Segui @OpzioneZero Gli aggiornamenti principali anche su Facebook e Twitter. Clicca su "Mi piace" o "Segui".

Questo sito utilizza cookie di profilazione, propri o di terze parti per rendere migliore l'esperienza d'uso degli utenti. Continuando la navigazione acconsenti all'uso dei cookie. Per maggiori informazioni cliccare qui

 

Acceso faccia a faccia al centro Santa Maria delle Grazie sulla torre di 255 metri

Il sindaco: «Il privato compri i terreni». Basilicati: «Pronto il progetto definitivo»

Il sindaco Giorgio Orsoni e l’ingegnere Rodrigo Basilicati, nipote dello stilista Pierre Cardin, si sono parlati ieri al centro Santa Maria delle Grazie nell’affollato incontro sull’affare Palais Lumière voluto dalla Fondazione del Duomo. Si è discusso del progetto da 1 miliardo e 450 milioni di euro per un palazzo di 255 metri, formato da tre torri (di 65, 58 e 54 piani) con 17 satelliti a terra destinati alla università della moda che Pierre Cardin vuole portare a Marghera. E opere per la collettività (dalla viabilità alla piscina) che valgono 400 milioni di euro. In un’area dove un vecchio progetto mai è decollato. Un confronto dai toni accesi, in alcuni momenti, con il sindaco Orsoni nel doppio ruolo di primo cittadino e avvocato amministrativista impegnato a spiegare le questioni sostanziali e di legge della partita in gioco. Anzitutto, Orsoni ha chiarito che lo stallo, attuale, non è dovuto al Comune «ma al privato. Uno dei problemi è infatti che il proponente deve avere la proprietà delle aree. Ora la procedura è ferma, finché il privato non definisce la proprietà dell’area a norma di legge». Una questione che Orsoni ripete almeno sette volte nel corso del dibattito. Il sindaco spiega che nel primo accordo istruttorio della fine del 2011 per il Palais Lumière con la Regione «si è forzato dando credito alla proposta del privato, pur restando negli ambiti di legge». Insomma verso Cardin e la sua torre tutti hanno dato una grande apertura di credito. Una frase che però Nicola Eremita, del comitato pro Palais Lumière, sembra non cogliere quando chiede una procedura velocissima e straordinaria per portare in porto il progetto di Cardin, affermando prima che «il diritto siamo noi» e chiedendo poi sibillino al Comune notizie di un «documento che deve arrivare in Regione». Orsoni ha ribattuto con fermezza. «Facciamo discorsi seri. Quale è il documento? Davanti a questa platea le cose si dicono». E al tentennamento di Eremita ribatte: «Le affermazioni si fanno quando si sa. E poi lei dice che il diritto siamo noi? Questo pare il primo passo verso regimi totalitari e finché ci sono io questo non succederà. Il diritto va rispettato da tutti e l’accordo di programma contiene già le deroghe». Rodrigo Basilicati, nipote di Cardin, si mette dalla parte del sindaco, ammette che da lui ha ricevuto tantissimi consigli, dice che tre anni sono trascorsi «ma altrove sarebbero stati molti di più». Sulla procedura Via, che allungherà di altri 180 giorni la procedura, non è un problema eccessivo, perché «siamo già pronti con il progetto definitivo. Approvando l’accordo di programma, quindi, si approverà il progetto definitivo che una volta firmato l’accordo potrà essere inviato alla commissione Via per la valutazione». Per inciso, l’assessore regionale Daniele Stival spiega «che nessun documento è arrivato in Regione per il via al lavoro della commissione tecnica». Se ne riparla in autunno. Per le aree, Basilicati spiega che ci sono preliminari firmati con 6 proprietari su 25; 22 sono quelli contattati. La trattativa, con Ca’ Farsetti, per i 3.5 ettari da acquistare (valore sui 40 milioni di euro) presto sarà definita. «Arriviamo al 51 per cento, il minimo previsto dall’accordo di programma. Oltre ai terreni comunali mancano altri 5 ettari e con le aree del Comune si arriva all’80 per cento dei metri cubi. Di certo chiuderemo velocemente». E a chi chiede di preservare il progetto dalle «mire dei proprietari dei terreni», Orsoni ribatte: «Ho detto tante volte a Cardin che non è stato furbo, perché uno prima compra le aree e poi fa l’intervento. Qui si è fatto l’opposto». Parlano anche i critici. Marco Zordan che spiega che l’impatto dell’opera «è quella di un progetto egoistico che rischia di oscurare la città e diventarne il simbolo». Zordan chiede conto del piano finanziario e dei costi di bonifica calcolati su «tabelle del commercio e non su quelle della residenza». «Non mi esprimo», dice Orsoni, andando via, a chi gli chiede se crede nel progetto. E in sala favorevoli e contrari restano sulle loro posizioni.

Mitia Chiarin

link articolo

 

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

Copyrights © 2012-2015 by Opzione Zero

Per leggere la Privacy policy cliccare qui