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Gazzettino – Ospedale. Comitati sul piede di guerra

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 1 Comment

20

giu

2013

ULSS 13 – Sale la preoccupazione per il riordino attuato dalle schede ospedaliere

Marcato: «Dolo ha pagato il prezzo più alto». Salvioli: «Questo progetto non sta in piedi»

Schede ospedaliere, operatori e comitati sono in allarme per la redistribuzione di posti letti e primariati.
Dolo. Si levano le proteste per lo scenario incerto che si profila per l’ospedale locale. Il Comitato Bruno Marcato, che da anni si batte per il nosocomio rivierasco, osserva:

«Assicuravano che con una Asl virtuosa potevamo rimanere più tranquilli, invece l’ospedale di Dolo ha pagato il prezzo più alto nella ristrutturazione. Non è rispettoso nei confronti dei cittadini. Perchè solo la Riviera del Brenta rimarrà senza ospedale per acuti?».

E non è il solo punto caldo. In questi giorni si sta programmando la chiusura del Day Hospital oncologico, un trasferimento che ha sollevato la preoccupazione anche della Cisl-Riviera del Brenta. Per Gianni Conte:

«Una decisione che penalizza 150 pazienti della Riviera che si vedono costretti a recarsi a Mirano: si allungheranno i tempi di attesa e i disagi per i malati».

Il sindacato Maddalena Gottardo stigmatizza lo stillicidio di notizie negative sul mondo del lavoro.

«Chiude il Tribunale, probabilmente sparisce il Giudice di Pace e ora il ridimensionamento dell’ospedale che già ha perso reparti come Otorino e Ortopedia. Una strada che sta portando Dolo alla perdita di molto servizi e che finisce per ripercuotersi sui cittadini e sugli ammalati».

Mirano. A Mirano fa discutere soprattutto la scelta della Regione di dividere polo chirurgico e polo medico, con il primo proprio a Mirano e il secondo a Dolo. Il sindaco attende di approfondire il programma sanitario prima di commentare le scelte della Regione, chi invece alza subito la voce è il comitato «Savioli» che da 17 anni segue le vicende del nosocomio miranese.

«Eravamo contrari un anno fa quando si vociferava di una possibile suddivisione con polo medico a Mirano e polo chirurgico a Dolo, non possiamo che essere contrari pure ora – spiega il coordinatore Aldo Tonolo -. Dal punto di vista funzionale questo progetto non sta in piedi, dal punto di vista economico consente di risparmiare i soldi che sarebbero serviti per il nuovo monoblocco De Carlo 3 a Mirano e per ristrutturare le sale operatorie di Dolo. Ma Dolo merita di avere sale a norma e a Mirano il nuovo monoblocco avrebbe permesso di respirare a molti altri reparti. Attendiamo di vedere la delibera con i dettagli».

Noale. Noale si interroga. Per quanto riguarda l’Ulss 13, infatti, il monoblocco della città dei Tempesta ha vissuto a lungo nel limbo. Alcune voci ne anticipavano la chiusura, altre invece erano pronte alle barricate su tutto ciò fosse accaduto. Numeri alla mano, l’Azienda sanitaria del Miranese perderà venti posti letto per acuti, ma a quest’ultimi se ne aggiungeranno 91 per creare l’ospedale «di rete».
Parte di questi potrebbero quindi finire all’ombra della Rocca dei Tempesta.

«Il consiglio a suo tempo si era espresso chiedendo alla Regione di ottenere dei posti di struttura intermedia a Noale – spiega il sindaco Michele Celeghin – Ora dovremo capire il futuro della nostra lungodegenza riabilitativa e l’ipotesi di riutilizzo degli spazi lasciati vuoti nel monoblocco».

Altra partita, infatti, con interlocutrice l’Asl 13, è il riutilizzo degli spazi vuoti della struttura. Non è un mistero l’ipotesi di spostare alcuni uffici miranesi dell’azienda sanitaria a Noale, riparmiando quindi sugli affitti (gli immobili della città dei Tempesta sono di proprietà dell’Ulss). (Hanno collaborato Lino Perini, Gabriele Pipia e Gabriele Vattolo)

 

L’INIZIATIVA – La protesta si fa in tre, oggi il presidio del Pd nei poli ospedalieri

I presidi erano programmati da tempo, ma per gli organizzatori cadono davvero a fagiolo. Giusto nel momento in cui si infiamma il dibattito sulle nuove schede ospedaliere diffuse martedì dalla Regione, il Pd scende in strada con tre manifestazioni contemporanee agli ospedali di Mirano, Dolo e Noale. L’obiettivo è «tutelare e salvaguardare i livelli assistenziali e i tre poli ospedalieri dell’Ulss 13», l’appuntamento è per questa mattina alle 7.30 davanti all’ingresso delle tre strutture.
Gli organizzatori avvertono che il presidio durerà almeno un paio d’ore: vi prenderanno parte sindaci, assessori e consiglieri a ogni livello, da quelli comunali a quelli regionali. Decine di loro hanno già confermato la loro adesione e annunciano che faranno la spola da un ospedale all’altro. L’orario scelto è quello di punta, in cui ogni mattina centinaia di persone accedono all’ospedale: tra slogan e volantini l’iniziativa mira a catturare l’attenzione di pazienti, famigliari e operatori sanitari per esporre le problematiche della sanità locale e le richieste per il futuro. La manifestazione del Pd arriva sull’onda di un documento stilato alla Conferenza dei Sindaci e già approvato all’unanimità nelle ultime settimane in vari consigli comunali della Riviera e del Miranese. Il Pd chiede alla Regione interventi di ristrutturazione per mettere a norma i tre poli ospedalieri, ma insiste pure sulla necessità di un riequilibrio della quota pro-capite, sottolineando come l’Ulss 13 sia tra le più sotto-finanziate del Veneto.
I circoli locali si sono mobilitati negli ultimi giorni chiamando a raccolta i cittadini, il tam-tam si è diffuso pure su internet. La manifestazione è destinata dunque a cogliere nel segno, almeno dal punto di vista dell’affluenza.
Intanto proprio oggi nella sede dell’Ulss 13 a Mirano il direttore Gino Gumirato (foto) illustrerà i dettagli di questa riorganizzazione sanitaria su cui per ora gravano ancora molti punti interrogativi. (g.pip.)

