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Una sentenza, quella pubblicata dalla Corte di Cassazione, che interesserà di certo tanti cacciatori veneti. Poiché i giudici della Terza sezione penale di Roma hanno sancito che basta il semplice possesso di un richiamo elettroacustico, al di là del suo effettivo e comprovato impiego, a perfezionare il reato e a rendere possibile la condanna.
La vicenda approdata all’attenzione dei giudici di Roma era nata quando la polizia provinciale di Rovigo aveva accusato due cacciatori di possesso di un richiamo di questo tipo, vietato dalla legge. Le difese avevano sostenuto che non vi era la prova che il dispositivo fosse stato effettivamente impiegato. E avevano lasciato intendere che era anche possibile che il suono che aveva messo la polizia provinciale sulle tracce dei cacciatori provenisse da un altro richiamo, non dal loro. Proprio perché questi dispositivi, per quanto vietati, sono molto diffusi. Nel 2011, a Rovigo era arrivata la condanna. E non è che le argomentazioni delle difese abbiano ricevuto migliore sponda dalla Corte di Cassazione. Che, se da un lato, non ha potuto che dichiarare l’intervenuta prescrizione del reato, dall’altro ha rigettato la richiesta di restituzione del richiamo, a suo tempo confiscato. Questo perché, appunto, trattandosi di un apparecchio vietato, basta il suo semplice possesso per fare sì che l’illecito sia da ritenersi consumato.

Lorenzo Zoli

 

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