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Caso Mantovani, richiesta di giudizio immediato inoltrata al gup Scaramuzza

Gli avvocati difensori: incontro con l’indagato per decidere le prossime mosse

VENEZIA. La Procura di Venezia ha deciso: anche se l’inchiesta è ancora in corso seguendo nuovi filoni di indagine e accertamenti tra Canada e Svizzera, i pm Stefano Ancillotto e Stefano Buccini vogliono processare entro l’estate l’ex presidente di Mantovani Piergiorgio Baita. Sono convinti di avere tutte le prove necessarie per una condanna e hanno così depositato all’ufficio delle udienze preliminari richiesta di processo immediato per il manager, con l’accusa di frode fiscale e di aver guidato un’associazione per realizzare false fatturazioni per oltre 8 milioni di euro, per creare fondi neri.

Accusa per la quale Baita si trova detenuto in custodia cautelare nel carcere di Belluno dal 27 febbraio, mentre i suoi coindagati – William Colombelli che con la sua Bmc Broker era la cartiera sanmarinese dell’affare, Claudia Minutillo che vi partecipava con l’Adria Investiment e l’ex direttore di Mantovani Nicolò Buson – hanno collaborato alle indagini, ottenuto prima gli arresti domiciliari, poi la scarcerazione e ora la disponibilità della Procura a patteggiare pene inferiori ai 2 anni di reclusione, che verranno sospese, nel caso il gup dia il suo benestare .

Nei prossimi giorni il giudice per le udienze preliminari Alberto Scaramuzza dovrà decidere se accogliere o meno la richiesta di processo immediato, che gli avvocati difensori Pietro Longo e Paola Rubini potranno contrastare solo se decideranno di tentare un eventuale patteggiamento con la Procura o il rito abbreviato, che garantirà uno sconto di un terzo della pena in caso di condanna. Quanto rischia Baita? Un punto di riferimento può venire dalla cronaca nazionale di questi giorni: per un’accusa di frode fiscale per milioni di euro, nell’ambito del processo sui diritti tv per le reti Mediaset, Silvio Berlusconi è stato condannato in appello a 4 anni di reclusione con rito ordinario (3 anni condonati dall’indulto, sentenza contro la quale lo stesso avvocato Longo ha già annunciato ricorso in Cassazione). «Decideremo nelle prossime ore quale percorso intraprendere, dopo aver incontrato il nostro cliente», commenta l’avvocata Rubini.

L’obiettivo della Procura è arrivare alla prima sentenza prima della decorrenza dei termini di scarcerazione di Baita, che vengono comunque interrotti in caso di processo immediato. Quello della difesa, ovviamente, far uscire quanto prima dal carcere l’ex presidente di Mantovani (e titolare di altri 41 incarichi dai quali si è dimesso), in attesa del ricorso in Cassazione per la revoca dell’ordinanza di custodia cautelare. Intanto le indagini del Nucleo di polizia tributaria della Guardia della Finanza e della Procura proseguono, con controlli su fatture milionarie per l’acquisto di pietre per il Mose (che portano in Canada) e per servizi mai eseguiti (che portano in Svizzera).

(r.d.r.)

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