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Il governatore Debora Serracchiani cancella l’alleanza tra Venezia e Trieste

Costa: «La nuova piattaforma serve solo a togliere le petroliere dalla laguna»

VENEZIA – Paolo Costa ha appena finito di riferire al consiglio regionale che la portualità dell’Alto Adriatico si nutre del porto off shore e di collegamenti ferroviari efficienti, che dal Friuli Venezia Giulia arriva un siluro nucleare destinato a deflagrare sull’alleanza dei porti dell’Alto Adriatico: Ravenna, Venezia, Trieste, Capodistria e Fiume.

«I porti dell’alto Adriatico – sibila Debora Serracchiani, da poche settimane governatore del Friuli – sono chiamati a una sinergia profonda: invece la piattaforma off-shore di Venezia rompe questo sistema di collaborazione». «Non a caso – ha precisato Serracchiani – il porto di Ravenna è uscito dall’associazione dei porti protestando nei confronti di questo progetto. Credo che Trieste, come Capodistria, siano chiamati a difendere più e meglio i propri interessi in un’ottica di sinergia e di concorrenza utile. Non possiamo pensare che alcuni progetti – ha concluso – siano fagocitatori di tutta la portualità dell’Alto Adriatico».

Amen. Non fosse per il suo pedigree democristiano, Paolo Costa avrebbe già mandato all’aria baracca e burattini. E invece risponde in curiale antico: «Mi spiace che Debora Serracchiani commenti un’audizione della quale non può conoscere i dettagli: non ho mai mancato di sottolineare come il porto off shore faccia parte di una strategia Napa che auspica, sostiene e collabora a far realizzare sviluppi altrettanto sostanziali a Trieste, Capodistria e Fiume ma anche di Ravenna». La tensione tra i porti covava sotto la cenere, se Costa si concede un’ultima annotazione: «Spiace constatare come la presidente Serracchiani, sfuggendo ripetutamente a ogni richiesta di incontro e confronto stia seguendo una strategia da polli di Renzo che, qualora avesse successo, non potrebbe aver altri effetti che quelli di rilanciare le portualità, non adriatiche, concorrenti». A dare fuoco alle polveri è stata, evidentemente, l’audizione di Paolo Costa davanti alle commissioni congiunte del consiglio regionale del Veneto. Durante la quale Costa non ha mancato di sottolineare come il Veneto «si stia giocando il futuro, rischiando il proprio suicidio». Il porto off shore, piattaforma da 1,5 miliardi di euro, progettata da uno studio di ingegneria britannico, è in realtà l’occasione per trasformare il Nordest in una «grande piattaforma logistica» di valenza europea. Non solo perché vanno allontanate da Venezia le 400 petroliere che ogni anno solcano la laguna, ma anche perché il porto d’altura può diventare il vero scalo merci marittimo veneziano, con fondali adeguati (che in laguna non ci sono) e una banchina container a PortoMarghera (nell’area ex MonteSyndial). «L’Europa e il governo italiano hanno adottato questo progetto, considerandolo strategico. Ma se non adeguamo la rete ferroviaria a monte resta un gigante senza gambe» ha spiegato Costa, che ha sollecitato la Regione a fare la sua parte: «I porti dell’Alto Adriatico possono strappare al Tirreno e ai porti del Nord Europa significative quote di mercato. È assurdo però non avere le ferrovie adeguate a garantire il trasporto delle merci. L’Europa ci impone di scegliere che gli hub dell’Alta velocità/Alta capacità ferroviaria saranno Verona e Tessera, in aeroporto. Il rischio è di condannare al declino il Marco Polo».

Daniele Ferrazza

 

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