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Gazzettino – Baita, 40 milioni e la pista romana

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

7

giu

2013

L’INCHIESTA Le tracce di fondi neri porterebbero alla capitale

Caso Baita, c’è una pista romana. Sui conti del manager 40 milioni.

L’ipotesi: tangenti per la politica locale ma anche per quella nazionale

Ore decisive per l’ex capo Mantovani: a breve sarà fissato il rito immediato

Tanti sono i soldi trovati sui conti riferibili al manager. Che ora potrebbe fare i nomi dei suoi “beneficiari”

L’INCHIESTA Le tracce del denaro nero non si fermano in Veneto, arrivano anche nella capitale

Soldi, tanti soldi. Che portano a Roma. Ne sono stati trovati a milioni nei conti in Svizzera e in mille altri conti correnti sparsi in mezzo mondo. I conti, fatti ancora a spannoni, parlano di una quarantina di milioni di euro. Venti sono già stati “scoperti”, dieci sono stati “trovati” e altri dieci sono “presunti”. Si tratta di soldi riferibili in qualche modo a Piergiorgio Baita, il super-manager della Mantovani in galera dal 28 febbraio. Per lui queste sono ore decisive perchè è imminente la fissazione della data del rito immediato chiesto dal pubblico ministero Stefano Ancilotto che lo ha incarcerato per una maxi evasione fiscale di 10 milioni di euro. Da qui in avanti bisogna contare 365 giorni perchè il pm ha tempo un anno per completare le indagini e, dunque, Baita potrebbe restare in carcere fino ad allora. Vorrebbe dire andare al processo alla verde età di 65 anni e, se va bene, beccarsi almeno 4 anni per evasione fiscale. Fatti i conti, Baita rivedrebbe la famiglia quando si tratterà di spegnere le candeline del settantesimo genetliaco. Non una bella prospettiva e questo spiega perchè Baita abbia ormai deciso di parlare. Per dire che cosa? Intanto deve spiegare perchè sui suoi conti ci siano tanti soldi. Rubava per sè? Non ha fatto in tempo a “spenderli” in tangenti? E i soldi che mancano all’appello e che sono transitati per i conti correnti esteri, a chi sono finiti? Gli uomini della Guardia di finanza, che stanno procedendo a studiare tutte le carte sequestrate e che stanno passando al setaccio i conti correnti, sono rimasti stupiti dalla quantità di quattrini trovati nei conti correnti. Si tratta chiaramente di soldi in nero, milioni di euro. E gli altri? Qualche traccia porta a Roma, qualche altra al Veneto. Ma soprattutto a Roma. Il che fa pensare che nel Veneto Piergiorgio Baita pagasse tangenti di piccolo taglio, mentre le mazzette di peso venivano pagate nella capitale. Che cosa significa in concreto? Che per far girare la macchina degli appalti l’ingegnere che guidava il Gruppo Mantovani pagava un po’ qui e tanto lì, ma solo perchè bisognava tenere buona la politica sia locale che nazionale. Perchè dalla politica comunque non si può prescindere. Ora si tratta di capire se Baita, oltre a spiegare il meccanismo, ma è facile pensare che sia quello di sempre, con la spartizione degli appalti fra tutti i partiti, nessuno escluso, vorrà anche fare nomi e cognomi. E di quanti? Ecco perchè la notizia che Piergiorgio Baita sta parlando ha già messo in fibrillazione il mondo dei partiti. Qui e a Roma. E tutti credono già di sapere quali nomi farà, ma chi sta svolgendo le indagini assicura che potrebbe esserci più di una sorpresa. Del resto Baita, uno dei pochi manager di talento italiani, tra i pochi che parlavano direttamente al telefono con i ministri, di qualsiasi partito, saltando le segretarie, conserva molti segreti. L’altra volta, nel 1992, quando finì nella Tangentopoli veneta, Baita portò alla luce un vero e proprio accordo spartitorio che coinvolgeva tutti i partiti. I partiti decidevano gli appalti e le ditte che partecipavano all’appalto. E decidevano anche le quote. Ecco perchè gli investigatori stanno studiando gli appalti della Mantovani ad uno ad uno ed ecco perchè guardano alle composizioni delle Ati, le associazioni temporanee d’impresa. Le ditte delle Ati sono sempre le stesse, ma in un appalto una ha il 10 per cento dei lavori e nell’appalto successivo il 20. Come mai? E adesso molti degli amministratori di queste società piccole e grandi e molti politici “sponsor” di queste ditte cominciano a tremare.

Maurizio Dianese

 

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