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«Mi ha garantito che convocherà presto un Comitatone e metterà la città in condizione di decidere»

Il presidente del porto Costa: «Pronti a lasciare San Marco». E rilancia il nuovo canale da 40 milioni

Grandi navi a Marghera. Il sindaco Giorgio Orsoni lo aveva proposto un anno fa, dopo l’incidente della Costa Concordia. Adesso, dopo i morti di Genova, la proposta viene rilanciata. E ieri è stata presentata a Roma al nuovo ministro delle Infrastrutture del governo Letta, Maurizio Lupi. Che ha annunciato la prossima convocazione del Comitatone.

«Il ministro mi ha garantito che la città sarà coinvolta nelle decisioni che la riguardano», dice Orsoni, «e sarà avviato subito un tavolo tecnico per trovare la soluzione migliore. Il problema non può più essere rinviato. E la soluzione più rapida è quella di far entrare le navi di grandi dimensioni da Malamocco e farle fermare a Marghera».

Tesi che non è condivisa dall’Autorità portuale. Il presidente Paolo Costa ha ribadito ieri mattina ai microfoni di Radio Rai che la soluzione è quella di scavare il nuovo canale Contorta Sant’Angelo per far arrivare tutte le navi in Marittima entrando da Malamocco. «Noi siamo pronti da un anno ad andar via da San Marco», dice, «abbiamo proposto al governo il nostro progetto». Ma la nuova grande opera costerebbe 40 milioni di euro, e incontra l’opposizione degli esperti e degli ambientalisti perché aumenterebbe l’erosione in laguna. Quanto ai rischi, Costa ribadisce: «La navigazione in laguna è sicura, perché le navi passano a 80 metri dalla riva su canali naturali, con due rimorchiatori e due piloti. In ogni caso si arenerebbero senza toccare la riva». Stessa tesi già espressa ieri da Sandro Trevisanato, preidente della Venezia terminal passeggeri.

Ma i comitati non ci stanno. Hanno presentato alla Procura un nuovo esposto che riguarda anche i rischi ambientali del passaggio delle grandi navi in mezzo alla laguna – fumi ed elettrosmog – e inviato un corposo dossier con le 12.500 firme raccolte al nuovo presidente della commissione Ambiente della Camera Ermete Realacci.

«Hanno ragione», ha risposto Realacci, «occorre interdire da subito la navigazione alle grandi navi in bacino San Marco e nel canale della Giudecca. L’appello rivolto al governo sarà raccolto».

L’anno scorso, all’epoca del disastro del Giglio, il governo Monti aveva emesso un decreto, vietando la navigazione a ridosso delle «aree sensibili» delle navi superiori alle 40 tonnellate di stazza. Valido da allora per tutta Italia ma non per la laguna e San Marco.

«A Venezia la legalità e la democrazia sono sospese», accusa l’assessore all’Ambiente Gianfranco Bettin, qui il decreto non viene applicato e il Comune non ha poteri di intervenire sulle sue acque. Una vergogna».

Domani in Marittima saranno sette le grandi navi ormeggiate, tutte della classe superiore con 300 metri di lunghezza, 110 mila tonnellate di stazza (il triplo del mercantile che ha abbattuto la torre di piloti a Genova), altezza superiore a quella del campanile di San Giorgio. Polemica che si riapre sempre all’indomani delle tragedie. Per ora tutto va avanti come prima.

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