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PROTEZIONE CIVILE – Superlavoro no-stop per i tanti volontari

IL GIORNO DOPO – Sacchi di sabbia davanti a una rampa di un garage in un condominio a Rio San Martino

SCORZÈ – C’è chi è tornato a casa di notte per dormire solo un paio d’ore e chi addirittura ieri pomeriggio raccontava di essere sveglio dalle sette del mattino prima. Alcuni hanno passato la giornata di giovedì preparando e distribuendo sacchi di sabbia (in tutto ne sono stati consegnati circa ottomila), altri hanno lavorato giorno e notte con le pompe e tutti gli altri strumenti a disposizione per contrastare l’innalzamento del livello dell’acqua. C’è pure chi si è preoccupato di portare del cibo alle famiglie barricate in casa in via San Benedetto. Nessuna lamentale e solo tanto lavoro per i volontari della Protezione Civile di Scorzè, affiancati a quelli di altre sezioni del Miranese. Solo nella giornata di giovedì alla sede di via Guido Rossa sono arrivate oltre 150 telefonate di cittadini allarmati in cerca d’aiuto, ma oltre una quarantina di scorzetani ha risposto all’appello lanciato su Facebook, rimboccandosi le maniche e correndo al magazzino comunale per rendersi utili in ogni modo. Alcuni sono rimasti in sede a preparare sacchi di sabbia, altri si sono infilati gli stivali e hanno raggiunto le zone più critiche per dare manforte ai residenti, soprattutto agli anziani. Juri Tosatto (foto in alto) ha 23 anni, di professione fa il muratore ma da quattro anni è un volontario della Protezione Civile di Scorzè. E quando l’emergenza ha chiamato, lui non ha potuto che rispondere «presente». Ha lavorato praticamente 24 ore ininterrotte, da mezzogiorno di giovedì, prima portando sacchi a Gardigiano e Peseggia e poi con vari mezzi nell’area che gravita attorno alla fabbrica San Benedetto. «Abbiamo lavorato sodo, ma d’altronde non si poteva fare altrimenti – racconta Juri dopo la faticata -. Non ho mai visto una cosa del genere, l’acqua continuava a salire». Durante la notte hanno lavorato sette volontari in strada più uno rimasto a presidiare la centrale operativa per monitorare la situazione con i Vigili del Fuoco e coordinare le varie azioni. Presente costantemente pure l’assessore alla Protezione Civile, Francesco Tranossi: «Assicuro che non si poteva fare nulla di più, questo ci è stato detto pure dai Pompieri. Alcune zone sono state più allagate di altre, ma l’acqua era veramente troppa» spiega. Emergenza finita? Nemmeno per sogno. «Le cose da fare e da sistemare sono ancora moltissime – raccontavano ieri pomeriggio i volontari – noi non ci tiriamo indietro, continueremo a renderci utili». (G.Pip.)

Una notte di paura: la piena non fa danni

La rete idraulica tra Scorzè e Martellago è andata in crisi e si temeva la tracimazione del Dese.

La pausa delle piogge e gli interventi del Consorzio evitano il peggio, ma resta la preoccupazione.

Allagamenti consistenti a Noale e in parte a Salzano

«E’ stato evitato il peggio»

L’ondata di piena è passata, e con essa pure la paura. Restano i danni, molti e ben diffusi, ma tra gli esperti la sensazione comune è che sia stato comunque evitato il peggio. Giovedì notte nel Miranese l’allerta era altissima: l’alluvione del pomeriggio ha messo in crisi la rete idraulica e tra Scorzè e Martellago erano molti a temere la tracimazione del Dese. L’ondata passata tra l’una e le due di notte ha invece calmato le acque consentendo di tirare un grosso sospiro di sollievo in tutta l’area nord del Miranese. I fiumi principali hanno raggiunto livelli di guardia molto elevati ma alla fine, grazie al cessare della pioggia in serata, hanno tenuto botta. La situazione più critica si è vissuta a Scorzè, dove in serata è tracimato il Rio S. Ambrogio nell’area della San Benedetto. Gli allagamenti hanno colpito sia il centro che un po’ tutte le frazioni. I disagi sono stati tanti ma avrebbero potuto essere addirittura di più: per evitare il peggio i tecnici del consorzio di bonifica «Acque Risorgive» sono dovuti intervenire con un escavatore per rompere un tratto di argine e far rientrare l’acqua attraverso una manovra idraulica. Preoccupazione fino a tarda sera pure a Martellago, dove attorno alla mezzanotte è stato necessario alzare gli argini del Dese nella zona a nord del mulino Vidali e del mulino dell’Orsa, un punto critico dove presto il Consorzio interverrà realizzando alcuni bypass. L’impianto idrovoro a Noale andava a pieno regime ma non ha potuto evitare allagamenti e disagi anche nella Città dei Tempesta: le zone più colpite sono state quelle di via via Boscarone, via Ronchi e via Ongari. Allagamenti presenti ma comunque più limitati invece a Salzano, soprattutto nella zona di Robegano. Infine, abbastanza tranquilla la situazione nel resto del Miranese (il Muson ieri mattina presentava livelli molto elevati ma è stato sempre tenuto sotto controllo) e nella Riviera del Brenta. «Nonostante i numerosi disagi provocati da allagamenti in parecchie strade e campagne, possiamo dire di aver evitato il peggio – commenta il direttore del consorzio “Acque Risorgive”, Carlo Bendoricchio -. I principali corsi d’acqua hanno tenuto grazie anche ad alcuni interventi realizzati in questi anni che ci hanno permesso di invasare una grande quantità di acqua altrimenti destinata a finire sulle aree abitate». Importante è stato anche il preventivo abbassamento dei livelli dei canali effettuato mercoledì. «Bisogna dire basta all’urbanizzazione non governata, rispettare i pareri di compatibilità idraulica sulle nuove urbanizzazioni, provvedere alla pulizia dei fossi nelle campagne e recuperare gli scoli nelle aree urbane» ammonisce il presidente dell’Unione Veneta Bonifiche, Giuseppe Romano. Intanto è cominciata la conta dei danni pure nei terreni agricoli, ma l’allerta non è terminata del tutto. Per i prossimi giorni sono previste nuove piogge: la speranza di tecnici e residenti è che non si ripeta un’altra «bomba d’acqua», che trovando i canali già belli pieni provocherebbe danni ancor più pesanti.

