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L’INTERVENTO

Una ricca grandinata di articoli, immagini e titoli a sei colonne ha salutato sui media la mattina del 14 giugno i risultati della riunione del giorno precedente presso il ministero delle Infrastrutture a proposito della presenza delle navi da crociera nella laguna di Venezia. Da molte testate la decisione finale è stata presentata come ottima per la città e per l’ambiente: le navi non passeranno più per il Bacino di San Marco. Per i lettori e ascoltatori non veneziani o non conoscitori della realtà locale sembra che il governo abbia dato una lodevole prova di ragionevolezza e sensibilità verso l’ambiente e verso le proteste dei cittadini.
In realtà la vera vittoria è andata all’autorità portuale (presente all’incontro) e alle compagnie armatoriali (anch’esse presenti, a differenza dei comitati di oppositori). Dopo quest’incontro risulta infatti chiaro per tutti che oggi non si dibatte più se Venezia sia in grado di sostenere il peso delle grandi navi, con i loro (per ora) due milioni di passeggeri, con i generatori di bordo sempre accesi, con un’umiliazione anche estetica per una laguna e un’architettura adatte a ben altri usi. Si dibatte invece (quasi proforma, perché la risposta che verrà è già nota a tutti) se dovranno andare a ormeggiare a Marghera o se (come accadrà certamente) resteranno nel porto del centro storico, alla Marittima, grazie allo “scavo” di un minuscolo canale lagunare che verrà raddrizzato, allargato, approfondito e trasformato in canale portuale. Questa è la soluzione auspicata dall’ex sindaco Paolo Costa, oggi presidente del Porto, un professore di economia che sembra aver sempre e solo ragionato in termine di volume d’affari nell’immediato. In questo, occorre ammettere, è bene in linea con le teorie economiche di moda, che hanno portato l’intero Paese alle condizioni di floridezza, civiltà e qualità della vita nelle quali oggi si trova.
Una notazione importante. La data del 25 luglio non è quella in cui verrà presa la decisione, ma quella entro la quale i due proponenti (il Comune per la soluzione Marghera e il Porto per la soluzione nuovo canale) dovranno presentare i loro progetti. Poi sarà il governo a decidere, entro tempi che non sono stati fissati. Si noti che non è stato chiesto di presentare un progetto alternativo, magari comprendente un’opzione zero. D’altra parte, chi pagherebbe degli esperti in grado di presentare le ottime ragioni in favore di quell’opzione? Anche in questo come in tanti casi analoghi, gli “esperti” stanno sempre dalla parte di chi propone i progetti, per definizione: perché i progetti costano, e anche il lavoro volontario ha un limite.

Paolo Lanapoppi vicepresidente Italia Nostra sezione di Venezia

 

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