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VENEZIA. Costa «appena» 80 milioni ma potrebbe generare oltre cento milioni di euro l’anno e creare duemila posti di lavoro: i promotori stimano che potrebbe attirare mezzo milione di turisti l’anno. La ciclabile del Po – da Torino a Venezia – è una di quelle idee che potrebbe cambiare la percezione dell’ambiente, del paesaggio e del turismo italiano.

Concepito dal Politecnico di Milano, sottoscritta da decine di associazioni e migliaia di cittadini, il progetto Ven.To (Venezia, Torino) sta completando in questi giorni il percorso in bicicletta tra le due città italiane. I promotori arriveranno domenica a Venezia, dopo aver percorso più di seicento chilometri in bicicletta in sette giorni. E incontrato, lungo il tracciato, sindaci, amministratori, associazioni e cittadini. Un progetto di partecipazione per far respirare al territorio l’importanza di una dorsale ciclabile del Nord Italia, che potrebbe far impallidire le bellissime piste ciclabili del Nord Europa.

Come un filo di lana, tiene insieme paesaggi e culture diverse e straordinarie (www.progetto.vento.polimi.it): lunga 679 km (632 lungo il Po e 47 tra Milano e Pavia), attraversa 242 località, 300 punti di ricettività, 2.000 attività commerciali e più di 10.000 aziende agricole oltre a paesaggi, sapori e saperi e tanti centri storici, che centinaia di migliaia di turisti vorrebbero visitare in bicicletta e non possono ancora farlo. Tra oggi e domani la carovana arriverà prima a Ferrara, poi a Taglio di Po, a Chioggia e infine a Venezia, dove arriverà in un giorno simbolo per l’Italia: il 2 giugno, festa della Repubblica.

In questa Italia prigioniera della sue paure e vittima della sua burocrazia, un progetto del genere dovrebbe essere in testa ai pensieri degli amministratori. Dovrebbe essere il fiore all’occhiello di un turismo pulito, ecologico e capace di sprigionare una miriade di nuove energie. L’obiettivo è preparare la ciclopista per l’Expo 2015. Ci riusciremo?

(d.f.)

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