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DOPO LA PROTESTA – Il primo cittadino giovedì a Roma. Il ministro Lupi: «Verificheremo le alternative alla situazione attuale»

Costa (Porto) preferisce il canale S. Angelo Contorta. Vtp: «La città non è contro le grandi navi»

Quando andrà a Roma per incontrare il ministro per le Infrastrutture e Trasporti, il sindaco Giorgio Orsoni avrà una sola linea: quella più volte illustrata e da lui ritenuta di buon senso.

«Al di là dei progetti con cui ognuno si sbizzarrisce – afferma il sindaco – bisogna pensare ad una soluzione immediata, che non è futuribile come il porto in mezzo al mare e neppure lo scavo di un nuovo canale in mezzo alla laguna. Sto parlando di realizzare un terminal per le grandi navi a Porto Marghera, che non vuol essere una soluzione definitiva, ma sicuramente sarebbe una buona soluzione transitoria. Mentre per le alternative di cui abbiamo sentito finora parlare ci vorrebbero anni a realizzarle, per Marghera sarebbero sufficienti tre mesi».

La soluzione Orsoni è invisa al presidente dell’Autorità portuale, Paolo Costa, il quale l’ha già bollata come inattuabile.
«Abbiamo già la soluzione – dice, riferendosi allo scavo del canale Sant’Angelo-Contorta – che è stata già illustrata ai ministri e alle autorità competenti. Giovedì la riproporremo».
Beppe Caccia, uno degli animatori della protesta, è raggiante:

«I cittadini veneziani hanno lanciato un messaggio chiaro e forte: il passaggio delle grandi navi è insostenibile e chi le difende ha fatto il suo tempo».

Il presidente di Vtp Sandro Trevisanato, chiamato in causa, ribatte anche perché deve salvaguardare centinaia di milioni di investimenti sulla Marittima. «Ci aspettavamo molta più gente alla protesta – ha commentato – ma per fortuna ho potuto constatare che la città non è contro le grandi navi».
Anche il ministro Maurizio Lupi, promotore dell’incontro di giovedì, ha ben presente che occorra fare qualcosa:

«Bisogna mettere in sicurezza il passaggio delle navi senza mettere a rischio la sicurezza di Venezia e poi vedere se nel medio-lungo periodo, esistano alternative allo stato attuale».

Sul fronte della politica cittadina, il segretario dell’Udc Michele Scibelli è stato chiaro: «Non prendo in considerazione alternative se prima non vengono tutelati i lavoratori del porto».
Anche per il coordinatore del Pdl, Alessandro Danesin e per il vice Roberto Ferrara il lavoro è prima di tutto: «Spostare i traghetti a Fusina, scavare il canale Sant’Angelo e far passare le navi una sola volta in Bacino».
Ieri, il Consiglio comunale ha bocciato l’inserimento per l’immediata discussione di una mozione presentata da Renzo Scarpa (gruppo misto) che sollecitava la promozione di un confronto pubblico sul tema delle alternative alla Marittima. Il documento, per il quale anche il sindaco si era espresso a favore, è stato invece cassato con i voti contrari del centrodestra (eccetto Fratelli d’Italia) l’astensione o il non voto di parte della maggioranza.

 

IL COMITATO  «La proposta del sindaco sarà senza mandato popolare»

Forti del successo riscosso dalla tre giorni di protesta contro l’attraversamento del bacino di San Marco da parte delle grandi navi, il Comitato rilancia e chiede al sindaco di non proporre soluzioni (o meglio la sua soluzione) all’incontro di giovedì con il ministro Maurizio Lupi. Il portavoce del Comitato No grandi navi, Silvio Testa è arrivato ad avvertire il sindaco che se chiederà il trasferimento del terminal crociere a porto Marghera lo farà a titolo personale.

«Proprio così – dice Testa – lo farà senza alcun mandato popolare e senza il sostegno dell’unico atto amministrativo votato dal Consiglio comunale. Alla riunione di Roma, se parteciperanno gli armatori e non solo i rappresentanti delle istituzioni allora dobbiamo partecipare anche noi. Una sola la decisione da prendere: l’immediata applicazione del decreto Clini Passera che vieta alle navi superiori alle 40mila tonnellate di entrare in laguna».

Il Comitato contesta anche chi parla di posti di lavoro in pericolo in caso di allontanamento del traffico dei “giganti” del mare dalla città, magari in un terminal in mare aperto.

«Ci sono filiere diverse di crocierismo – ha poi puntualizzato Testa – fatte di navi piccole e di yacht a vela e a motore. Hanno un altissimo valore aggiunto e potrebbero essere richiamate, offrendo loro il privilegio di attraccare a Venezia. Si attrezzi come un Marina una parte della Marittima per fare di Venezia la capitale della vela e del mare e si offrano posti in transito a tutti i turisti del Mediterraneo. Si crei inoltre una sinergia con i Bacini dell’Arsenale dove questi mezzi di lusso potrebbero fare carenaggio e manutenzioni spingendoli a fare di Venezia l’home port di una clientela di fascia alta».

Per il Comitato “No grandi navi”, insomma, un’alternativa al gigantismo rappresentato da navi di lunghezza superiore a 300 metri c’è e sarebbe immediatamente attuabile.

 

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