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Nuova Venezia – “Si’ allo scambio di cubature”

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

21

mag

2013

Zorzato

Tavolo tecnico per la definizione delle «varianti di ritorno» e dello stop al consumo di suolo.

Spunta un nuovo Piano casa

VENEZIA – Lo stop al consumo del suolo nel Veneto sta per prendere la forma di un disegno di legge di iniziativa della giunta regionale. Che avrà la firma del governatore Luca Zaia, che ci tiene particolarmente, e del vicepresidente Marino Zorzato, che ha il compito di tradurre in norme giuridiche ciò che larga parte dei veneti sta chiedendo a gran voce anche dopo i recenti disastri ambientali seguiti alle piogge degli ultimi giorni. Tempi previsti: l’estate. «L’impresa è tutt’altro che semplice – ammette Marino Zorzato -, ma va detto che finora tutte le norme decise in questa legislatura vanno già in questa direzione: dalla legge urbanistica 11 del 2004 al piano casa, dalla legge sul commercio al Prtc che è la madre di questa normativa. Anche il nuovo piano casa, che presto approderà in consiglio, va in questa direzione». Si tratta, quest’ultimo, di una norma che «consoliderà» i benefici previsti dal piano casa del 2011, con possibilità di aumenti di cubatura nel caso di rinnovo completo del patrimonio edilizio. Sul tema del consumo del suolo Zorzato ha avviato, nei mesi scorsi, un tavolo di lavoro tecnico composto dai rappresentanti dell’urbanistica regionale, dai rappresentanti dei costruttori e dei professionisti, dall’avvocato Bruno Barel. Le ipotesi sul tavolo sono molteplici: si va da una semplificazione molto spinta alle procedure autorizzative a un progetto di rilancio delle periferie urbane, dalla possibilità di dichiarare di pubblico interesse alcuni quartieri per agevolarne il rinnovo edilizio alle cosiddette varianti di ritorno. Si tratta, in questo caso, della possibilità di «comprare» le cubature autorizzate e mai realizzate e di spostarle in luoghi diversi, creando praticamente una «borsa dei metri cubi» a disposizione dell’amministrazione comunale. «Il lavoro sin qui compiuto dalla Regione è importante – aggiunge Marino Zorzato – la legge sullo stop al consumo del suolo sarebbe una ciliegina sulla torta. Non mi sottraggo alle difficoltà di ordine legislativo, anche perché al di là dei molti slogan non c’è nessuna regione in Italia oggi che ha legiferato in tal senso». Marino Zorzato sta lavorando anche a un a«accorpamento» delle norme urbanistiche, una sorta di «Testo unico» che possa fare ordine in una materia di particolare complessità e che nasconde mille escamotage speculativi: «Ma certamente l’adozione del Piano territoriale regionale di coordinamento segnerà un punto fermo nelle politiche urbanistiche del Veneto – conclude Zorzato – . Le osservazioni scadono a fine luglio e poi, con l’adozione definitiva da parte della giunta regionale, saremo in salvaguardia». Con questi strumenti, per Zorzato si farà strada la concreta possibilità di «restituire a uso agricolo pezzi di campagna». Tempi? L’estate, come chiesto da Zaia. Una richiesta che, partita dalla Coldiretti regionali, trova alleati l’Unione delle bonifiche e persino l’associazione dei costruttori: «Lo stop al consumo del suolo può diventare una straordinaria occasione per riprogettare il Veneto – ammette Luigi Schiavo, presidente Ance –. Tutti stanno prendendo questa direzione».

Daniele Ferrazza

IL MINISTRO ZANONATO

«Il governo si ricorderà del Veneto» 

VENEZIA – La promessa del ministro Flavio Zanonato è di quelle che si ricordano: «Dei danni da maltempo in Veneto sicuramente ci ricorderemo» ha spiegato ieri mattina il ministro padovano a margine di un incontro a Venezia. «Non posso dire – ha aggiunto – se ci sono misure straordinarie in questo momento, sono arrivato in Veneto con l’emergenza idraulica in corso e quando torno a Roma chiamerò tutti i colleghi con i quali mi devo rapportare per dare una mano a questa regione». Intanto il senatore Udc Antonio De Poli invita Zanonato e il governatore Zaia «a fare squadra per i veneti» e a non litigare. Il presidente del consiglio regionale, Clodovaldo Ruffato, spinge il governo ad allentare il patto di stabilità «per gli interventi legati alla sicurezza idrogeologica del territorio» e propone «sgravi fiscali per le ditte e i privati nuovamente colpiti dall’emergenza maltempo».

Confcommercio Veneto apprezza le dichiarazioni del presidente della Regione Luca Zaia in merito al consumo di suolo e alla necessità di porre un freno alla cementificazione. «Ben venga il modello svizzero – dichiara il presidente regionale Massimo Zanon – Da Veneto City ai troppi capannoni che costellano il nostro territorio, dai nuovi insediamenti ai progetti su Asolo, ci siamo sempre battuti perché consapevoli che la cementificazione in atto da decenni ormai ci stava portando alla deriva. Quel che è successo anche con le ultime piogge porta a galla una drammatica realtà: il nostro territorio è saturo, non è più il caso di correre ai ripari lavorando in emergenza: bisogna prevenire e la prevenzione parte dalla salvaguardia del paesaggio».

