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I dati arrivano dallo studio statistico del Consiglio regionale del Veneto: urbanizzazione e infrastrutture hanno sottratto 1.800 chilometri quadrati alle imprese agricole

VENEZIA – Negli ultimi 40 anni il Veneto ha perso il 18% della superficie coltivata, una perdita equivalente all’intera provincia di Rovigo. Urbanizzazione, infrastrutture e abbandono di pascoli e campi hanno sottratto 1800 chilometri quadrati alle imprese agricole. Il territorio bellunese è quello dove il consumo di suolo agricolo è stato maggiore, meno 36%, seguito dal Vicentino (meno 34%) e dal Trevigiano (meno 22%). I dati arrivano dallo studio statistico elaborato dal centro studi del Consiglio regionale del Veneto, presentato oggi dal presidente dell’assemblea Clodovaldo Ruffato insieme ai rappresentanti delle associazioni del mondo agricolo.

Lo studio compara i dati dei censimenti Istat dal 1970 a oggi, comparando la superficie agricola aziendale e quella utilizzata ai fini agricoli con la superficie totale. «Il bilancio è drammaticamente in rosso in tutta Italia – ha spiegato il presidente Ruffato – nella nostra penisola sono spariti 5 milioni di ettari coltivati, una superficie equivalente a Lombardia, Liguria, Emilia Romagna messe insieme. Il Veneto non si discosta: le province di Padova e di Treviso nel 2011 risultano tra le 10 più cementificate d’Italia, rispettivamente con il 23% e il 19% del proprio territorio occupato da superfici edificate (la media italiana è del 6,7%). Le campagne coltivate sono scese dal 54% al 44% dell’intero territorio veneto, sfondando la soglia critica individuata dagli urbanisti. Quando il terreno coltivato è meno del 50% della superficie complessiva, nelle aree di pianura è già allarme potenziale per l’equilibrio idrogeologico». (Ansa)

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