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Nuova Venezia – Cemento zero, entro l’estate la legge

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

20

mag

2013

 

Dopo i danni del maltempo Coldiretti insiste: «La Regione si muova». Zaia: «Modello svizzero, presto la proposta Zorzato»

VENEZIA. «Il governatore Luca Zaia lo ha promesso: adesso ci aspettiamo gli atti concreti, senza indugio». Giorgio Piazza è presidente della Coldiretti regionali e, appena pochi giorni fa, ha incontrato il governatore del Veneto, che ha rilanciato la sua idea del «saldo zero»: «Vuoi costruire? Devi comprare una cubatura esistente»

Adesso Coldiretti, da tempo impegnata sui temi del consumo del suolo, rilancia e «incastra» il governatore a stringere i tempi sull’idea, ampiamente rilanciata, dello stop al consumo del territorio.

Il governatore del Veneto risponde così: «Sono uno dei fautori della tesi del saldo zero e del modello svizzero, dove le case valgono perché non se ne possono costruire di nuove. Per questo dico: la giunta regionale condivide questa filosofia e il vicepresidente Marino Zorzato vi sta lavorando, con il supporto legislativo dello studio Barel, per declinare in norma il testo di un disegno di legge di iniziativa della giunta». I tempi? «Gli aspetti da considerare – sottolinea Zaia – sono molti e non semplici, a partire dalla salvaguardia dei diritti acquisiti. Ma credo che entro l’estate si possa arrivare al giro di boa, con una proposta di legge concreta e che il consiglio possa discutere serenamente».

Sul tema della difesa del suolo, Coldiretti e il presidente della giunta regionale ritrovano dunque una sintonia che pareva lontana.

«Bisogna cambiare l’approccio – sottolinea Giorgio Piazza – raccogliere la sfida del ritorno alla campagna. Sarò felicemente impressionato quando vedrò finalmente una zona industriale tornare a un utilizzo agricolo del territorio. Abbiamo costruito troppo e spesso nemmeno bene. Ma il suolo finisce, non è un bene rinnovabile: quando cambi la destinazione d’uso di una campagna quella è persa per sempre. La filosofia del saldo zero è quella giusta, Zaia mostri di passare dalle promesse ai fatti concreti».

Il governatore, insomma, sembra raccogliere la sfida che anche l’assessore all’agricoltura, Franco Manzato aveva lanciato per una moratoria di cinque anni sulle nuove costruzioni. «Negli interventi sulla difesa del suolo stiamo recuperando un ritardo di almeno ottant’anni – conclude Luca Zaia –. Da questa legislatura abbiamo messo 50 milioni l’anno per opere idrauliche. I poteri del commissario non sono tuttavia assoluti. Ma l’autentica sfida da raccogliere è proprio quella del consumo del suolo, cui abbiamo contribuito tutti: dal sindaco sottoposto alle pressioni del territorio al cittadino che ha voluto farsi il capannone vicino a casa. Per molti anni è stata anche la fortuna del modello veneto: adesso però bisogna cambiare e far nascere, da un nuovo modello, nuove opportunità di sviluppo».

Daniele Ferrazza

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Il climatologo: «La sicurezza non esiste»

PADOVA «Sono in arrivo ancora rovesci e temporali ma più sparsi, meno estesi e meno violenti. Non ci saranno piene, tuttavia per il prossimo fine settimana un vento freddo da nord potrà rinvigorire l’instabilità, senza fasi piovose pericolose» avverte il climatologo Daniele Cat Berro, ricercatore presso la Società meteorologica italiana e redattore di Nimbus, la rivista diretta da Luca Mercalli. Nessun collegamento tra rischio alluvione e cambiamenti climatici: «Le Prealpi venete sono tra le zone più piovose d’Italia. La maggior piovosità di questi giorni si spiega con un’ondata di venti umidi sud-ovest, cui si è aggiunta una perturbazione intensa». Le popolazioni delle zone a rischio possono tirare un sospiro di sollievo? «Il concetto di sicurezza in questo ambito non può esistere, anzi direi che è perfino sbagliato comunicarlo.

Piuttosto» insiste Daniele Cat Berro, «occorre non costruire più in determinate aree. Negli ultimi decenni ciò che si registra di nuovo è l’aumentata urbanizzazione. Ecco perché, a parità di dimensioni, un’alluvione oggi fa molti più danni rispetto a 50 anni fa quando non trovava tanto cemento. È cresciuta la vulnerabilità del territorio».

Resta da dire che scarse sono le risorse per la sua manutenzione.

«È una porzione del problema, certo» conferma il climatologo, «Tutto quel reticolo di canali indispensabili per drenare via l’acqua sono andati quasi completamente perduti. Sui grandi fiumi, invece, ci sono un po’ di luoghi comuni: la pulizia con il prelevamento della ghiaia altera il profilo dei letti fluviali e scatena un problema di erosioni».

Cristina Genesin

 

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