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L’ELETTRODOTTO DI TERNA»DOPO IL NO DEL CONSIGLIO DI STATO

Per il progetto di Terna le ville della Riviera del Brenta non sono più un valore

Lo stop all’Elettrodotto Camin-Dolo è stato dato dal Consiglio di Stato perché il parere positivo del Ministero dei Beni culturali non è stato adeguatamente motivato, scrive Terna, e questo perché, evidentemente, non ha trovato abbastanza argomenti per convincere della bontà di un progetto che avrebbe interferito con parte del paesaggio veneto di eccellenza quali ville e Riviera del Brenta. La vicenda ricorda quella del revamping di Italcementi a Monselice e dell’Ilva di Taranto: anche lì vi erano obiettivi di razionalizzazione e sicurezza vantaggi ai Comuni e alle popolazioni e vantaggi per i lavoratori e chi ha bocciato il progetto di un elettrodotto aereo, in “tipologia tubolare” (un unico pilone) anziché a “traliccio”, sembra essere fuori dalla storia industriale e un pericoloso competitor culturale, poiché la cultura dominante dell’industria e del progresso viene ancora una volta, come appunto a Monselice, sconfitta da una cultura che fino ad ora non è quasi esistita, e questo perché l’ambiente e il paesaggio sono via via diventati dei “beni” dei quali ci si rende conto solo ora e per i quali si lotta, duramente, a Padova come in Turchia. Il progetto di Terna è dunque quello di “smaltire” e di ottimizzare il trasporto dell’energia elettrica che lo presenta nel dicembre del 2007; con Dgr n° 262/2008 la Giunta regionale del Veneto ritiene l’opera meritevole con un procedimento d’«espressione dell’intesa» sull’intervento; l’8 luglio 2009 la Commissione Regionale Via (Valutazione Impatto Ambientale) dà parere favorevole al progetto subordinandolo al rispetto di alcune prescrizioni; Commissione – ci tengono a far sapere – che è un organo tecnico del tutto indipendente dalla Giunta regionale e questo perché non si pensi che una Commissione tecnica della Regione sia influenzabile dalla politica, dalla Giunta e ognuno il suo. In questa fase cruciale alla Commissione Via vengono presentate tre osservazioni: 1 – interramento della linea a 380 kv Dolo-Camin; 2 Interferenze con gli ambiti idrovia, Villa Sagredo, Parco Urbano Sarmazza, Riviera del Brenta e relativi impatti paesaggistici e ambientali (col cuore della cultura veneta, sarebbe come piazzare i piloni tubolari e relativi cavi davanti al Colosseo); 3 Effetti salute dei campi elettromagnetici. L’osservazione 1 che prevede l’interramento viene giudicata dalla commissione non percorribile in quanto non in grado di assicurare una totale funzionalità della Trasmissione della Rete Elettrica nazionale. Terna ha presentato una serie di “alternative” una mista cavo aerea, e una, Alternativa 2, tutta aerea che rappresenta una ottimizzazione del tracciato di progetto. E che fa la Commissione Via che valuta l’impatto ambientale? Valuta che l’Alternativa 1 presenterebbe numerose criticità tali da condizionare anche gli interventi di razionalizzazione e che invece l’Alternativa 2 era da preferire perché comporta una “vera razionalizzazione della rete AAT/AT. Certo che bisogna essere dei tecnici per valutare che un cavo interrato sia più impattante e da preferire a una linea aerea, perché se ci limitiamo al senso comune salvaguardare Parchi, Ville e Riviera del Brenta parrebbe frutto di una profonda ignoranza in fatto di risultante e sintesi culturale dal momento che la radice della cultura starebbe nel valutare coibenze di ottimizzazione nel trasporto dell’energia elettrica. È da sottolineare che in tutte le relazioni che è dato di conoscere non è presente il termine “paesaggio”. Eppure la Convenzione europea del 2001 è stata firmata dall’Italia e la Legge urbanistica regionale è operativa dal 2004 e in entrambe vi sono articoli che richiamano a valori paesaggistici e quindi alla presenza di questa invariante con la quale fare i conti e il “paesaggio” è forma. Osservando il problema da questo punto di vista sarebbe come se per rifare l’impianto elettrico di casa accettassimo fili volanti nella cucina e nel salotto anziché metterli sottotraccia, non so chi di noi accetterebbe cavi e prese che s’intrecciano dappertutto tanto da trasformare il nostro salotto in una centrale elettrica; oppure per rendere più efficace lo scarico dell’auto accettassimo un nuovo tubo che alteri l’immagine della nostra auto e sostenessimo che impatta meno di uno nascosto. Il fatto culturalmente rilevante è che l’Estetica del progresso non fa più estetica perché ha perso il contatto con l’Etica. E questo perché i tempi cambiano e il nuovo e il Bello non sono più associati ai codici significanti del Novecento – e si veda il futurismo e le centrali elettriche di Sant’Elia (primi del Novecento) – ora il codice semiologico dominante è quello della Storia e della Natura. L’Estetica è ora quella dell’arte -delle Ville venete) e del naturale (la Riviera e il Parco Sarmazza). Questa è la nuova immagine del progresso. La tecnica ha perso. Anche per colpa sua.

Bepi Contin

 

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