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Un “hub” di riferimento all’Angelo di Mestre e più presìdi di rete nelle altre Asl provinciali

Tagli di posti letto compensati dagli ospedali di comunità: per il momento, però, restano un rebus

Eccole le schede di dotazione ospedaliera-territoriale su cui tanto si è discusso nei mesi scorsi. Sono state firmate e consegnate ufficialmente ieri dal presidente Luca Zaia ai direttori generali che oggi le illustreranno nel dettaglio nelle rispettive Asl. Il malloppo di 272 pagine rappresenta una road map “certificata” che i responsabili della sanità veneta dovranno tenere presente (e, secondo le rispettive competenze, concretizzare) di qui al 2015. Certo, ora si attende la discussione in Consiglio regionale, dove si potrà smussare qualche asperità o correggere qualche errore. Ma le grandi linee strategiche sono (o dovrebbero essere) chiare.

Hub e spoke. Un grande “hu- b” provinciale, l’ospedale dell’Angelo di Mestre dove ci sono le grandi specialità, connesso gli “spoke”, ospedali di rete (o periferici), che garantiscono la continuità delle cure: Mirano, Dolo, Chioggia, San Donà, Portogruaro, tanto per fare degli esempi. A questi si affiancano ospedali nodi della rete, anche a indirizzo specialistico (Jesolo, a «indirizzo riabilitativo»; Noale, «a vocazione territoriale, ma con possibile indirizzo riabilitativo»).

Strutture intermedie. Tra gli obiettivi strategici regionali c’è anche lo sviluppo dell’assistenza extraospedaliera, da realizzarsi attraverso “strutture intermedie” in grado di accogliere pazienti che non possano essere trattati a domicilio nè possono restare (perchè improprio e costoso) ospedalizzati. Stiamo parlando di hospice, ospedali di comunità, unità riabilitative territoriali, istituti e centri di riabilitazione, Ctrp (comunità terapeutiche riabilitative protette).

Tagli e compensazioni. Le schede prevedono tagli di posti letto per acuti in tre Asl su quattro (25 nell’Asl 10 Veneto orientale, 162 nell’Asl 12 Veneziana, 20 nell’Asl 13 Dolo-Mirano; solo per l’Asl 14 di Chioggia è previsto un aumento di 18 posti letto). Ma questi tagli saranno compensati – a regime – dall’attivazione di posti letto negli ospedali di comunità.

Ospedali di comunità. Rappresentano una delle principali innovazioni della “riforma epocale” delineata da Zaia-Coletto-Mantoan. E proprio sulla concreta attivazione in tempi appropriati di queste strutture si giocherà la piena effettiva entrata a regime della riorganizzazione sanitaria. Dove sono? Quanti sono? «Andranno attivati, in via prioritaria, laddove vi sia una presenza contestuale, nella stessa sede, di una Medicina di gruppo integrata in grado di garantire la copertura assistenziale H24» si legge nelle schede. Quaranta (stando alle schede approvate) già attivati nell’Asl 12. Quaranta espressamente previsti nell’ex ospedale di Noale (Asl 13); altri 12 invece troveranno posto alla cittadella socio sanitaria di Cavarzere (Asl 14). Asl 12 Veneziana.

Tornando al dettaglio degli ospedali, l’ospedale dell’Angelo resta lo snodo fondamentale per le altre tre Asl veneziane: i suoi poli specialistici restano il riferimento per la provincia.

Nell’Asl 12 si prevedono 878 posti letto nei due principali ospedali (568 con 38 primari a Mestre e 310 con 18 primari a Venezia). A questi vanno aggiunti i posti letto delle strutture private accreditate con compiti complementari e di integrazione della rete regionale: Policlinico San Marco (150), Villa Salus (182), San Camillo (97) e Fatebenefratelli (78). Sono inoltre previsti 20 posti letto per i pazienti extra-regione. Il taglio dei 40 posti letto del Policlinico San Marco viene giustificato con l’attribuzione di una finalità “medico-riabilitativa” piuttosto che prettamente chirurgica (in capo all’ospedale dell’Angelo). La struttura di via Zanotto dovrà quindi accontentarsi soprattutto di attività di day surgery multidisciplinare. Così per l’area materno-infantile di Villa Salus: la risposta alle esigenze della popolazione viene considerata soddisfatta dalle Ostetricie di Mestre e Venezia. Nella struttura di via Terraglio resteranno soltanto 5 posti letto di Ostetricia-Ginecologia con due posti di terapia sub-intensiva: sarà garantita anche l’attività di Procreazione medicalmente assistita. San Camillo e Fatebenefratelli mantengono la specificità di Recupero e riabilitazione funzionale (il San Camillo anche la Neuroriabilitazione).

