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INTERVISTA / Il sottosegretario Ilaria Borletti Buitoni

«L’occupazione si rilancia in altro modo. Il Veneto ha uno dei territori più cementificati, ma in questo modo si danneggia anche il turismo»

No alle grandi navi, no alla torre Cardin, no ai tentativi di sottrarre ulteriori risorse alla cultura: a Venezia per inaugurare le mostre della Fondazione Vedova, ieri sera, per firmare un contratto col Ministero degli esteri olandese per un prestito di una decina di opere di Hyeronimus Bosch di proprietà dei musei statali veneziani (in cambio del restauro), per visitare le Stanze del Vetro alla Cini e il Padiglione italiano alla Biennale, Ilaria Borletti Buitoni, sottosegretario ai Beni Culturali, trova il tempo di confidare al Gazzettino le sue forti inquietudini rispetto ai temi che stanno alimentando da mesi vivaci polemiche in laguna.

«Conosco i dati che parlano di uno scarso impatto delle navi sull’inquinamento e sul movimento delle acque – premette l’esponente del Governo – e anche, al contrario, della loro forte incidenza sugli arrivi turistici in città. Ma, soprattutto dopo il caso di Genova, credo sia necessaria un’approfondita riflessione: a parte il terribile impatto estetico di questi giganti, solo un rischio minimo di un errore o di un incidente dovrebbe farci optare per l’individuazione di un percorso alternativo, che permetta di non perdere turisti senza mettere a repentaglio la sicurezza della città: la ricaduta turistica non può essere l’unico criterio di scelta».

Ancora più netta la posizione di Ilaria Borletti Buitoni sulla Torre Cardin.

«La trovo bruttissima – dichiara – Non è il gesto leggero di un architetto che quasi indichi Venezia, ma è una struttura terribilmente invasiva, progettata al computer, e lo si vede. Ma soprattutto interromperebbe lo skyline della città, che ha ispirato le opere dei pittori, il pianto dei poeti e l’amore di milioni di visitatori. Più ancora che un delitto sarebbe un’efferatezza».

Ma – osserviamo – il progetto ha trovato l’accordo di tutti gli enti locali per le sue ricadute sull’occupazione…»

«In tutta Europa si pensa a tutelare l’occupazione senza distruggere il territorio, non capisco perchè solo in Italia non si possa farlo. Ci sono migliaia di edifici da restaurare, spazi da recuperare, opere pubbliche da mettere in sicurezza per smuovere l’edilizia, piuttosto che accanirsi sul paesaggio. Tra l’altro il Veneto, che aveva scorci magnifici, ha ormai il territorio più cementificato d’Italia, fino a soffocare persino le ville storiche: ma quando il paesaggio sarà completamente distrutto, perderemo anche milioni di turisti».

Venezia aspetta da tempo la conclusione dei lavori alle Gallerie dell’Accademia: cosa può dirci in merito?

«Si tratta di un progetto che appoggio in pieno, perchè corrisponde alla valorizzazioen di quel turismo colto (senza alcuna accezione snob) che è ottimale per la città: per cui farò di tutto perchè si possa portare a termine i lavori nel più breve tempo possibile. Certo, ho trovato il Ministero dei Beni Culturali molto, molto peggio di quanto non mi aspettassi, quanto a risorse disponibili. Ma il ministro si è impegnato a difendere le dotazioni del Mibac, che già sono calate del 40% negli ultimi 15 anni: la struttura non sopporterebbe ulteriori tagli, dovremmo lasciar crollare i monumenti e chiudere i musei, e questo sarebbe esiziale anche per la nostra immagine nel mondo. Poi, comunque, bisogna attivare una nuova fiscalità che renda attraente per i privati contribuire alla cultura».

Il presidente della Biennale Baratta ha lanciato un grido d’allarme per la tenuta della Mostra del Cinema, e si è detto a più riprese contrariato dall’asservimento all’economia della cultura, che qualcuno ha definito il nostro giacimento di petrolio…

«Baratta è uno dei migliori presidenti che la Biennale abbia avuto, condivido in pieno la sua posizione: il petrolio oltretutto brucia e puzza… La cultura non va svenduta, è un diritto costituzionale di tutti. Quanto alla Mostra del Cinema, è una delle eccellenze nazionali, serve una strategia che la individui come tale, e concentri su di essa, e su altre 6 o 7 manifestazioni di livello analogo, le scarse risorse disponibili. Altro che disperderle in mille rivoli e farsi concorrenza col Festival di Roma!»

 

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