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Giovedì a Roma il vertice con il ministro. Trevisanato: «Ci dicano cosa dobbiamo fare». Denunce in arrivo per i manifestanti

Alternative sul tavolo. E poteri di decisione alla città. Il giorno dopo la grande manifestazione contro le grandi navi, il dibattito politico si infiamma, in vista della convocazione, fissata per giovedì a Roma, al ministero delle Infrastrutture.

«Bisogna mettere insieme la salvaguardia di Venezia e il turismo»,

ha detto ieri il ministro Lupi. Il sindaco Orsoni vuole una soluzione alternativa.

«Se non si fa niente si esasperano gli animi»,

dice. Ieri la questione è approdata in Consiglio comunale. Ordine del giorno trasversale – non firmato dal Pdl – che chiede una comparazione tra i vari progetti alternativi. «Ne dovranno parlare le commissioni consiliari, con un dibattito aperto alla città», dice Renzo Scarpa, consigliere del Gruppo Misto tra i promotori della raccolta firme per presentare la mozione. Intanto a chiusura della tre giorni di protesta «Par tera e par mar» il comitato No Grandi navi canta vittoria. Grande successo della manifestazione, che ha visto la partecipazione oltre ai comitati anche di molti cittadini comuni, nonostante il maltempo del pomeriggio. I manifestanti hanno anche «bucato» i media nazionali ed esteri, ottenendo servizi sulle tv e i quotidiani nazionali. In più la solidarietà di molti artisti e uomini di cultura, come il fotografo Gianni Berengo Gardin, che ha donato loro alcuni scatti d’autore sull’impatto delle grandi navi.

«Abbiamo scritto al sindaco Orsoni», dice il portavoce Silvio Testa, «invitandolo a non forzare la mano proponendo a Roma soluzioni non condivise dalla città». «Tutte le ipotesi alternative», continua il comitato, «prevedono di spostare la Marittima o di cambiare il percorso, addirittura in qualche caso raddoppiando le strutture con il senso unico a San Marco. Una follìa. Bisogna invece cambiare filiera, abbandonare un modello croceristico insostenibile, privilegiando invece il traffico degli yacht e delle piccole navi da crociera. Una soluzione a portata di mano, che porterebbe lavoro e ricchezza senza arrecare danni alla città e alla salute dei cittadini».

«La manifestazione ha dimostrato che quel modello di crociere non è sostenibile per la nostra città», scrivono i consiglieri Beppe Caccia e Camilla Seibezzi della lista In Comune, «la propaganda dei sostenitori e di chi difende, come il presidente di Vtp Trevisanato solo gli interessi di lobby estranee alla città, ha fatto davvero il suo tempo, Adesso bisogna perseguire alternative credibili, scientificamente valide, tenendo presente quello che prescrive il Pat e la richiesta che la città riprenda la sovranità sulle sue acque».

La votazione della mozione è stata alla fine rinviata, con qualche voto contrario nel Pd. Ma il suo significato politico resta. Intanto il presidente della Vtp Sandro Trevisanato parla di «comportamenti irrazionali». E insiste: «La navigazione in laguna è sicura, abbiamo la Marittima che è un gioiello che il mondo ci invidia: io dico fateci arrivare le navi. Poi non siamo noi i governanti, anche se ci accusano di tutto, siamo un concessionario. Non possiamo decidere di non far passare le navi. Ci dicano cosa fare». Denuncia in arrivo per i manifestanti e i blocchi, i ritardi delle partenze delle grandi navi? «Noi non ne faremo», dice il presidente, «c’erano le forze dell’ordine presenti, che hanno visto e hanno l’obbligo di denuncia». E qualche denuncia è in arrivo per il gruppo di manifestanti che ha tentato domenica mattina di forzare il blocco dei celerini e dei carabinieri davanti ai cancelli della Marittima. Per tutti l’accusa è di aver violato le prescrizioni dell’autorità. Poiché la Questura aveva chiesto ai manifestanti di arrivare al Mercato Ortofrutticolo del Tronchetto e non alla Marittima. «Ai venditori di frutta e verdura non avevamo niente da dire», hanno commentato i manifestanti. La Digos sta anche visionando i tanti filmati e le fotografie scattate durante il corteo. Per qualche ragazzo potrebbero scattare anche altre contestazioni, come quelle di resistenza. Ma si è trattato di piccoli episodi – come lo svuotamento di un estintore vicino ai carabinieri – e di qualche scaramuccia. Nulla in confronto agli scontri violenti del settembre scorso. In più, stavolta, la manifestazione ha ottenuto la platea internazionale. Adesso l’appuntamento è per giovedì.

