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ZERO BRANCO – I pubblici ministeri Giorgio Gava e Roberto Terzo hanno chiuso le indagini e si apprestano a chiedere il rinvio a giudizio per traffico clandestino di rifiuti pericolosi di Lino e Sandro Mario Mestrinaro, Italo Bastianella, Loris Guidolin e Maurizio Girolami.

Gli imprenditori Lino e Sandro Mario Mestrinaro non hanno inventato nulla, ma nella loro azienda di Zero Branco – secondo le accuse che gli muovono i due pubblici ministeri veneziani, sulla base di due anni di indagini dei carabinieri del Noe – hanno impiegato un vecchio, reiterato, lucrosissimo maneggio: invece di trattare (a caro prezzo, 45 euro a tonnellata) i rifiuti inquinati che le aziende edili gli conferivano per renderli inerti, li miscelavano tali e quali a calce e cemento, per poi venderli a 39 euro a tonnellata a questo o quel cantiere edile, dove finivano a far da base (inquinata) a questa o quell’opera. Il tutto moltiplicato per decine di migliaia di tonnellate e centinaia di migliaia di euro, così, illecitamente guadagnati.

Grandi quantità di Rilcem – con questo nome l’impresa vendeva sul mercato il suo misto cementato per sottofondi stradali – per grandi cantieri: 4145 tonnellate di Rilcem contaminato sono state utilizzate per realizzare il parcheggio dell’aeroporto Marco Polo di Venezia; 34.157 tonnellate sono finite nel tratto della nuova terza corsia dell’A4, all’altezza del casello di Roncade di Treviso, nel cantiere gestito da «La Quado scarl». Qui sono stati trovati quantitativi di arsenico, cobalto, nichel, cromo, Cod, rame fino a cento volte i limiti tollerati dalla legge. L’attività della «Mestrinaro Spa» è stata interrotta dal sequestro preventivo, confermato dal Tribunale del riesame di Venezia, di 12 mila metri quadrati dell’impianto, con capannoni e attrezzature e 4 mila metri cubi di rifiuti. Un provvedimento firmato dal giudice per le indagini preliminari Antonio Liguori, per il quale le prove raccolte da carabinieri e Procura nel corso dell’indagine – soprannominata “Appalto scontato” – dimostrano che

«la Mestrinaro Spa tra il 2010 e il 2012 non solo non ha recuperato e/o trasformato in inerti i rifiuti trattati, ma ha immesso nell’ambiente ingenti quantità di rifiuti, cagionando contaminazione degli ambiti di destinazione, traendone profitto illecito».

Da qui l’accusa di “attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti”, prevista dall’articolo 260 del decreto 152/2006. I due pm probabilmente chiederanno il giudizio anche per i due imprenditori i cui rifiuti erano arrivati all’impianto Mestrinaro: il veneziano Maurizio Girolami dell’«Intesa 3» e Loris Guidolin (di Castelfranco) dell’«Adriatica Strade costruzioni generali», oltre a Italo Battistella, operaio specializzato della stessa Mestrinaro.

Giorgio Cecchetti

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