Asl 10 Veneto orientale. San Donà (polo medico) e Portogruaro (polo chirurgico, per il quale è previsto un potenziamento strumentale) sono presidi ospedalieri di rete, rispettivamente con 216 e 228 posti letto (25 in meno rispetto a quelli presenti al 2012). A Portogruaro restano 20 posti letto per Ostetricia, attività svolta in dipartimento con San Donà. Jesolo sarà ospedale monospecialistico riabilitativo (70 posti letto divisi tra medicina generale, Lungodegenti e Recupero e riabilitazione funzionale). Integrata alla rete regionale anche la casa di Cura Rizzola (103 posti letto).

Asl 13 Mirano-Dolo. Dolo (polo medico) e Mirano (polo chirurgico) rappresentano i due presidi di rete. Dolo avrà 357 posti letto e 14 primari, Mirano 290 posti letto e 12 primari (complessivamente 20 posti letto in meno rispetto agli attuali). Mirano difende la primazia dell’area materno infantile, presente anche a Dolo («in dipartimento con Mirano»), dove sarà comunque previsto il day surgery ginecologico. La Cardiologia dell’ospedale di Mirano, con la sua Emodinamica interventistica, è riferimento hub 24 ore su 24 anche per l’Asl 14 di Chioggia. All’ex ospedale Pietro Fortunato Calvi di Noale si prevede l’attivazione di 40 posti letto di ospedale di comunità; resta comunque compatibile con un «possibile utilizzo a indirizzo riabilitativo».

Asl 14 Chioggia. L’ospedale di Chioggia è l’unico per il quale viene esplicitamente previsto un potenziamento «per renderlo adeguato alla sesta città del Veneto». Le richieste del dg Dal Ben, evidentemente, hanno trovato orecchi attenti. L’Asl di Chioggia è infatti l’unica a vedere ampliato il numero dei posti letto: da 220 a 238.

Massimo Scattolin

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Un nuovo futuro per il Calvi di Noale

Previsto il rilancio del monoblocco che potrebbe ospitare anche gli uffici amministrativi dell’Asl 13

Ospedale di comunità: sono quaranta i posti letto assegnati nero su bianco alla struttura di Noale. Tutti scritti nella delibera della giunta regionale e che dovranno essere attivati nei prossimi anni. Una notizia che andrebbe in linea con le richieste fatte dal Consiglio comunale, con tanto di approvazione di un ordine del giorno, e di un progetto che ha spesso tenuto banco nelle varie discussioni. Sul tavolo, però, restano altre questioni, tra cui il riutilizzo degli spazi del vecchio ospedale Pier Fortunato Calvi. In uno degli ultimi incontri tra il sindaco Michele Celeghin e il direttore generale dell’Asl 13 Gino Gumirato, si è parlato di spostare gli uffici di Dolo e Mirano dell’azienda sanitaria, ora in affitto, proprio a Noale, che sono di proprietà. Questo permetterebbe di poter rilanciare tutta l’area, dove oggi si trovano gli spazi per Medicina dello sport, la Lungodegenza riabilitativa, la fisioterapia, oltre all’Unità territoriale di assistenza primaria (Utap) e il terzo settore del Comune di Noale (Cultura, Sociale, Sport e Pubblica istruzione), quest’ultimo al padiglione Ferrante ormai da un anno e mezzo. Proprio qui, da alcuni giorni, la stessa Asl 13 sta facendo dei lavori di sistemazione del tetto, per un valore attorno ai 150 mila euro. «

Aspetto di leggere le schede per capire il futuro dell’ospedale di comunità» spiega Celeghin «mentre sul rilancio degli immobili, c’è un dialogo in corso con l’Asl: in questi argomenti qualcuno specula da un punto di vista politico e non mi pare opportuno farlo sulla pelle dei cittadini».

C’è, poi, da capire cosa ne sarà della vecchia casa di riposo, sostituita da quella inaugurata neanche due settimane fa in via De Pol e in grado di avere oltre cento ospiti.

«Dal primo luglio» continua Celeghin «ritornerà all’azienda sanitaria. In questi giorni stiamo sgomberando l’immobile, all’Asl 13 trasferiremo le utenze e tutto il resto. L’obiettivo è arrivare alla stipula di un accordo di programma per definire come riutilizzarlo».

