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Le 40 tonnellate di rifiuti finiranno nell’impianto che produce cdr

Stop all’impianto a fine anno grazie alla crescita della differenziata

RIFIUTI – L’inceneritore di Fusina chiuderà a fine anno

I primi rifiuti urbani iniziò a bruciarli nel maggio del 1998. Dopo 15 anni di funzionamento a pieno regime l’inceneritore di Fusina gestito da Veritas e voluto dalla Regione Veneto con l’allora giunta presieduta da Franco Cremonese, chiuderà a fine anno. Una decisione politica, strategica, assunta dalla Giunta comunale e che ha comunicato l’assessore all’ambiente Gianfranco Bettin assieme alla dirigenza di Veritas. Di colpo spariranno 50mila tonnellate di Co2 che non finiranno più nell’aria mentre le 48mila tonnellate di rifiuti che attualmente vengono «bruciate» dall’inceneritore verranno smaltite dal riciclo e nell’impianto che produce cdr (combustile da rifiuti, acquistato da Enel per alimentare la centrale elttrica di Fusina) e che non arriva alle 240mila tonnellate annue di prodotto.

«La chiusura di questo impianto – ha spiegato Bettin – è il frutto di un percorso virtuoso che da tempo l’Amministrazione ha intrapreso e che consiste nel ridurre a monte la produzione di rifiuti, raccoglierli in modo corretto per poi poterli riciclare o ricavarne energia, superando così il vecchio sistema di smaltimento, basato sul conferimento alle discariche e sugli inceneritori, come quello di Fusina, che bruciano i rifiuti «tal quali», cioè senza trattamento. Un passo importante che riusciamo a fare grazie allo straordinario aumento della raccolta differenziata nel nostro territorio, registrato nel 2012 e in continua crescita anche quest’anno e che si aggiunge agli ottimi risultati già raggiunti in termini di minor conferimento di rifiuti nelle discariche, che nel nostro territorio si attesta sotto il 5% del totale, contro un 50% a livello nazionale».

I 22 dipendenti che attualmente sono impiegati a Fusina verranno ricollocati in altri settori. L’impianto concluderà a fine dicembre la sua attività dopo di che serviranno almeno tre mesi per lo stop e la dismissione.

«Questo risultato è frutto di una seria pianificazione – è stato il commento di Andrea Razzini, amministratore delegato di Veritas -, merito delle politiche avviate dall’amministrazione e dei cittadini che collaborano e che stanno crescendo culturalmente con la politica della raccolta differenziata».

Un modo di essere cittadini consapevoli che ha consentito di non far salire nel 2012 i costi dei rifiuti di 5 milioni di euro (e quindi di sentirne il peso in bolletta) e che, forse, non avrebbe permesso la chiusura di Fusina. Oggi, invece, di 500 mila tonnellate di immondizie prodotte nel 2012 nel veneziano, circa 250 mila sono prodotti destinati al riciclo e il resto al Cdr.

 

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