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Marghera, dopo la relazione del 7 marzo non è ancora stata presentata l’istanza per la valutazione dell’impatto del Palais Lumière. Ma chi deve farlo?

MESTRE – Il mistero del Palais Lumière. Il percorso necessario per arrivare alla firma definitiva dell’accordo di programma, ovvero il sì definitivo per partire con i lavori della torre da 250 metri prevista a Marghera, è finito contro un muro. Un vicolo cieco che potrebbe essere aggirato con un colpo di telefono, che però nessuno sembra avere ancora fatto. E così, mentre i proponenti del progetto chiedono di fare presto e di arrivare alla firma della versione definitiva dell’accordo di programma entro la fine di maggio in corrispondenza della scadenza di parte dei contratti preliminari con i quali sono stati acquistati alcuni terreni sui quali dovrebbe sorgere l’opera, si scopre che il progetto è da due mesi nel congelatore, e non si capisce bene come ci sia finito.Uno stallo che potrebbe far gioire alcuni, e arrabbiare altri.

Quel che è accaduto al Lumiere è però il segnale di quanto sia facile finire ingarbugliati nella burocrazia, anche nei progetti per i quali tutti si dichiarano disponibili a fare presto, anzi prestissimo. Ieri sulla vicenda c’è stata una riunione del settore Urbanistica della Regione, ma nessuno sembra sia riuscito a venire a capo della vicenda. Per capire come si sia ingarbugliata la vicenda Lumière, bisogna tornare allo scorso 7 marzo, quando la commissione regionale Vas (Valutazione ambientale strategica) deputata a valutare «le conseguenze sul piano ambientale delle azioni proposte-politiche» si esprime sulla bozza dell’accordo di programma con una relazione di 81 pagine rinviando la propria valutazione «all’esito della procedura Via, anche in forma di screening». Sostanzialmente la commissione chiamata a esprimere un parere sull’accordo, considerato il tipo di intervento, definito in modo piuttosto puntuale, chiede un parere più approfondito alla commissione Via (Valutazione impatto ambientale), la commissione che valuta i singoli progetti, «anche in forma di screening».

Vuol dire che la commissione Via, viste le carte del progetto, è chiamata a valutare se sia necessario o meno procedere con il parere, approfondendo l’impatto ambientale dell’intervento. La domanda è: chi deve far partire l’istanza per la procedura Via? «A noi risultava che, dopo il parare Vas, i documenti presentati sarebbero andati alla commissione Via, per la valutazione del nostro intervento» spiega Rodrigo Basilicati, nipote di Pierre Cardin e a capo della società Concept Creatif che ha proposto il progetto. Non è così, replicano dalla Regione, perché l’istanza per ottenere il parare della Via deve essere di parte, cioè dei proponenti, e non può essere fatto d’ufficio. Anche perché, spiegano sempre in Regione, i proponenti devono presentare un tipo di documentazione piuttosto diversa, compreso il Sia (Sistema di impatto ambientale). «Ma se avevano bisogno di ulteriori studi, bastava che lo dicessero» dicono dal quartiere generale di Cardin, e però potevano informarsi loro, ribattono dalla Regione. E così all’infinito.

Di una cosa alla commissione Via, sono certi, come spiega il presidente Silvano Vernizzi: «La procedura non può partire d’ufficio». E così, dallo scorso 7 marzo non è stato fatto un solo passo avanti. E senza i pareri Via-Vas non può essere firmato in via definitiva l’accordo di programma con Regione, Comune e Porto. E quindi non può partire il progetto. Almeno che qualcuno non si decida a fare una telefonata.

Francesco Furlan

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