 

 

L’UNIONE DELLE BONIFICHE

Un miliardo e mezzo per la difesa del suolo

MESTRE – Serve un miliardo e mezzo di euro per mettere in sicurezza il Veneto e ridurre il rischio idraulico e idrogeologico. Dopo un giovedì di paura, con la Regione di nuovo a mollo, specie nella “zona rossa” dell’allarme concentrata tra Verona, Vicenza e Treviso e allagamenti anche a Marcon e Scorzè, Regione e consorzi di bonifica si ritrovano d’accordo. «È tempo di cambiare cultura». I dieci consorzi di bonifica, ieri a Mestre, hanno messo in disparte la settimana degli impianti aperti a 5 mila studenti per ripresentare il conto all’assessore all’ambiente Maurizio Conte. 557 i progetti prioritari; valgono un miliardo e mezzo. Giuseppe Romano, presidente dell’Unione veneta delle bonifiche ricorda i numeri dell’emergenza: in sette mesi (tra ottobre 2012 e aprile 2013) sono caduti 938 millimetri di pioggia sul Veneto contro la media di 579 millimetri registrati tra 1994 e 2012. Nei primi quattro mesi di quest’anno sono caduti quasi 600 millimetri di pioggia che rappresentano il 60% della precipitazione media annua (che si attesta su 1.050 millimetri). E il 16 maggio ne sono caduti fino a 230 millimetri nel vicentino. Temporali intensissimi che hanno portato i terreni agricoli alla capacità idrica massima, rendendo le campagne impermeabili. Dopo la siccità, ancora un colpo all’agricoltura: perdite dal 30 al 50% per i campi da seminare per barbabietole, mais, erba medica. Distrutto il 30% delle fioriture di pesche e ciliegie. In una pianura densamente urbanizzata e dove ogni anno 5 mila ettari passano da superficie agricola ad urbanizzata, con reti fognarie sottostimate e una invarianza idraulica diventata obbligo solo dal 2004, un terzo del territorio veneto è a scolo meccanico o alternato. «Serve un nuovo modello culturale che porti a fermare l’urbanizzazione dei territori», dice Romano, «servono risorse e la Regione deve aiutare i territori, anche con regole certe per fermare il cemento, far rispettare i pareri di compatibilità, estendere gli interventi del piano delle acque dalla provincia di Venezia a tutta la Regione». Con 110 milioni di contributi introitati e 10 milioni l’anno di investimenti in opere i consorzi chiedono alla Regione di Luca Zaia di potenziare gli investimenti. L’assessore regionale all’Ambiente Maurizio Conte risponde, polemizzando con Roma. «Gli interventi sul Limenella sono fondamentali tanto quanto l’idrovia di Padova ma per farla servono 200 milioni e allora l’ex sindaco, ora ministro, Zanonato si attivi per far avere risorse che sono anni che aspettiamo. Avevamo presentato richieste per 64 milioni di euro, ne abbiamo visti alla fine solo 3,7». E poi continua a spiegare: «Gli enti locali poi se possono spendere devono farei conti col Patto di stabilità. LoStato allora attui il federalismo demaniale. Ricordo che i canoni delle spiagge fruttano 30 milioni di euro l’anno che, se andassero alla Regione, consentirebbero di fare molto». Conte parla di una stima pluriennale di interventi per 2 miliardi e 700 mila euro ma la coperta è, nei fatti cortissima: 100 milioni sono stati stanziati nel 2012 e 70 quest’anno. «120 milioni sono certi», dice Conte, «per 5 impianti di casse di espansione a Caldogno, Trissino, Fonte-Muson, Soave -San Lorenzo e Monteforte. I cantieri a breve».

Mitia Chiarin

 

«Stanco di essere insultato»

I vertici dei consorzi esasperati. Cia chiede stato di calamità 

MESTRE «Io sono stanco di incontrare persone piene di rabbia e che finiscono con l’insultarmi anche se le colpe non sono certo mie. Li capisco. Io se abitassi, per esempio, nella zona di Chiampo andrei via. È essenziale allargare il bacino di Montebello. Insomma, lo dico a tutti, occorre fare anche se la burocrazia non lo consentirebbe». Lo sfogo di Antonio Nani, presidente del consorzio di bonifica dell’Alta pianura veneta non passa inosservato. Anche il mondo agricolo, segnalano i referenti di Cia e Coldiretti, rischia molto: colture decimate dalle precipitazioni, danni ingenti in tempo di crisi. Il presidente Cia Flavio Furlani ha chiesto lo stato di calamità. I dieci consorzi hanno presentato 557 progetti per un miliardo e mezzo di euro, che attendono di essere finanziati. Ben 181 progetti sono del consorzio Acque risorgive di Mestre, dove il presidente Ernesto Prevedello ricorda che «è dal 2007, l’anno dell’alluvione che ha colpito il centro di Mestre, che viviamo in emergenza». Il direttore Carlo Bendoricchio spiega che operare non è facile: «Ci sono progetti che per ottenere un finanziamento attendono anche dieci anni, come quello, ancora fermo, di messa in sicurezza dell’Osellino a Mestre». Dodici le pompe in azione, con una novantina di persone mobilitate, giovedì scorso per gli allagamenti di Marcon e Scorzè. «Impossibile e inutile cercare colpevoli, impossibile pensare di risolvere tutto e subito. Servono almeno 15 anni di lavoro per migliorare le cose», avvisa il direttore dell’Uvb Andrea Crestani. Una corsa contro il tempo e i ritardi.

(m.ch.)

 

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