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INCHIESTA MANTOVANI »I SOLDI DI BAITA

La richiesta dei pm veneziani di rivelare chi sta dietro ad alcuni depositi bancari a Lugano convince le autorità elvetiche

MESTRE – I conti correnti segreti di Piergiorgio Baita e di altre persone finite nell’inchiesta della Procura di Venezia che indaga per frode fiscale ed evasione, ora interessano anche la Procura di Lugano che sta verificando che quel denaro non sia di provenienza illecita. Una premessa per capire come mai anche i magistrati svizzeri si interessano ai soldi di “Baita e soci”. Per la Svizzera è reato portare denaro proveniente da attività illecita nelle sue banche. Quindi quando il sostituto procuratore Stefano Ancilotto chiede alle autorità cantonali di Lugano di sapere chi sta dietro ai conti cifrati scoperti e attribuibili a Baita, i magistrati di Lugano chiedono il perché di quella richiesta. La Procura di Venezia e i finanzieri del Nucleo Provinciale di Polizia Tributaria spiegano che secondo loro in quei conti c’è o è transitato del denaro messo assieme illegalmente attraverso evasione fiscale e frode fiscale. La documentazione corposa inviata in Svizzera, a sostegno di questa tesi, convince i magistrati di Lugano di aprire un’indagine su quei conti. È immaginabile che molte delle risposte cercate dagli inquirenti veneziani arriveranno ben prima di quanto si potesse immaginare. Non è da escludere poi che, grazie all’indagine elvetica, i nostri inquirenti possano venire a conoscenza di altri conti correnti per ora non ancora individuati e attribuibili a Baita e ad altre persone indagate. Un altro punto fermo, emerso di recente, è il fatto che i conti correnti individuati in banche di Lugano oltre a Baita portano ad altre persone. Domanda legittima: sono attribuibili a indagati di cui si conosce già il nome, oppure ad altri? L’impressione è che la lista degli indagati sia diventata parecchio lunga. Del resto immaginare che a fare da “spalloni” per i soldi messi assieme grazie alle fatture false prodotte dalla “società cartiera” di William Colombelli a San Marino, siano stati solo Colombelli e Claudia Minutillo, è poco realistico. La settimana che si apre domani assieme alla successiva possono diventare importanti per l’inchiesta del sostituto Ancillotto affiancato dal collega Stefano Buccini. Infatti Piergiorgio Baita che ha ammesso ai magistrati, le proprie responsabilità in ordine ai reati che lo hanno portato in carcere, aggiungendo di aver pagato, in maniera illecita, in almeno tre occasioni, partiti i destra e sinistra deve decidere se collaborare fino in fondo e raccontare tutto del sistema Baita. Insomma deve decidersi di parlare di “affari illeciti e politica”. Del resto parecchie cose gli inquirenti le hanno già raccolte. Il sostituto Stefano Ancillotto e i finanzieri del colonnello Renzo Nisi, non si accontentano delle ammissioni fatte sui pagamenti ai partiti. E se ha deciso di parlare lo deve fare velocemente anche perché i tempi che lo stanno portando verso un altro anno sicuro di carcere si stanno accorciando. Non va dimenticato che altri tre protagonisti importanti di questa inchiesta e cioè Claudia Minutillo, il ragioniere tuttofare Nicolò Buon e l’imprenditore sanmarinese Wiliam Colombelli, sono usciti dal carcere perché hanno collaborato con gli inquirenti. E non hanno parlato solo degli episodi contestati loro. E Piergiorgio Baita lo ha capito se ha deciso di cambiare linea difensiva andando contro la strategia dello studio legale “Longo Ghedini” che lo tutelava prima.

Carlo Mion

 

Otto ai domiciliari, ecco le gare truccate

Il gip di Gorizia: sodalizio criminale stabile

Un sistema «stabile, organico e organizzato» per assicurare «tramite la manipolazione delle procedure di gara a seguito di accordi preventivi» l’aggiudicazione delle gare d’appalto a una delle imprese «facenti parte del sodalizio criminale» o ad altre «amiche individuate per la singola gara». Accordi presi «nel conseguente frenetico sviluppo di contatti personali o telefonici», concordando le percentuali delle offerte durante «incontri collettivi». Sulla base di questa tesi, a conclusione delle indagini svolte dalla Guardia di Finanza – il gip di Gorizia ha contestato l’associazione per delinquere tra gli otto imprenditori posti agli arresti domiciliari – compresi Giovanni Demo dell’omonima impresa edile che ha sede a Summaga di Portogruaro e Paolo Fornasier titolare dell’impresa edilizia Cogefor a Susegana – mentre 124 persone sono state denunciate a vario titolo all’autorità giudiziaria e fra essi numerosi dipendenti pubblici compiacenti. Il presunto cartello coinvolge moltissime opere pubbliche tra Veneto e Friuli-Venezia Giulia, incluse – nel territorio regionale – una sistemazione di strade a Concordia Sagittaria (Venezia), lavori sul canale Beoli di Conselve (Padova), l’asfaltatura di due vie a Vittorio Veneto (Treviso).