 

IL FUTURO DELLA SANITÀ

IN PROVINCIA – A Mirano scompare Cardiochirurgia. Jesolo, primario al pronto soccorso

L’Ulss 12 perde letti ma i tagli sono tutti nel settore pubblico

Le case di cura private riescono a mantenere le posizioni. Malgrado le aspettative non viene potenziata oncologia

Stiamo ai conti. L’Ulss veneziana aveva 60 primari, adesso ne ha 56. Dunque ne ha persi 4. Ed ha perso anche 109 posti letto. Ha guadagnato qualcosa sul cosiddetto territorio, come è successo dalle altre parti? No. Ha perso e basta. Ha perso anche sul fronte del privato perchè le case di cura private sostanzialmente mantengono tutto quello che avevano, mentre i tagli dei posti letto e dei primariati sono solo sul pubblico. Basti dire che Villa Salus aveva 90 posti letto ed ora ne avrà 82. E il Policlinico ne perde 40, ma ne ri-acquista 25 di hospice e quindi alla fine va sotto solo di 15 posti – pensare, ma lo diciamo tra parentesi, che sono partiti per licenziare più di 70 persone denunciando i tagli della Regione che, di fatto, non ci sono stati. Tra San Camillo e Fatebenefratelli sono altri 175 posti letto sempre del privato che non vengono toccati. Ma non è solo questione di quantità, c’è anche la qualità. L’ospedale di Venezia perde il primario di Oncologia. Mantiene 4 posti letto – 6 sono a Mestre – ma il primario è a scavalco ed è a Mestre. In realtà sembrava logico potenziare Oncologia dal momento che il veneziano ha il record di malati di tumore, sia in assoluto che in proporzione alla popolazione. E invece niente. Venezia perde anche Pneumologia, che avrà una unica sede, a Mestre, con un solo primario. Strano invece che tra Mestre e Venezia non siano stati fatti a scavalco i primariati di Urologia, Otorino e Oculistica. Venezia conserva i suoi e Mestre pure. Mestre perde invece Malattie infettive, nel senso che gli 11 posti letto e il primario di Malattie infettive sono solo e tutti a Venezia. Mestre guadagna un primario di Terapia antalgica – era ora, dopo tanti anni di attesa. Invece anche stavolta non riesce ad avere un primario di Recupero e riabilitazione funzionale. Veniamo alle chirurgie. Mestre perde un primario di chirurgia generale – adesso ce ne sono 2. Venezia conserva il suo primario e quindi i primariati di chirurgia sono uno a Mestre e uno a Venezia. Appare invece, curiosamente, un primariato di Microbiologia all’ospedale dell’Angelo di Mestre, primariato di cui nessuno sapeva nulla e che non risulta essere mai stato chiesto dall’Ulss. Altra curiosità: l’ospedale di Mestre perde Dermatologia – in favore dell’ospedale di Venezia – ma il reparto ha 1 primario e …2 posti letto. Chiaro che non vuol dire nulla perchè non ci sono praticamente più le malattie veneree, però è curioso. Per quanto riguarda la provincia, va segnalata la scomparsa da Mirano del reparto di Cardiochirurgia. Dunque per Cardiochirurgia è l’ospedale dell’Angelo a diventare unico punto di riferimento per la provincia di Venezia. In compenso Mirano è centro di riferimento per l’Emodinamica anche per l’ospedale Chioggia. E Chioggia è l’unico ospedale che tiene i suoi posti letto e ne guadagna 18, ma guadagna anche alcuni primariati come Recupero e riabilitazione funzionale. L’Ulss 10 di San Donà invece perde qualcosa come primari, ma riorganizza i tre ospedali, Portogruaro, San Donà e Jesolo, compreso quello di Jesolo che avrà un primario tutto suo per il Pronto soccorso.
In ogni caso – e questo va sottolineato – le schede regionali, approvate dalla Giunta di Luca Zaia devono ora passare all’esame del Consiglio regionale e da qui ad allora i cambi in corso d’opera, c’è da scommetterci, saranno moltissimi.

 

Scaramuzza (Pd): «Molto da rivedere»

Il responsabile sanità PD provinciale Gabriele Scaramuzza osserva che la contemporanea convocazione per oggi di tre conferenze stampa da parte dei dg delle Ulss della provincia sulle nuove schede ospedaliere «costituisce un curioso tempismo». «Tanto più singolare appare questa tempistica se pensiamo che né la 5a commissione della Regione Veneto, né le conferenze dei sindaci direttamente interessate si sono ancora espresse. Non vorremmo che tanto zelo tradisse la presunzione che le schede sono “cosa fatta” e immodificabili. Molto c’è invece da discutere e cambiare».

 

  1. 1 Comment

    • alido says:

      sembra di dare le valutazioni e competenze a dei pastori, si tenta di dare convenzioni a strutture private con sosti superiori ( e ””’)
      invece che far funzionare meglio il pubblico con un severo autocontrollo responsabile sui servizi, personale medico, dando possibilità di operare dopo le ore ospedaliere a medici che vorrebbero a lavorare, senza avere mille micro ambulatori esterni sempre gestiti dai soliti medici.

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