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Concordano nell’attribuire ogni responsabilità decisionale a Baita, che non collabora con i magistrati e resta in carcere

VENEZIA – Hanno ammesso (almeno in parte) le proprie responsabilità nell’aver partecipato al giro di false fatture milionarie contestato dalla Procura e – davanti al pm Stefano Ancillotto – hanno anche messo a verbale che a decidere tutto era Piergiorgio Baita, ex presidente del colosso edile Mantovani. Così quest’ultimo resta in carcere a Belluno, dov’è detenuto dal 28 febbraio senza aver mai parlato con i magistrati, mentre ieri sono tornati liberi William Colombelli (che della sua Bmc a San Marino aveva fatto la principale cartiera di false fatture), Claudia Minutillo (che partecipava al sistema con la sua Adria Investiment), Nicolò Buson (direttore amministrativo della Mantovani), da settimane agli arresti domiciliari. I coimputati principali di quest’inchiesta che sta figliando altre indagini – con rogatorie anche in Canada e Svizzera, alla ricerca di “cartiere-fabbrica fatture” per possibili fondi all’estero, oltre a quelle che la Procura ha scoperto in Italia – ieri sono tornati liberi dopo che il giudice per le indagini preliminari Gabriele Scaramuzza, ricevuto il via libera dei pm Ancillotto e Buccini, ha revocato le misure cautelari . E ora, per loro, si prospetta una rapida uscita di scena: gli avvocati difensori stanno contrattando con l’accusa una pena patteggiata, che sarà inferiore ai due anni, godendo così del beneficio della “sospensione” che chiude ogni pendenza. Per loro, l’accusa è di aver violato le norme sul fisco. Il cerino in manoresta a Baita, accusato dalla Procura di essere il capo indiscusso e promotore dell’associazione e di aver messo a punto meccanismi di false fatturazioni o fatture maggiorate, come quelle che i finanzieri stanno verificando per i 20 milioni di euro spesi in pietre per il Mose, acquistati nella vicina Croazia, ma fatturati ad un lontano intermediario in Canada. E contro il quale puntano il dito anche i coindagati. «Chi teneva e girava le fila del sistema, creando le opportunità per emettere fatture derivanti da Mantovani era Baita», commenta l’avvocato Augenti, legale di Claudia Minutillo, ex segretaria di Giancarlo Galan divenuta manager.

«Buson prendeva ordini da Baita che faceva il bello e cattivo tempo e dirigeva tutto: era il suo superiore»,

commenta l’avvocata Flavia Fois, legale dell’ex direttore amministrativo di Mantovani,

«sono soddisfatta che Bruson sia tornato libero e possa riprendere in mano la sua vita, con un possibile patteggiamento che riconosce il suo ruolo marginale in questa vicenda».

Anche Colombelli – difeso da Renzo Fogliata – patteggerà, anche se aveva accarezzato l’idea (rischiosa) di contrastare a giudizio l’accusa di evasione, perché cittadino sanmarinese ai tempi dei fatti contestati e la sua società aveva sede lì. Ora si cerca l’intesa tra accusa e difesa – di massima già raggiunta – che dovrà però essere accettata dal gup. Intanto l’inchiesta prosegue su più fronti: la verifica delle migliaia di fatture sequestrate nella sede della Mantovani – al vaglio dei finanzieri del Nucleo di Polizia tributaria – apre nuovi filoni d’indagine. Dai fondi al giornale online «Il Punto» – secondo la Procura riconducibile a uomini dei servizi segreti – a quelli spesi per procurarsi informazioni sulle indagini in corso e gli stessi magistrati, alle fatture maggiorate pagate all’estero. I legali di Baita – gli avvocati Longo e Rubini – hanno fatto ricorso in Cassazione, per chiedere la revoca della carcerazione.

Roberta De Rossi

 

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