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Grandi Navi, Palais Lumierè, acqua alta e turismo di massa

Il New York Review of Books: «Troppi poteri in città»

VENEZIA – Dal Palais Lumiere alle grandi navi, passando per il turismo di massa e il pericolo dell’acqua alta. A Venezia non basta essere nella lista dei gioielli dell’Unesco per salvarsi. Perché è una città che non sa o forse non vuole guardare in faccia alla realtà, piegata ai gruppi di potere, e soprattutto governata da troppe istituzioni – locali o nazionali, di destra o di sinistra – con interessi in conflitto tra loro, che non governano il cambiamento, quando invece ci sarebbe bisogno di un reale potere per intervenire: un ruolo che il sindaco Giorgio Orsoni e Ca’ Farsetti non riusciranno mai ad avere. È impietoso il ritratto della città che si può leggere nell’ultimo numero del New York Review of Books. La rivista americana di letteratura e reportage ha dedicato a Venezia e ai suoi problemi un lungo articolo a firma di Anna Somers Cocks, fondatrice di The Art Newspaper edizione anglosassone del “Il Giornale dell’Arte” e presidente dell’associazione Venice in Peril fino al 2012. Nel suo lungo racconto descrive una Venezia che, dopo essere stata dichiarata patrimonio dell’Unesco, nel novembre scorso si è dotata di un Piano di gestione – come richieste dall’organo dell’Onu – incapace di dare risposte ai gravi problemi della città. Tralasciando il grattacielo di 250 metri proposto da Pierre Cardin, per il quale, secondo il New York Review, non si troveranno mai i soldi necessari alla sua realizzazione, i veri problemi restano due: quello delle grandi navi, appena accennato, accusa la rivista, nel Piano di gestione, che vede in ballo gli interessi del Porto e del suo presidente, Paolo Costa, descritto, al contrario del sindaco Orsoni, come un politico di potere. E quello del turismo di massa, per il quale bisognerebbe trovare il coraggio di arrivare a soluzioni drastiche (prenotazioni obbligatorie e numero chiuso) e riflettere su come i soldi che i turisti lasciano in città non stanno contribuendo abbastanza a interventi per la salvaguardia del centro storico. E tutto questo mentre il livello del mare sta crescendo, mettendo in pericolo una città che si è affidata solamente al Mose. La domanda su chi salverà Venezia resta aperta – si chiude il reportage – mentre il tempo sta per scadere. (f.fur.)

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