Intanto dalle 7.30 alle 9.30 di stamani, il Pd organizza una mobilitazione per difendere i servizi sanitari dei comprensori di Riviera e Miranese. Il sit-in si svolgerà davanti gli ingressi degli ospedali di Dolo, Mirano e Noale e fa seguito a una serie di mobilitazioni a sostegno di n ordine del giorno a tutela di tutte le strutture. Alessandro Ragazzo

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LE REAZIONI DALL’ASL 14 – «Riconosciuta l’importanza di Chioggia»

Direttore generale e sindaco soddisfatti: la nostra città merita servizi di qualità

Reazioni positive anche dai vertici cittadini sulle indicazioni delle nuove schede ospedaliere per l’Asl 14 di Chioggia, Cavarzere e Cona. Stamattina il direttore generale, Giuseppe Dal Ben, illustrerà nel dettaglio quanto prevedono per la realtà sud della provincia di Venezia le schede varate martedì dalla giunta regionale, ma già da un primo sguardo si è colto come la realtà chioggiotta sia stata potenziata. In controtendenza Chioggia si porta a casa tre nuovi primariati e un aumento di 18 unità nei posti letto per acuti che normalmente sono stati invece tagliati a favore della creazione di ospedali di comunità tutti da inventare. «Non possiamo che apprezzare il riconoscimento per i grandi passi avanti compiuti», sottolinea a caldo Dal Ben, «dall’ospedale Madonna della Navicella (dove è in corso da dicembre 2011 un imponente intervento di adeguamento alberghiero ndr) in termini di servizi e di strutture. Chioggia è la sesta città del Veneto e merita un ospedale di qualità, per i suoi abitanti e per i turisti che durante l’estate affollano il litorale». Nelle indicazioni generali delle schede la giunta ha anche sottolineato come Chioggia debba recuperare terreno per raggiungere gli standard veneti, motivo che ha determinato il risparmio dai tagli e il potenziamento. Ai commenti positivi dei due consiglieri regionali Carlo Alberto Tesserin (Pdl) e Lucio Tiozzo (Pd) ieri si è aggiunto anche quello del sindaco. «Prosegue l’attenzione significativa su Chioggia che abbiamo visto nell’ultimo anno», sostiene Giuseppe Casson, «segno che ci si è accorti che la nostra realtà ha bisogno di considerazioni particolari, anche per le distanze che ci separano dai grandi centri. Si è riconosciuto il costituzionale diritto alla salute che ci vede impegnati, come sul fronte del Tribunale, a difendere i nostri presidi. Non per battaglie di campanile, ma per oggettivi motivi di particolarità. Esamineremo nel dettaglio le schede, ma già da un primo approccio la valutazione è positiva».

Elisabetta Boscolo Anzoletti

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LE REAZIONI DI POLITICI E SINDACALISTI –  «La prima impressione? Si vendono sogni»

Udc e Idv critici, il Pd non si sbilancia. De Rossi (Cisl): sanità più lontana dai cittadini

C’è chi, come il consigliere regionale del Pd Bruno Pigozzo, aspetta ancora di leggere nel dettaglio le 272 pagine della nuova delibera prima di pronunciarsi. E chi, invece, come il capogruppo dell’Idv Antonino Pipitone non esita a sbilanciarsi senza alcuna remora. «La prima impressione? Che ancora una volta ci sia tanto fumo, ma che l’arrosto sia sempre lo stesso». Così Pipitone, dopo l’approvazione in giunta delle schede ospedaliere. «Gli ospedali di comunità, colonna portante di questa iniziativa – si chiede Pipitone, medico – dove sono? Quando saranno pronti? In sanità bisogna prima predisporre le strutture, poi fissarne le funzioni. Qui si è fatto il contrario, come vuole il manuale del perfetto annuncio in politica». C’è da attendersi una sfilza di domande e richieste di correzioni, integrazioni e quant’altro in Commissione Sanità. Le schede saranno analizzate una a una per valutare le conseguenze in ogni territorio, capire se effettivamente le carenze vengono colmate, se i doppioni sono stati eliminati, se ci sono aree penalizzate e altre, eventualmente, rimangono invece privilegiate. «Zaia? Un venditore di sogni, non di solide realtà» sbotta Antonio De Poli (Udc) «A lui farei una semplice domanda: dove sono i fantomatici ospedali di comunità? Al momento le uniche certezze sono i tagli dei posti letto ospedalieri e l’aumento dei primari. Il resto sono solo chiacchiere. Venezia paga caro il prezzo delle schede ospedaliere varate dalla giunta», mette in evidenza De Poli che focalizza l’attenzione sulla riduzione dei posti ospedalieri che «non viene neppure compensata dai teorici posti letto nelle fantomatiche strutture territoriali». Critiche e perplessità anche dal fronte sindacale. «Condividiamo la necessità di puntare a un riequilibrio tra ospedale e territorio» premette Dario De Rossi (Cisl) «Ma questo, restano all’Asl 12, non può significare il taglio di 162 posti letto che, si dice, vengono compensati dagli ospedali di comunità. Attendiamo fiduciosi di sapere se i mestrini e i veneziani dovranno rivolgersi a queste strutture nell’Asl 13 o 14. È una sanità che si allontana dal cittadino, altro che avvicinarlo. Il taglio di 40 posti letto al Policlinico San Marco rappresenta inoltre un fulmine a cile sereno. Non vorremmo che questo comportasse ulteriori tagli occupazionali». Infine c’è chi, sempre in ambiente sindacale, considera piuttosto bizzarra l’abbinata tagli di posti letto e aumento dei primariati.

