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URBANISTICA – Incontro ieri al Centro Le Grazie sul futuro della Torre ideata dallo stilista

Orsoni ribadisce le condizioni del Comune: «Cardin dia garanzie sull’impegno economico»

IL COMITATO “SIAMO PALAIS LUMIERE”

«Il Comune faccia tutto il possibile»

Nicola Eremita, portavoce del Comitato, ha chiesto al sindaco di andare in deroga alle norme urbanistiche. Ma Orsoni: «Le regole vanno rispettate»

BASILICATI – Opzionato il 51 per cento delle aree da utilizzare

Tu dare soldi io dare cammello. La storia del Palais Lumière, in fondo, è vecchia come questo vecchio mondo. Il sindaco ieri sera in un centro Le Grazie gremito ha ribadito a Rodrigo Basilicati, amministratore delegato di Concept Creatif il gruppo di Pierre Cardin, che non si può procedere se il privato non dimostra la proprietà delle aree, dei 20 ettari su cui intende costruire. Anzi, Giorgio Orsoni ha detto pure che nelle more degli accordi ci sono anche fideiussioni per 400 milioni di euro, centesimo più centesimo meno, che Cardin dovrà versare per garantire che le opere di urbanizzazione (nuova viabilità, nuova linea del tram, e quant’altro) verranno realizzate comunque, anche se la grande torre da 255 metri di altezza non dovesse essere costruita a causa di uno qualsiasi dei tanti ostacoli che si sono presentati (in proposito l’assessore regionale Daniele Stival ha ricordato che per la procedura di Via «servono 180 giorni ma da quando ci viene consegnato il progetto definitivo, e ancora non ce l’abbiamo»).
Le aree, però, costano e i loro valori sono schizzati alle stelle da quando si è saputo che Pierre Cardin voleva costruire un’opera da 800 mila metri cubi su un terreno per il quale il Piano comunale prevede non più di 530 mila metri cubi. Il gruppo dello stilista italo francese, però, ha proprio in questi giorni portato a casa un punto a suo favore: «Abbiamo opzionato altri due terreni, arrivando al 51% delle aree di cui abbiamo bisogno». Con quelle del Comune otterrebbe quindi il 67% del totale, avendo però siglato accordi solo con 5 grossi proprietari (saranno 6 con Ca’ Farsetti) e contando, ha aggiunto, «di trovare un buon accordo con gli altri 15 proprietari dei 5 ettari che ci mancano». Tecnicamente, trattandosi di un’opera dichiarata di pubblica utilità, si potrebbe procedere anche con espropri e, al di là di questo, il messaggio lanciato ieri era chiaro: è vero che il sindaco ha detto più volte a Cardin e Basilicati che avrebbero dovuto acquistare i terreni quattro anni fa senza dire a nessuno che cosa ci volevano fare, così li avrebbero pagati meno della metà, ma ora il Gruppo con il 51% delle aree è in una posizione di forza.
E i soldi? Cardin li ha questi miliardo e 450 milioni di euro o due miliardi e mezzo, a seconda delle voci che si sentono e se le opere di urbanizzazione sono dentro o fuori? Lo ha chiesto anche l’architetto Marco Zordan, coordinatore del “Laboratorio 3″, spazio pubblico del ciclo “La metropoli possibile” che ha organizzato l’incontro assieme a Sandro Bergantin che si è accomiatato dalla presidenza del centro Le Grazie. Basilicati ha confermato che il gruppo sta lavorando con advisor internazionali e istituti di credito di livello mondiali che si sono dimostrati interessati.
E anche se Nicola Eremita, portavoce del Comitato “SIamo Palais Lumière” ha incalzato il sindaco chiedendo più impegno dell’Amministrazione e più deroghe «perché è un’opera che vale lo 0,5% del Pil», Giorgio Orsoni, pragmatico, ha ribadito che il Comune sta alla finestra, quando ci saranno i soldi e la proprietà delle aree, sarà il primo ad accelerare autorizzazioni e pratiche varie.

 

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