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«Unindustria dirotti l’investimento in un impianto di recupero»

SILEA «I soldi dell’inceneritore? Unindustria li dirotti su un impianto per il recupero di materia». L’appello arriva da Lucia Tamai, dei Comitati riuniti rifiuti zero. Pochi giorni fa il gruppo ha consegnato alla Regione le osservazioni al piano regionale per la gestione dei rifiuti speciali, ovvero il documento che ha contribuito a bloccare la realizzazione dei due inceneritori in provincia di Treviso. Nessun progetto avrebbe potuto essere approvato in assenza del piano. Ora quest’ultimo è in via di approvazione, ma l’interesse economico per i due impianti è venuto meno. «Unindustria», prosegue Lucia Tamai, «ha sempre detto di voler realizzare gli inceneritori anche per fare un servizio alla comunità. Senza alcuna polemica, voglio quindi invitarli a non perdere questa propensione e a fare qualcosa per la comunità con altri tipi di impianti». I Comitati riuniti guardano a tre categorie principali: il recupero dei pneumatici, «che oggi vengono bruciati nei cementifici»; impianti come quello in fase di progettazione da Fater spa e dal Comune di Ponte nelle Alpi, per il recupero di cellulosa, plastica e rifiuto organico; infine la possibilità di recuperare del materiale plastico delle utenze domestiche non gestito dal Conai (come scolapasta, appendiabiti, parti plastiche di giochi ) «attraverso la produzione di materie prime seconde come avviene da anni al Centro di Riciclo di Vedelago dove viene prodotta sabbia sintetica». Nel piano regionale non è comunque ancora esclusa la possibilità dell’incenerimento dei rifiuti, seppur venga ritenuta secondaria rispetto al recupero e al riciclo.

(f.c. )

 

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