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Il manager ha ottenuto i domiciliari per motivi di salute ma secondo i pm non ha ancora rivelato tutto quello che sa

VENEZIA – Forse, senza l’«aiutino» medico Piergiorgio Baita sarebbe ancora nel carcere di Belluno, ma la consulenza dei due medici, che lo hanno visitato e che parla di gravi problemi di salute non avrebbe lasciato dubbi al giudice e al pubblico ministero Stefano Ancilotto, che ha dato velocemente il suo parere favorevole in modo, così che il primo ha firmato la scarcerazione. Ma se il timore che l’ingegnere inquini le prove (principale motivo per il quale è finito in una cella rimanendovi per 106 giorni), fosse definitivamente caduto, ora lui non si troverebbe agli arresti domiciliari nella sua villa di Mogliano con l’assoluto divieto di comunicare all’esterno. Per il pm e il giudice, evidentemente, non ha totalmente tagliato i ponti con tutti coloro con cui aveva rapporti quando era a capo della Mantovani spa: politici, imprenditori e tanti altri. Prova evidente che con il primo interrogatorio non ha davvero vuotato tutto il sacco, a fronte della principale domanda rivolta dai pubblici ministeri Ancillotto e Stefano Buccini: «Chi ha pagato con i numerosi milioni di fondi neri creati grazie alla fatture false di San Marino?». Ripercorrendo la fulgida carriera di Baita e soprattutto scorrendo gli appalti e i lavori che la Mantovani ha ottenuto non è difficile tracciare la mappa di chi potrebbe aver raccolto e ricevuto le mazzette. Ma i giudici e la Guardia di finanza, che conduce gli accertamenti, ha la necessità di trovare le prove. E, quindi, prima, l’intero racconto da parte di Baita, che evidentemente ancora non ha completato il racconto, anche se lo ha iniziato. In secondo luogo, i riscontri: il lavoro più difficile, visto che si tratta di fatti presumibilmente anche di alcuni anni fa. L’ex presidente della Mantovani avrebbe innanzitutto confermato circostanze e nomi già riferiti ai pm da Claudia Minutillo, Nicolò Buson e Walter Colombelli, i tre finiti in carcere con Baita che hanno però deciso prima di lui di collaborare con gli inquirenti e che sono già liberi grazie a questo. Regione Veneto, ministero delle Infrastrutture e altre istituzioni, i nomi dei personaggi politici che lo avrebbero spinto e favorito, ma anche quelli di alti dirigenti dello Stato e degli Enti locali situati nei ruoli chiave per le concessioni dei lavori che la Mantovani lungo gli anni si è assicurata nel Veneto e non soltanto. Baita, come ha già fatto dopo il primo arresto avvenuto anni fa, avrebbe dipinto uno generale di «dazione ambientale» e spiegato che tutti gli imprenditori pagano e avrebbe offerto il quadro politico di chi percepisce. Ma presumibilmente continuerà ad essere sentito dal due rappresentanti della Procura lagunare nei prossimi giorni. (g.c.)

 

«Lavori pubblici? Dettano legge le imprese»

L’avvocato veneziano Seno, veterano dei cda aziendali: «La politica ormai ha abdicato al suo ruolo»

VENEZIA «Da tempo ormai la politica ha abdicato al suo ruolo e le scelte, in particolare per i lavori pubblici, le fanno gli imprenditori». E’ lapidario Paolo Seno, avvocato con una lunga esperienza a Venezia nei consigli d’amministrazione di quelle che un tempo si chiamavano aziende pubbliche, il Casinò, quella dei trasporti Actv e Veritas. E per spiegare quell’affermazione parte da lontano, dal 2004: «Allora ero segretario della sezione Ds del Lido di Venezia», racconta, «e al congresso provinciale feci un intervento evidentemente poco ortodosso, che rimase inascoltato». Allora aveva cercato di spiegare che ormai esisteva un’anomalia nel mercato dei lavori pubblici, un’anomalia nata un ventennio prima con la concessione unica per i lavori del Mose, concessione che negli anni aveva regalato una posizione di vantaggio alle imprese del Consorzio, distruggendo le regole del libero mercato. «Mi spiego», aggiunge adesso, «il vantaggio è dato dal fiume di denaro (allora si parlava di 360 miliardi di vecchie lire, ma sono diventati più di diecimila miliardi) di finanziamenti per i lavori alle bocche di porto, che sono andati ad alcune aziende, che inoltre hanno instaurato grazie a questo un rapporto privilegiato con il potere politico. Da sottolineare, infine, che inizialmente il Consorzio Venezia Nuova era formato da varie grandi aziende e quindi il vantaggio era distribuito tra molti, mentre di fatto ora è stato fagocitato dalla Mantovani». Per l’avvocato Seno negli anni il sistema è peggiorato: «Sì, perché con la finanza di progetto (il project financing) adesso a proporre lavori e interventi non è più l’ente pubblico bensì l’impresa e nel caso specifico, il Veneto, è soltanto la Mantovani. In questo modo si bypassano le gare pubbliche, salta il controllo del libero mercato e solo da poco, tra gli esponenti della politica, qualcuno lo ha capito. Allora, nel 2004, però, davvero pochi avevano recepito il pericolo». L’avvocato veneziano, che segue attentamente le vicende dell’indagine che ha portato Piergiorgio Baita in carcere, non vuole entrare nel merito dell’inchiesta. «Io non parlo di una questione penale», prosegue, «e anche quando nel 2004 ho fatto quel discorso sottolineavo che si trattava di una questione morale, che viene prima dell’intervento della magistratura». E’ certo però, che quando la politica non compie delle scelte e lo spazio del confronto è spazzato via perché c’è ormai solo un’azienda che lavora anche i comportamenti illeciti, lui li chiama «grigi», non vengono più recepiti come tali. Scatta un’assuefazione, un’abitudine e questi comportamenti vengono fatti rientrare nella normalità. Paolo Seno non si è iscritto al Pd, sta a guardare che cosa sta succedendo e «mi pare che neppure loro lo stiano capendo» aggiunge con un sorriso. E’ comunque convinto che le imprese si sono prese lo spazio che la politica ha lasciato loro, sono gli imprenditori ora che decidono quali siano i progetti da mandare avanti. Segnala anche che la politica ha lasciato quegli spazi anche perché la qualità del personale politico è diminuita. «Mi sembra che un tempo ci fosse più di qualcuno che aveva una capacità di visione, adesso sono davvero pochissimi coloro che capiscono dove andare e come agire sulla base di questa visione» conclude.

Giorgio Cecchetti

 

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