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«Meno letti e più primari Penalizzato il Civile»

In centro storico preoccupa la sforbiciata dei posti letto e si confida nelle risposte di Dal Ben.

Sarcasmo degli esperti: «Dove sarebbe la riduzione degli sprechi?»

Cento posti letto in meno e 13 primariati in più, ma nessuno ha ancora capito dove ci sarà la sforbiciata e di quali primari nuovi si tratta. Si teme che i posti letti potranno essere sottratti ai reparti di Ostetricia, Ginecologia e Ortopedia, mentre rimane ancora un mistero dove si collocheranno i 13 primari in arrivo, considerati una sorpresa dato che, dopo la nomina del primario di cardiologia, l’Ospedale Civile era a posto con i primari. Qualche chiarimento verrà forse dato questa mattina quando il direttore generale Giuseppe Del Ben incontrerà la stampa, ma per ora la situazione rimane ancora nebulosa. Dei 162 posti in meno che risultavano da una prima comunicazione, ieri il dato era di circa 100 (20 extra regionali per chi viene a operarsi da fuori e 40 da attivare destinati agli ospedali di comunità). «Non possiamo dire di essere soddisfatti», dice il consigliere regionale dell’Idv, Gennaro Marotta, «anche perché Venezia è una città che, a livello di residenti, presenta una popolazione di anziani in continuo aumento che necessita assistenza, ma dobbiamo tenere presente anche la popolazione costituita da turisti, studenti e da chi non è registrato anagraficamente ma vive nella città. E poi, scusatemi, ma non si capisce proprio il rapporto tra 100 letti in meno e 13 primari in più». La perplessità nasce anche dal fatto che nella comunicazione delle schede ospedaliere si specifica che Venezia viene «confermata e valorizzata», ma come è ancora tutto da scoprire: «Forse», conclude in tono sarcastico Marotta, «vogliono appendere dei quadri di Canaletto». «Ci aspettavamo qualcosa di diverso», commenta Francesco Menegazzi della Uil, «perché aumentare i primariati non mi sembra una riduzione degli sprechi. Noi abbiamo sempre sostenuto di ridurre. Inoltre non si capisce perché il Policlinico San Marco sia stata la struttura privata più penalizzata in tutta la Regione, così come Venezia. E poi cosa vuol dire valorizzare Venezia? Costruire il Padiglione Jona? Inoltre pensavamo a una riduzione delle Asl». Scettico, ma cauto il consigliere regionale Bruno Pigozzo del Pd: «Non sono chiare ancora molte cose», commenta, «perché non si conosce dove saranno effettuati i tagli e in che tipo di strutture andranno collocati i 40 posti letto dell’ospedale di comunità. Aspettiamo di aprire ogni scheda e poi speriamo di poterne discutere ed, eventualmente, modificare, ma soprattutto di capire che criterio è stato usato». «Negli ultimi anni», nota Mirco Ferrarese Cgil Fp, «abbiamo avuto una direzione sanitaria che ha mascherato un po’ tutto e oggi speriamo che invece ci sia più chiarezza. Temiamo che i letti vengano tolti da quei reparti che hanno meno fruibilità, come Ostetricia, Ginecologia e Ortopedia, ma aspetto di vedere come verranno motivati i tagli e l’aggiunta dei primari».

Vera Mantengoli

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