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Disservizi e soppressioni, protestano in cinquanta con i sindaci di Quarto e Marcon «Trenitalia ha promesso di ascoltarci prima di firmare il Piano con la Regione» 

Infuria la protesta dei pendolari dei treni: ieri una cinquantina di loro, ha manifestato tutto lo scontento verso ritardi, soppressioni, disservizi. Contestati soprattutto i nuovo orari dei treni cadenzati che entreranno in vigore con il sistema ferroviario metropolitano regionale, che lascia ancora buchi scoperti. I manifestanti si sono dati appuntamento sotto l’orologio della stazione alle 13.30: avevano trombe, megafoni, lattina usate a mo’ di bonghi, fischietti, cartelloni, creati per la maggior pare da Luciano Ferro, che con un cappellino verde sgargiante in testa, non ha smesso un attimo di attirare l’attenzione dei passanti. Al corteo, guidato anche da Gianni Foffano, del comitato pendolari e consigliere altinate, hanno partecipato i sindaci di Marcon, Andrea Follini, e Quarto, Silvia Conte, l’assessore ai Trasporti altinate, Radames Favaro, il consigliere di opposizione Gigi Varin e un rappresentante del Comune di Musile. “I treni sono come le pensioni, non arrivano mai” si legge in uno dei tanti cartelli. «Tutti i giorni è una via crucis», sbotta Roberto Vianello, «i disservizi sono troppi, si paga sempre di più e si ottiene sempre meno. Sarà un fatto dovuto all’alta tecnologia, ma i treni non li vedremo neanche col binocolo da quanto saranno veloci. Forse se Trenitalia ci fornisse di una sella e un cavallo, faremo prima ad arrivare a Venezia». «Sono qui per rappresentare mia figlia e mia moglie», rincara Giovanni Vianello di Quarto, «che lavorano all’ospedale civile, come ho fatto io fino alla pensione: ho passato una vita sul treno, per arrivare in orario bisogna prenderlo due prima. Se ci fossero stati pullman sarebbe diverso, ma non ci sono più neanche quelli e il bus fa il giro per Marcon. In più se si arriva tardi saltano i turni e si devono recuperare i minuti di lavoro».. «Lavoro come operaio per una ditta di caffè e mi sposto per Mestre», precisa Davide B., «siamo allo sfacelo: da sei anni è sempre la stessa storia di ritardi». Ramin B. invece lavora in un albergo a Venezia: «Dovrei cominciare alle 13 ma devo partire alle 11 perché c’è un buco di due ore; la sera finisco alle 23 e ho il treno da Venezia alle 24.20, insomma arrivo all’una di notte a casa e perdo 5 ore per niente». Mario Florian lavora a Ca’ Foscari: «Devo aprire e chiudere una sede e per arrivare e tornare in orario, spreco ore di vita». Martina Moro studia a Ca’ Foscari e lavora in un hotel a Mestre: «Quello che vogliono farci mandare giù è un cadenzato che cadenzato non è, senza contare che mettere l’ultimo treno attorno alle 21-22 è un’assurdità». Michele Argentino è sandonatese, anche lui lavora in ospedale: «Quando ritardano i treni non ritardo solo io che sono turnista al Suem, anche il mio collega che deve attaccare dopo di me o deve staccare e magari si è fatto tutta la notte in piedi. Se toglieranno i treni del ritorno da Venezia dopo un certa ora che farò? Rimarrò a dormire in reparto su una barella o in stazione? ». Giunto il corteo davanti alla sede di Trenitalia, una delegazione composta dai sindaci Conte e Follini e dai portavoce dei comitati sono stati ricevuti da alcuni dirigenti. «Ci hanno spiegato che comprendono i disagi», precisa Ferro «e che prima di firmare con la Regione il Piano dei treni cadenzati cercheranno di ascoltarci e confrontarsi sia con i sindaci che noi del comitato, per vedere se c’è qualche miglioria da fare. Uno spiraglio insomma, si è aperto». Prossima protesta dei pendolari in Regione. Il sindaco di Quarto, Silvia Conte: «Promuoverò una richiesta dei sindaci alla Regione di cambio di metodo: confronto su orario cadenzato per passare dalla protesta alla proposta per risolvere i punti critici. Chiederò anche un’audizione alla commissione regionale trasporti, assieme ai comitati dei pendolari».

Marta Artico

 

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