VIAGGIO TRA I DISAGI – «Noi, barricati nelle case senza corrente elettrica e con gli scantinati allagati»

SCORZE – Barricati in casa, senza corrente, con gli scantinati allagati e l’acqua che esce pure dalle prese elettriche. «Mai visto una cosa così, non sappiamo come difenderci» racconta Claudio Bortolato, residente in una delle zone più critiche di Scorzé: via San Benedetto, a pochi passi dalla celebre fabbrica. L’acqua sulla strada ha superato i trenta centimetri di altezza arrivando in breve tempo dentro le proprietà private. E per i residenti c’era ben poco da fare: «L’acqua penetrava ovunque, nel nostro garage il livello è stato addirittura più alto dell’alluvione del 2006, che già ci ricordavamo molto bene per i danni che aveva provocato» prosegue Bortolato. In mattinata hanno fatto visita alle abitazioni di via San Benedetto sia i tecnici che il sindaco Mestriner per valutare lo stato di criticità, probabilmente il più elevato di tutto il territorio comunale. «I ragazzi sono dovuti stare a casa da scuola, noi dal lavoro. Uscire è davvero impensabile» prosegue Bortolato, che vive assieme ai genitori in una bifamiliare. «E per fortuna l’acqua non era arrivata pure in tutta la loro casa – racconta -. Andiamo li per mangiare, per fare la doccia, per fare le lavatrici. Da noi non si può stare, abbiamo pure danneggiato alcuni apparecchi elettronici. Speriamo non piova pure nei prossimi giorni». Ieri via San Benedetto è rimasta ancora bloccata, con le auto era impossibile passare e le campagne circostanti erano tremendamente allagate. Decine di garage e scantinati si sono allagati pure a Peseggia e in centro a Rio San Martino, soprattutto nelle vie Gallese e Sant’Ambrogio. Proprio li un professore ha dovuto buttare un malloppo di libri e altri oggetti che teneva in garage: «L’acqua è arrivata a trenta centimetri, io lavoro a Badoere e sono tornata in tempo per togliere alcune cose dal garage – spiega la moglie Claudia -, e poi ci siamo messi in strada a fermare le macchine che passavano, perché ogni ondata ci danneggiava ulteriormente». Con lei c’era il vicino di casa, il quarantenne Gianmarco: «Ho fatto tempo a spostare vari oggetti sugli scaffali più in alto, ma qui non c’era nessun sacco. I condomini hanno dovuto andare a comprarseli». Nello stesso quartiere il mezzo-anfibio dei Vigili del Fuoco è intervenuto per portare i bambini fuori dalla scuola elementare «Ippolito Nievo»: «All’ora di pranzo nessuno poteva uscire e i genitori hanno iniziato a chiamare preoccupati – racconta una bidella -. La mensa ovviamente era destinata solo a quelli che si sarebbero fermati al pomeriggio ma abbiamo cercato di arrangiarci tenendo dentro tutti. E poi alcuni genitori si sono comunque mossi per prendere i figli, chi con un camioncino, chi con un trattoreà». Ieri mattina sia a Scorzé che nelle frazioni la gente è uscita di casa in silenzio, guardandosi attorno desolata. In via Onari abita una cinquantenne, Cristina, alle prese con un seminterrato interamente allagato: «Abbiamo cucina e taverna, non riuscivamo nemmeno ad entrarci. Oggetti ed elettrodomestici, sarà tutto o quasi da buttare» racconta la donna. Intanto, con aria sconsolata, riempie scatoloni e continua a passare stracci per terra.

(g.pip.)

 

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