Alberto Vitucci

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COSTA: «SCAVARE IL CANALE CONTORTA- SANT’ANGELO»

Un nuovo canale in mezzo alla laguna. Il progetto dell’Autorità portuale prevede di scavare una nuova via d’acqua in laguna centrale – il canale Contorta Sant’Angelo – per consentire l’accesso delle grandi navi alla Marittima dalla bocca di porto di Malamocco. Quaranta milioni di euro servirebbero per approfondire il canale e portarlo alla profondità di 10 metri, rispetto ai 2 attuali. Il canale sarebbe largo almeno cento metri, e dovrebbe consentire il passaggio di due navi nei due sensi contemporaneaemtne, con un nuovo bacino di evoluzione. Le navi entrerebbero da Malamocco, percorrendo la prima parte del canale dei Petroli, per poi imboccare il Contorta e arrivare in Marittima. In questo modo, sostiene il Porto, le navi resterebbero in Marittima dove sono state costruite infrastrutture da milioni di euro. L’obiezione principale, avanzata anche dall’ingegnere idraulico Luigi D’Alpaos, riguarda i danni che il passaggio delle navi provocherebbe alla laguna, con l’erosione dei fondali e la loro permanenza in città. (a.v.)

 

ORSONI: «LE BANCHINE A MARGERA IN AREA SYNDIAL»

«Le grandi navi a Marghera. Un progetto che si potrebbe realizzare in tempi brevissimi, con costi molto ridotti. Lo avevamo proposto un anno fa, a quest’ora sarebbe completato». È l’idea del sindaco Giorgio Orsoni, che insiste da tempo su questa ipotesi. Banchine per le meganavi di oltre 300 metri di lunghezza potrebbero essere facilmente attrezzate nell’area dell’ex Syndial. Il luogo consentirebbe anche collegamenti facili con la rete autostradale e l’aeroporto. In questo modo si potrebbe anche rivitalizzare a uso portuale un’area industriale dismessa. Qui le obiezioni sono del Porto. «Troppo traffico di mercantili in quell’area», dice il presidente Paolo Costa, «lì le grandi navi non ci stanno». Non c’è grande entusiasmo nemmeno da parte dei comitati. «Mettere le navi a Marghera significa tenerle dentro la laguna, dare per buono questo assurdo modello di sviluppo della croceristica». Sempre in area industriale, ma sulle barene lagunari di Mira (Dogaletto) la Vtp ha progettato una nuova Marittima per le navi superiori a un certo tonnellaggio.

 

DE PICCOLI: «NUOVA MARITTIMA A PUNTA SABBIONI»

Banchine per grandi navi a Punta Sabbioni, davanti alle dighe del Mose. In origine si chiamava progetto «Perla», era stato proposto al governo come alternativa alle dighe del Mose. Con le navi fuori dalla laguna si potevano rialzare i fondali e il Mose sarebbe stato inutile. Adesso Cesare De Piccoli, ex vicesindaco, parlamentare europeo e già viceministro, rilancia la sua idea: per spostare le navi il posto migliore è Punta Sabbioni. Costo ridotto rispetto ad altre ipotesi, navi raggiungibili con pullman e battelli dall’aeroporto, catamarani per portare i turisti a Venezia. Impatti da calcolare, ma il Porto su questa ipotesi non ci sente. La vedono con favore invece molti ambientalisti e comitati. Le navi – fino a un massimo di otto – potrebbero ormeggiare in senso longitudinale alla corrente, con la prua verso il mare. Le altre navi, fino a un massimo di 40 mila tonnellate, potrebbero invece restare in Marittima. Per perfezionare il progetto, De Piccoli si è affidato a un gruppo di consulenti, ingegneri marittimi e idraulici.

 

l’ex cantiere del mose a Santa Maria del Mare

Navi fuori della laguna. La parola d’ordine dei comitati non è una novità. Già negli anni Settanta l’architetto Pino Rosa Salva, presidente onorario di Italia Nostra scomparso qualche anno fa, aveva progettato l’avamporto. Struttura a V davanti a San Nicolò, navi al riparo dalle correnti ma fuori della laguna. Il progetto è stato poi realizzato a Montecarlo. Tra le ipotesi per estromettere dalla laguna i transatlantici quella – avanzata dall’Autorità portuale lo scorso anno – di pensare a un riutilizzo del cantiere del Mose a Santa Maria del Mare. Oppure quello di prevedere insieme ai petroli e ai container, anche una banchina per le grandi navi nel porto off shore progettato sempre dal Porto 8 miglia al largo di Malamocco. Tra i progetti depositati per le alternative alla Marittima anche l’idea di Ferruccio Falconi, ex capo dei piloti del porto, che prevede invece di realizzare nuove banchine davanti a Sant’Erasmo. «Protette dai venti e dalle correnti, vicine alla bocca di porto», dice.

 

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