 

LAVORI PUBBLICI nel veneto

Il Pdl vicentino denuncia «Malaffare negli appalti»

VICENZA – Una conferenza stampa sugli appalti pubblici, per denunciare le “magnerie” fatte a spese dei contribuenti veneti, che si tiene in Piazza Biade: sembra un collegamento di appetiti atavici tra uomini e bestie, uno scherzo del destino. Se poi a convocarla è il Pdl, cioè il partito che da sempre governa il Veneto, quindi il più indiziato delle “magnerie” – anche se non l’unico, ci possiamo giocare lo stipendio – è un appuntamento da non perdere. Eccoci allora nella sede provinciale del Pdl vicentino ad ascoltare l’europarlamentare Sergio Berlato nella sua nuova denuncia pubblica. Sottolineiamo provinciale non per caso: il Pdl cittadino è un «protettorato regionale di Venezia», dice Berlato, intendendo il vicecoordinatore veneto Marino Zorzato, il che vuol dire il gruppo Sartori-Galan , che in città ha come referente Pierantonio Zanettin. I due Pdl non si parlano. La sala è piena di gente, tutti la pensano come Berlato. Volendo, farebbero nomi e cognomi. Si capisce dalle battute, ma si trattengono. C’è l’ex sindaco di Vicenza Enrico Hullweck, quello di Albettone Giò Formagggio, quello di Noventa Vicentina Marcello Spigolon, insomma l’intero coordinamento provinciale che lunedì scorso ha deciso: denuncia ai giornali e poi carte in procura. Anzi in due procure: Vicenza e Venezia. Berlato la prende larga, parla di «necessità di fare chiarezza anche se il partito è il mio», di «imprenditori con il gozzo pieno e altri a digiuno», di «attacchi e minacce che questo atteggiamento mi procura», senza dire da chi. E le carte? Gliele hanno fatte avere alcuni imprenditori, disposti a testimoniare. Riguardano i lavori pubblici regionali di somma urgenza, cioè quelli imposti da rotte di argini, allagamenti, alluvioni, che seguono procedure diverse dagli appalti normali. «In questi casi c’è l’abitudine consolidata di chiamare le stesse aziende», accusa Berlato, «lasciando fuori altre con le stesse caratteristiche. Alcune di queste aziende presentano fatture senza aver fatto i lavori. Ci sono camion che risultano viaggiare tutto il giorno carichi di materiale, mentre sono incidentati in garage. Il giro ammonta a svariati milioni di euro. Mi risulta che indagini sono in corso a Vicenza, Padova, Rovigo e Venezia. Trattandosi di opere sulla rete idrica e idraulica, sono tutte commissionate dal Genio Civile. Nel settore operano anche i Consorzi di bonifica ma io mi riferisco solo alla parte pubblica». Qualche nome? «Non ne faccio perché ho rispetto per i soggetti coinvolti», risponde Berlato. «Dico solo che le imprese sono sempre quelle. Il malaffare è trasversale, come sta dimostrando l’inchiesta sulla Mantovani e le risposte date dagli inquirenti. Altre ne verranno nei prossimi giorni». Il malaffare sarà anche trasversale – è l’obiezione immediata dei giornalisti – ma la parte del leone è senz’altro la vostra: governate da sempre. «Mai avuto problemi a denunciarlo quando ne sono venuto a conoscenza», replica Berlato. «In caso contrario mi sarei reso complice. Ma non è giustizialismo, noi lo facciamo nell’interesse degli iscritti che devono sentirsi fieri di far parte del Pdl». Alla fine, pressato dalle domande, l’europarlamentare molla mezza notizia: «Parrebbe essere nell’altopiano di Asiago l’edificio ad uso civile che un noto politico locale ha avuto in regalo da una delle ditte che abitualmente si aggiudicano gli appalti pubblici nel Veneto». Ma non sarà che tutte queste denunce senza nomi rientrino in una spregiudicata lotta intestina? «No, la prova è che io sono sempre andato avanti a viso aperto». Una controverifica non farà male: i lavori per somma urgenza, fanno sapere dalla Regione, sono stati messi in gara da tutti i Geni Civili l’anno scorso. Sette gare, validità due anni, importo 6 milioni di euro. Conseguenza: il pool di imprese che ha vinto lavora, chi ha perso sta a casa. Da qui nascerebbe il malumore. Questa soluzione, spiegano i tecnici, ha eliminato le chiamate a rotazione, che prima accontentavano un po’ tutti. O è stata adottata per eliminare gli abusi?

Renzo Mazzaro

 

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