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LA RICHIESTA – Save chiede la conferma di quanto firmato con Cacciari nel 2008

LA PROPOSTA – La società si è resta disponibile a realizzare l’interscambio

LA REPLICA   «Enac ci ha citati come esempio: siamo il miglior aeroporto italiano»

Il presidente della società di gestione del Marco Polo: «Se non sarà possibile fare un accordo con questo sindaco, lo faremo con il prossimo»

L’altro ieri a Roma Comune ed Enac sono tornati ad incontrarsi per risolvere la questione del Quadrante Tessera. Qualcuno contava potesse essere l’incontro risolutivo ma così non è stato, anche se comunque il sindaco Giorgio Orsoni afferma che vuole chiudere la partita entro fine giugno.
In teoria tutto si potrebbe definire molto velocemente ma l’ostacolo è sempre lo stesso, ossia lo scontro tra l’Amministrazione veneziana e la Save sulla destinazione delle centinaia di ettari, gran parte di proprietà della società di gestione dell’aeroporto e in parte minore in mano al Comune.
Il Comune nel Piano di assetto del territorio (il Pat) ha scritto che non ci dovrà essere consumo di suolo e ha ridotto di molto la superficie sulla quale si potrà costruire stadio e nuovo casinò, sostanzialmente ad una cinquantina di ettari. Save chiede il rispetto dell’accordo siglato nel 2008 con l’allora sindaco Massimo Cacciari, accordo che invece le consente di realizzare vari edifici ad uso direzionale e terziario.

«L’Enac sta dimostrando la massima buona volontà per arrivare ad un accordo che salvaguardi la sua programmazione per l’aeroporto e allo stesso tempo quella del Comune – spiega Giorgio Orsoni che ieri mattina ha parlato con i suoi tecnici inviati a Roma e, subito dopo, con l’ingegner Alessandro Cardi, direttore centrale Infrastrutture trasporti di Enac che sta seguendo la vicenda -. Purtroppo devo dire con molto rammarico che la posizione di Save è sempre quella di puntare ad una speculazione immobiliare a breve, senza avere una visione lunga dello sviluppo di quell’area. Per certi versi è comprensibile: il privato fa le sue speculazioni, ma al pubblico compete portare avanti gli interessi del territorio. Oltretutto, in questo caso il presidente di Save disgiunge il suo ruolo di gestore aeroportuale da quello di imprenditore privato e questo non va bene».

Il sindaco è convinto che, per questi motivi, non sarà facile arrivare ad un accordo che coinvolga direttamente anche Save:

«Se la società di gestione entrasse in questa logica dell’interesse pubblico sottostante allo sviluppo dell’area, in conformità agli indirizzi dati Da Enac e Comune, sarebbe auspicabile. Altrimenti non è del tutto preoccupante perché comunque la cosa importante è arrivare ad un accordo con Enac, dopodiché la disciplina di quei terreni sarà conforme a quello che Comune e Enac decideranno di fare».

Vale a dire che se il Comune riuscirà ad accordarsi con Enac, poi Save dovrà adeguarsi. E la base di questo patto dovrebbe essere quella che il sindaco ribadisce da mesi, ossia uno scambio alla pari tra le aree che il Comune possiede e che servono a Save per costruire la seconda pista, e i terreni che la Save ha recentemente opzionato e che servono al Comune per costruire lo stadio, dato che sono fuori del cerchio con raggio di un chilometro dal centro carreggiata della nuova pista nel quale vige il vincolo aeroportuale.

«L’ingegner Cardi mi ha confermato la massima disponibilità di arrivare ad un indirizzo per quei terreni, a prescindere da un accordo con Save. Siamo rimasti intesi che a giorni verificheremo le possibili opzioni e io, appunto, intendo chiarire e concludere la cosa entro fine giugno».

