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Nuova Venezia – Baita cambia avvocati e linea difensiva

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

4

giu

2013

Giovedì scorso l’ex Ad di Mantovani ha sostenuto un lungo interrogatorio in carcere e potrebbe aver deciso di collaborare

VENEZIA – L’avvocato e deputato del Pdl Pietro Longo e la collega di studio Paola Rubini, da poco più di una settimana, non sono più i difensori di Piergiorgio Baita, che giovedì scorso è stato interrogato a lungo dal pubblico ministero di Venezia Stefano Ancillotto, alla presenza dei nuovi difensori, gli avvocati Alessandro Rampinelli di Venezia ed Enrico Ambrosetti di Vicenza. Normalmente, quando accade che un indagato in carcere, in questo caso si trova in quello di Belluno da poco più di tre mesi, lascia i vecchi difensori per prenderne di nuovi significa che ha deciso di cambiare strategia. In questo caso, visto che, fino a qualche giorno fa, Baita non ha detto una parola, cambiare per lui significa collaborare con gli inquirenti. Ma non è stato lui a revocare gli avvocati Longo e Rubini, bensì sono stati i due legali padovani a rinunciare all’incarico. Dai protagonisti della vicenda solo no comment: quelli che lasciano hanno semplicemente confermato di non difendere più l’ex presidente della «Mantovani», quelli entranti ammettono di essere i nuovi difensori e niente più. Neppure il pm Ancillotto parla. Dunque, si possono avanzare soltanto ipotesi. La prima è che Baita abbia davvero iniziato a collaborare con gli investigatori della Guardia di finanza e con il rappresentante dell’accusa e che gli avvocati Longo e Rubini abbiano lasciato perché non sono d’accordo con questa decisione essendo convinti della bontà di un’altra linea difensiva. Un’ipotesi suggestiva, che potrebbe trovare una conferma dalla circostanza che Baita, in seguito alla richiesta di rito immediato, avrebbe teoricamente la prospettiva di rimanere in carcere, in detenzione preventiva, ancora un anno. Se per le indagini preliminari il termine della carcerazione preventiva è sei mesi, dopo il rinvio a giudizio – in vista del processo – si aggiunge infatti un anno. E, comunque, anche in caso di un rito alternativo (patteggiamento o abbreviato), l’indagato dovrebbe attendere la sentenza in una cella. Visto che gli altri tre indagati, Claudia Minutillo, William Colombelli e Nicolò Buson, sono già liberi e comunque hanno ottenuto gli arresti domiciliari non appena hanno riferito ciò che sapevano sulla vicenda, Baita potrebbe aver pensato che l’unico modo di uscire dal carcere di Belluno sia quello di ammettere. O, meglio, di collaborare perché, vista la sua posizione di promotore dell’associazione a delinquere finalizzata alla frode fiscale, al pubblico ministero potrebbe non bastare il fatto che lui ammetta le contestazioni, raccontando semplicemente ciò che gli inquirenti già sanno grazie alle indagini e alle conferme arrivate dagli altri indagati. L’altra ipotesi è che gli avvocati Longo e Rubini abbiano rinunciato alla difesa di Baita, temendo di poter diventare incompatibili. Se, un giorno, l’ex presidente della «Mantovani» parlasse di finanziamenti ad esponenti politici, il deputato Longo potrebbe rischiare di trovarsi seduto accanto a colleghi di cui il suo assistito parla, magari a esponenti, addirittura a deputati o senatori, del partito per il quale lui stesso è stato eletto a Montecitorio. Solo ipotesi e per conoscere quale delle due sia quella giusta sarà necessario attendere gli sviluppi dell’inchiesta veneziana.

Giorgio Cecchetti

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