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LA RETATA »TRA VENETO E FRIULI

Imprenditori edili incriminati: si associavano in cartelli che alteravano le gare e facevano incetta degli appalti con l’aiuto di funzionari pubblici compiacenti

GORIZIA – Il loro sistema era quasi infallibile. Difficilmente si lasciavano scappare un appalto in tutto il Nordest. Per raggiungere questo obiettivo avevano messo in piedi una vera e propria organizzazione che lasciava poco o nulla al caso. Ma questo movimento di appalti truccati è stato stroncato dalla Guardia di Finanza di Gorizia in quella che è stata definita «la più importante operazione condotta nel Triveneto in questo specifico campo». Otto gli imprenditori agli arresti domiciliari, 124 le persone denunciate riconducibili, a vario titolo, a 105 imprese e a dipendenti di enti pubblici dello Stato. Queste le cifre dell’operazione denominata Coffee Break. «Un’indagine complessa e articolata», le parole del procuratore capo di Gorizia, Caterina Ajello «che ci ha permesso di scoprire un vero e proprio cartello di imprese dedite stabilmente al reato di turbativa d’asta e di truffa aggravata ai danni dello Stato». Nella maxi-inchiesta, avviata nel luglio 2010, sono state esaminate circa 180 gare d’appalto per opere pubbliche per un importo totale pari ad oltre 90 milioni di euro, manipolate dal sodalizio a partire dall’anno 2010. Nel mirino sono finite specificatamente 30 gare per un importo totale pari ad oltre 16 milioni di euro. A conclusione della prima tranche di indagini nel dicembre 2012, sono state deferite alla Procura complessivamente 132 persone, accusate di associazione per delinquere finalizzata ad aggiudicarsi gare d’appalto pubbliche in varie parti del territorio nazionale, grazie a un complesso e collaudato meccanismo, fatto anche di reciproci scambi di favori. Agli arresti domiciliari sono finiti Giovanni Demo della ditta omonima di Summaga (Portogruaro); Paolo Fornasier della Cogefor di Susegana (Treviso); Alberto D’Agosto della Nova Geocam di Cividale del Friuli, Bruno Brunetti della Gaiardo di Gonars, Franco Pessot e Andrea Fantin della Pessot costruzioni di Pordenone, Cristian Scarsini della Spiga di Tolmezzo e Giampiero Perissutti sempre di Tolmezzo. Coinvolti anche dipendenti pubblici ma non di Trieste nè di Gorizia, mentre una denuncia ha raggiunto anche una persona residente e operante in Emilia Romagna, oltre alle 25 venete e alle 79 del Friuli- Venezia Giulia. «Nel sistema introdotto da questa organizzazione criminale, la libera concorrenza non esisteva perché tutte queste imprese erano colluse», la conclusione del procuratore Ajello e del comandante provinciale delle Fiamme gialle Fabio Cedola «appena veniva indetta una gara si registrava un numero vertiginoso di contatti telefonici (oltre 7.800 conversazioni telefoniche accertate ndr) che servivano ad elaborare la strategia vincente».

Francesco Fain

 

Il procuratore capo «Un sistema illecito generalizzato»

«Quello che siamo riusciti a decapitare non è un cartello che fa parte di un sistema inedito ma generalizzato che mira a creare un’oligarchia nel campo imprenditoriale». Caterina Ajello, procuratore capo di Gorizia, è stata chiara nel denunciare la portata del fenomeno illecito dell’inchiesta condotta tra Veneto e Friuli-Vernezia Giulia. Purtroppo, quella degli “appalti truccati” è una piaga che sta crescendo sempre più e in tutta Italia, nessun’area esclusa. «Temo che siamo soltanto agli inizi», le parole pronunciare dal magistrato «questa sta diventando, purtroppo, una prassi consolidata nel campo delle opere pubbliche. L’organizzazione che abbiamo scoperto aveva architettato un sistema che le permetteva di “pilotare” gli appalti grazie anche a dipendenti pubblici compiacenti. Sia le gare aperte che quelle a procedura negoziata venivano controllate in modo illecito con il risultato che l’imprenditore onesto non riusciva mai ad aggiudicarsi un appalto». (f.f.)

 

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