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Nuova Venezia – Quattro ore con i pm, Baita ha parlato

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

5

giu

2013

Indispettito dal difensore Longo che ha lasciato l’incarico.

Tremano i politici per le possibili ammissioni dell’ex ad Mantovani 

VENEZIA – Giovedì 30 maggio, nel pomeriggio, Piergiorgio Baita è entrato negli uffici della Procura della Repubblica di Venezia a Piazzale Roma e ne è uscito solo dopo quattro ore. Un lungo interrogatorio, davanti ai pubblici ministeri Stefano Ancilotto e Stefano Buccini, poco dopo aver cambiato i difensori. Qualche giorno prima, infatti, gli avvocati padovani Pietro Longo e Paola Rubini avevano lasciato la difesa di Baita e a loro erano subentrati gli avvocati Alessandro Rampinelli di Venezia ed Enrico Ambrosetti di Vicenza. Radio carcere, da Belluno dove l’ex presidente della «Mantovani spa» è rinchiuso da tre mesi e sette giorni, riferisce che Baita se la sia presa con l’avvocato Longo, che come ha spiegato più volte Silvio Berlusconi, uno dei suoi clienti più affezionati, si fa pagare profumatamente. Se la sarebbe presa perché il professore e deputato del Pdl non si sarebbe fatto vivo una volta con lui: non per l’interrogatorio di garanzia davanti al giudice Alberto Scaramuzza, non per l’udienza del Tribunale del riesame, non per un colloquio in carcere. Troppo preso dai suoi impegni, in particolare quelli davanti al Tribunale e alla Corte d’appello milanesi dove Berlusconi deve rispondere di prostituzione minorile da un lato e di frode fiscale dall’altro, ha sempre mandato la sua collega di studio Paola Rubini. Dopo 97 giorni, quindi, Baita ha deciso di cambiare strategia difensiva e, di conseguenza, anche difensori. Così giovedì scorso è rimasto quattro ore a rispondere alle domande dei pubblici ministeri veneziani. Un primo assaggio, un primo interrogatorio sulle contestazioni mosse con l’ordinanza che lo accusa di essere l’ideatore dell’associazione a delinquere finalizzata ad emettere fatture fasulle per otto milioni di euro a favore della Mantovani. Avrebbe spiegato, avrebbe ammesso, ma sui contenuti dell’interrogatorio solo no comment. Di certo si sa che tra breve ce ne sarà un secondo. Longo avrebbe abbandonato la difesa non solo perché non farebbe parte del suo dna difendere indagati che ammettono e soprattutto collaborano con le Procure, ma anche per un altro motivo, seppur si tratta per ora di un ipotesi astratta. Non è un segreto che Baita fosse doppiamente legato ad esponenti politici del Pdl, colleghi e amici di Longo, che dunque avrebbe potuto trovasi, nel caso l’ingegnere veneziano iniziasse davvero a raccontare tutto ciò che sa, a difendere una persona che accusa quelli della sua parte. Davvero poco opportuno. Intanto, pm e difensori sono in attesa della decisione del giudice veneziano Scaramuzza, che dopo la richiesta della Procura del giudizio immediato per Baita, deve decidere la data in cui mandarlo davanti al Tribunale di Venezia: la scelta è tra la fine di luglio o subito dopo la metà di settembre. Con la richiesta di immediato il periodo di carcerazione preventiva per Baita si è allungato a un anno e forse anche questa prospettiva lo ha convinto a cambiare strategia. Come del resto avevano deciso i suoi complici: Claudia Minutillo, Nicolò Buson e William Colombelli sono fuori dal carcere da tempo dopo aver confessato e attendono di patteggiare la pena.

Giorgio Cecchetti

 

 

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