paolo Lanapoppi. E annuncia che Italia Nostra ha in programma nuove iniziative a livello europeo. Tommaso Cacciari, del comitato Morion-Laguna Bene Comune, ricorda che l’8 e il 9 giugno ci saranno a Venezia le due giornate contro le grandi navi in laguna.

«Esprimiamo dolore e rabbia per questa tragedia annunciata», dice, «dimostrazione che l’errore o il guasto meccanico possono sempre succedere. Eppure la Jolly nero è più corta di cento metri delle nostre navi passeggeri, le condizioni meteo erano perfette e il bacino di evoluzione a Genova è molto più grande».

L’incidente ripropone anche la questione della sicurezza per la navigazione portuale. I mercantili che oggi hanno l’obbligo del pilota ma non del rimorchiatore potrebbero essere sottoposti a misure di sicurezza più stringenti per prevenire incidenti. Così l’entrata in porto in condizioni di maltempo o di acqua alta – attraverso la nuova conca di Malamocco – potrebbe presentare dei problemi.(a.v.)

 

Brusca virata Costa Fascinosa si inclina

Brusca virata per evitare un incidente in mare. Venerdì sera per la nave Costa Fascinosa, fra l’altro costruita a Marghera, una manovra con brivido. «Alle 21,30 – spiega la compagnia – la Costa Fascinosa in navigazione alla volta di Dubrovnik ha dovuto effettuare una brusca virata a dritta per evitare una imbarcazione a vela, che aveva inaspettatamente cambiato direzione». La virata – prosegue Costa Crociere – ha fatto inclinare di alcuni gradi la nave ma, dice la Costa, «non ha provocato danni a persone o cose». La nave ha quindi ripreso la sua rotta verso Dubrovnik.

 

«La soluzione vera? È il porto off-shore»

Il capitano Falconi: «Ma da noi è diverso, le portacontainer non manovrano in bacino San Marco»

VENEZIA «La tragedia di Genova, in quelle modalità, non è ripetibile a Venezia. Senza escludere le fatalità, mi sento di poter rassicurare i cittadini». Il capitano Ferruccio Falconi analizza la tragedia avvenuta l’altra notte nel porto ligure in virtù dell’esperienza maturata in tanti anni di navigazione con 32 mila pilotaggi alle spalle e il ruolo di capo dei piloti veneziani esercitato per lungo tempo. «In primo luogo voglio esprimere la mia massima costernazione per l’accaduto, abbracciando le famiglie delle sette vittime», aggiunge Falconi. «Sono sorpreso dalle modalità di questa tragedia. Solo la lettura delle registrazioni di bordo e delle comunicazioni tra comandante e pilota potranno forse chiarire bene l’accaduto, perché le variabili sono innumerevoli: da un ordine impartito o compreso in maniera sbagliata a un problema sorto con un rimorchiatore. Personalmente, mi verrebbe da pensare a un problema all’apparato motore, che non ha risposto ai comandi in maniera adeguata quando è servito, spingendo la poppa della nave contro la torre in banchina». Falconi spiega poi che la torre di Genova, alta 50 metri e in cemento, «si trova proprio a picco al Molo Giano ed è stata la seconda in Italia dopo quella che abbiamo costruito agli Alberoni. La differenza è che la nostra è protetta da scogli e alcune decine di metri di isola, mentre quella di Genova è proprio affacciata sull’acqua, quindi più soggetta a un incidente come questo in caso di manovra errata o altri problemi». Venezia però non correrebbe alcun rischio. «Intanto va detto che portacontainer come la Jolly Nero non passano per il Bacino San Marco, ma solamente per la bocca di porto di Malamocco, dirigendosi poi a Marghera. Quindi la questione non sussiste, così come per le petroliere e le portarinfuse. Inoltre, le navi da crociera hanno un notevole vantaggio sulle altre, la disponibilità di molte più eliche di manovra a prora e a poppa, cosa che permette una maneggevolezza decisamente superiore in ormeggio. Ogni elica ha poi un proprio gruppo elettrogeno di alimentazione, e tutti non possono rompersi contemporaneamente. Comunque le navi passeggeri non manovrano in Bacino ma in maniera molto limitata in Marittima. Resto tuttavia dell’idea che per Venezia la soluzione migliore rimane quella del porto off-shore. Una soluzione che risolverebbe tantissimi problemi», sostiene ancora il capitano. «Basti pensare all’inquinamento. Le banchine veneziane non sono dotate di gruppi elettrogeni, cosa che ogni giorno costringe le navi da crociera a restare ormeggiate con i motori accesi e a consumare qualcosa come 40-50 tonnellate di nafta ogni ventiquattro ore, con gli inevitabili problemi di fumi, rumori e vibrazioni. Basterebbe prendere spunto da porti tecnologicamente avanzati come quello di Imperia».

Simone Bianchi

 

 

Grandi navi. Costa: «Pronti a non passare più davanti San Marco»

Il presidente del Porto fa “indietro tutta” dopo l’incidente di Genova e i timori a Venezia. «Presentato già un progetto». Ma servono 40 milioni di euro

VENEZIA. Dopo la tragedia di Genova e la prova provata del pericolo anche il presidente del Porto, Paolo Costa, fa indietro tutta. «Siamo pronti fin dall’anno scorso a togliere le navi da San Marco». Costa lo ha detto intervenendo alla trasmissione ”Tutta la città ne parla” di Rai Radio Tre dedicata all’incidente di Genova e alla sicurezza nei porti.

«Abbiamo immaginato di poter far entrare le navi da crociera dalla porta di servizio ovviando al passaggio davanti a San Marco – ha detto – Un diverso percorso che già dall’anno scorso abbiamo proposto al Governo e che attende di essere finanziato con 30-40milioni di euro, di questi tempi difficili da trovare, ma non impossibili».

«Continuo a ritenere la navigazione a Venezia assolutamente sicura – ha aggiunto -. In primis per un fatto fisico, Venezia difende se stessa perché le navi passano davanti a San Marco ad almeno 80 metri dalla riva e lungo un canale che non possono lasciare; al massimo le navi possono incagliarsi sulla sabbia e la melma dei fondali lagunari».

«Poi perché la sicurezza è garantita dalla presenza di due rimorchiatori e due piloti – ha sottolineato – che assistono contemporaneamente il comandante della nave. Ma se ciononostante resta ancora qualche preoccupazione per la città, ebbene, noi siamo pronti. Se non basta la distinzione odierna tra navi mercantili e navi passeggeri, le prime a Venezia hanno un loro canale di accesso dedicato che le porta da Malamocco a Marghera, le seconde possono anch’esse essere messe in condizione di arrivare in Marittima senza dover passare davanti San Marco».

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