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Decine di volontari e operai al lavoro negli scantinati, nei negozi e sulle strade allagate

Rinforzati gli argini del Dese a Martellago, disagi e campi allagati anche a Noale

SCORZÈ – Giornata difficile anche quella di ieri, nel Miranese. Da un lato chi doveva liberare scantinati, garage e taverne dall’acqua; dall’altro chi scrutava il cielo preoccupato che potesse riprendere a piovere. Uomini della Protezione civile, vigili del fuoco, volontari, operai e amministratori hanno lavorato ovunque per risolvere le emergenze. Ore di preoccupazione anche a Mirano, dove il Muson ha sfiorato i limiti nella centralissima piazza Barche.

Scorzè. I centri dei paesi sono andati sotto giovedì pomeriggio, così come diverse vie limitrofe. Le situazioni più a rischio, pure ieri, erano via San Benedetto a Scorzè ma anche via Ronchi, via Baden Powell, via Fermi e la zona dell’hotel Mulino, sulla Moglianese. Problemi in molte aree verdi. In via San Benedetto, quattro famiglie non riuscivano neppure a uscire di casa per l’acqua, mentre in via Onaro a Rio San Martino, dopo il fiume naturale dell’altro ieri al posto dell’asfalto, qualcuno ha da ridire per com’è stata gestita l’emergenza. «La strada non è stata subito chiusa» racconta una donna «e nella taverna continuava a entrare acqua a ondate. Ho perso lavatrice, lavastoviglie, la cucina. Siamo qui dal 1967 e ogni volta è sempre così. Giovedì abbiamo lavorato fino a tarda ora per ripulire tutto ma dentro è un disastro. Abbiamo dovuto acquistare i sacchi: nessuno li ha portati». Francesca Pesce si è trovata il garage sotterraneo allagato. E con lei tutti gli altri condomini. «Ho dovuto gettare dei libri» rivela «e c’erano acqua e fango. Ho perso una giornata di lavoro per sistemare tutto e per fortuna sono riuscita a salvare qualcosa. Ma gli interventi sono arrivati tardi». Sott’acqua anche il negozio di biciclette, per fortuna con pochi danni, di Mirko Bernardi, mentre all’elementare Ippolito Nievo, i vigili del fuoco hanno dovuto fare la spola con la piazza per permettere ai genitori di riuscire a portare a casa i loro figli: all’interno c’erano 130 bambini. «La scuola non era allagata» racconta un’operatrice «ma via Onaro e via Sant’Ambrogio erano una piscina: impossibile uscire con le auto. Qualche papà e mamma sono arrivati con gli stivali, gli altri hanno potuto contare sull’aiuto dei pompieri». Ma l’assessore alla Protezione civile di Scorzè Francesco Tranossi, racconta come sono andate le cose a Rio San Martino. «In certi punti come via Gallese» replica «non si riusciva neppure a entrare. Ovunque c’era acqua e abbiamo fatto il possibile per tamponare tutte le emergenze, dando la priorità a chi aveva la casa allagata. Da parte nostra eravamo pronti, ci avevano segnalato l’allarme ma nessuno si aspettava un evento simile».

Noale. Protezione civile e vigili del fuoco al lavoro fino a tardi anche in questo caso. Problemi ci sono stati in via Ongari, dov’è stata installata un’idrovora mobile, ma anche in via Fosse, con i residenti che lamentano diversa acqua alta. E poi criticità in via Boscarone, via Ronchi e via Cerva. «In via Valsugana» racconta l’assessore alla Manutenzione Andrea Muffato «si è inondata la campagna, mentre sono stati tolti due alberi sotto il ponte della pista ciclabile a Moniego. Tecnici del consorzio Acque Risorgive sono subito arrivati». Martellago. Anche qui si è intervenuti durante la notte per alzare gli argini del fiume Dese vicino a mulino Vidali e a quello dell’Orsa. Qui Acque Risorgive fa sapere che in questo punto critico saranno fatti dei by-pass.

Alessandro Ragazzo

«Sveglio 36 ore per dare un aiuto»

Claudio Pesce, 20 anni, volontario della Protezione civile alla prima esperienza

SCORZÈ – Trentasei ore consecutive sveglio, una notte passata a stare vicino alle famiglie di Scorzè, specie di via San Benedetto, dove quattro nuclei sono dovute rimanere in casa senza possibilità d’uscita. Claudio Pesce, 20 anni di Scorzè, è nella Protezione civile da settembre e una situazione simile non l’aveva mai vissuta. Anzi, una situazione simile non l’aveva neppure immaginata. «Un’esperienza incredibile» racconta il giovane parlando del maltempo «e mi sono dedicato soprattutto al centro di Scorzè, a via San Benedetto. Dopo il peggio di giovedì, ci sono ancora delle criticità ma l’acqua sta calando. Durante la notte, i residenti non riuscivano a dormire, si continuava ad andare sotto nei giardini e poi nelle case, anche un metro nelle cucine». Pesce racconta quegli attimi vissuti accanto a chi si vedeva andare in ammollo ogni minuto sempre più: colpa del Dese e del Rio, che hanno creato non pochi disagi agli abitanti della zona. «Qualcuno ha iniziato ad arrabbiarsi e si è sfogato per quanto stava accadendo» fa sapere «e in quei momenti cerchi di capire, li ascolti e fai il tuo lavoro. Abbiamo cercato di contenere l’acqua per evitare che la situazione peggiorasse. Non ho mai visto e vissuto un fatto simili e pure i residenti. Anzi, chi abita lì da molti anni, mi faceva notare come il problema possa essere sorto dalla deviazione dei canali». Dalla Protezione civile di Scorzè fanno sapere che tra giovedì e ieri sono stati distribuiti 8 mila sacchi di sabbia, mentre l’invito su Facebook di “arruolare” altre persone che potessero essere da supporto, ha consentito di avere un’altra quarantina volontari. Le chiamate sono state almeno 150 dalle 13 di giovedì fino alla mattina di ieri, quando la situazione restava sì critica ma non più allarmante. E poi la pioggia: in quattro ore più millimetri di un normale mese piovoso. Durante la notte tra giovedì e venerdì sono state sette i volontari operativi, di cui uno sempre nella centrale operativa a fare da collante e a monitorare quanto stava accedendo. «Ho saltato il lavoro» continua Claudio Pesce «e sono sempre rimasto qui per aiutare chi era in difficoltà. Sono in servizio solo da pochi mesi ma un’esperienza del genere non l’avevo mai affrontata prima d’ora. Ora vorrei riuscire a mangiare qualcosa e poi riposarmi un po’».

(a.rag.)

 

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