 

Marchi: «Non siamo immobiliaristi ma gestori. E i patti si rispettano»

«Se non sarà con questo sindaco, l’accordo si farà con il prossimo. E d’altro canto non è che ogni volta che cambia un sindaco si possano mettere in discussione accordi sottoscritti». Enrico Marchi, presidente di Save, spiega che la società di gestione dell’aeroporto «ha atto tutto il possibile per favorire una conclusione positiva, abbiamo persino opzionato le aree dove potrà essere costruito lo stadio. E lo abbiamo fatto dopo che Enac ha varato i nuovi vincoli, cosa di cui peraltro il sindaco era perfettamente a conoscenza dato che Enac aveva informato preventivamente l’associazione nazionale dei comuni aeroportuali di cui Giorgio Orsoni è presidente».
Ora, dice Marchi, «la parola spetta al Comune». Save chiede il rispetto dell’accordo del 2008 con l’allora sindaco Massimo Cacciari. «Non è certo uno che volesse fare regali né alla Save né tantomeno a me. Se siamo arrivati a quell’accordo vuol dire che è utile per la città e per l’aeroporto. Per cui mi aspetto che il Comune prosegua su quella falsariga, e in breve potremmo concludere. Il problema è che la nuova “procedura Orsoni”, il quale ha deciso di non parlare con l’Aeroporto ma solo con Enac, allunga inutilmente i tempi».
Il sindaco è disponibile ad uno scambio delle aree alla pari: quella per la pista in cambio dei terreni per stadio e aeroporto.
«Mi pare una visione riduttiva. L’accordo del 2008 prevede la realizzazione di una cittadella aeroportuale sul modello di Amsterdam, Liegi o di altri scali internazionali: contempla stadio, casinò ma anche funzioni logistiche e direzionali che possano avere uno sviluppo generato dai passeggeri del Marco Polo. L’unica cosa che il sindaco non avrebbe voluto sono i centri commerciali, e io sono d’accordo».
Marchi ribadisce pure che Save è disponibile a realizzare il terminal per l’interscambio cittadino terra-acqua sui terreni dell’ex Aeroterminal. «Chiaro che non posso accettare che il Comune realizzi una quantità enorme di posti auto: oltre ai nostri parcheggi, agli abusivi, ai park che il Comune autorizza nei dintorni di Tessera ne vogliono aggiungere ancora? Io dico: sediamoci ad un tavolo e facciamo due conti su quanti abitanti ci sono in centro storico e nelle isole, poi decidiamo il numero di posti auto che serve».
Eppure per il Comune chi vuole fare speculazioni è Save. «Mi pare difficile che degli speculatori vengano citati pubblicamente dal presidente di Enac come i gestori del miglior aeroporto italiano. Lo ha detto nel corso dell’ultima assemblea annuale dell’Ente sostenendo che gli scali vanno privatizzati perché gestiti meglio di quelli pubblici».
Ciò non toglie che si possa speculare sulle aree attorno al Marco Polo. «Non facciamo gli immobiliaristi ma i gestori aeroportuali e mi pare con un certo successo: negli ultimi dieci anni il traffico aereo in Italia è cresciuto ad una media del 4%, Venezia del doppio. Nei primi 4 mesi del 2013 tra i primi dieci aeroporti italiani ci sono due aeroporti in crescita, Venezia e Bologna, e il migliore è Venezia: la media nazionale scende del 5,4% noi aumentiamo del 5,6%. Da gennaio a fine maggio abbiamo ospitato 2 milioni e 200 mila passeggeri e puntiamo ad una crescita del 5% anche quest’anno, superando quindi gli 8 milioni e 200 mila del 2012».
Forse la cattiva impressione deriva dallo stallo negli investimenti. «È indubbio che la firma del contratto di programma con Enac ha rimesso in moto un ciclo virtuoso ma i dati sul traffico sono continuati a crescere anche senza quel contratto, e danno la misura della bontà delle strategie che abbiamo messo in atto, ad esempio l’affrancamento da Alitalia deciso dieci anni fa e l’incremento di traffico con altre compagnie aeree, oppure la scelta di diventare uno scalo intercontinentale. Ed ora gli investimenti possono ripartire: lo spostamento delle caserme di Vigili del fuoco e Guardia di finanza, poi un innovativo people mover che permetterà ai passeggeri scesi dal taxi acqueo o dal motoscafo pubblico di sentirsi direttamente dentro l’aeroporto; e l’ampliamento del terminal, prima la parte sotto i ponti dell’aerostazione e in seguito le due ali laterali».
Mettiamola così, allora, si tratta di speculazioni per lo sviluppo dell’aeroporto. «Niente speculazioni. Ogni milione di passeggeri in più si creano mille posti di lavoro diretti e altrettanti indiretti. Questa è la formula che applichiamo da quando guidiamo questo scalo». (e.t.)

 

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