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Nuova Venezia – Baita: rito immediato Processo il 7 ottobre

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

25

giu

2013

POLITICA E AFFARI

VENEZIA – L’appuntamento è per il 7 ottobre. È il giorno in cui Piergiorgio Baita, ex presidente della potente Mantovani Spa (e nel cda di altre 42 società) dovrà presentarsi davanti alla seconda sezione del Tribunale di Venezia per rispondere dell’accusa di aver controllato un’associazione finalizzata alla frode fiscale: un tesoretto da circa 8 milioni di euro di fondi neri che – secondo l’accusa mossagli dal pubblico ministero Stefano Ancillotto – Baita ha costruito grazie alle false fatturazioni che gli sono state garantite dal broker sanmarinese Walter Colombelli e da Claudia Minutillo, manager dell’Adria Infrastrutture (dopo una carriera da segretaria particolare dell’allora presidente della Regione Giancarlo Galan), con la complicità di Nicolò Buson, già direttore generale di Mantovani (tutti e tre hanno ammesso le proprie responsabilità e ottenuto dal pm il via libera al patteggiamento, di pene che si annunciano sotto i 2 anni di reclusione). Il giudice per le udienze preliminari Alberto Scaramuzza ha fissato la data del processo, riconoscendo il presupposto per la richiesta del rito immediato, che salta l’udienza-filtro preliminare: ovvero, che la Procura ha in mano elementi di prova sufficienti per andare direttamente a giudizio. Processo in aula che, però, probabilmente non si farà, perché da quando la Procura ha presentato domanda di rito immediato a quando è stata notificata alle difese la data del 7 ottobre, tutto è cambiato: dopo due mesi di carcere e di ostinato silenzio, Baita ha lasciato lo studio di Pietro Longo che aveva come legale e scelto l’avvocato Alessandro Rampinelli, cambiato strategia difensiva e in due lunghi interrogatori ha ammesso le proprie responsabilità, in merito al “tesoretto”, parlando del mondo degli appalti, delle relazioni con la politica, anche se non ha detto chi ha pagato con quei fondi neri. Ma ha ottenuto gli arresti domiciliari. La difesa ha ora tutte le intenzioni di ricorrere a un rito alternativo, che garantisca uno sostanzioso sconto di pena: il patteggiamento (se sarà raggiunta con la Procura un accordo sulla pena, giudicato congruo dal giudice), ma più probabilmente un rito abbreviato, che assicura uno sconto di un terzo della pena. L’avvocato Rampinelli ha 15 giorni di tempo per bloccare l’iter del processo immediato e procedere con il giudizio in camera di consiglio, più snello, senza ribalta ed più vantaggioso. In ogni caso, l’inchiesta va avanti: sulle altre cartiere di false fatturazioni in centro Italia scoperte successivamente, sui fondi pagati al giornale “Il Punto” e a persone legate ai servizi per avere notizie sui magistrati che stavano indagando e così cercare di arginare l’inchiesta, sulle fatturazioni via-Canada per le pietre acquistate in Croazia per realizzare il Mose e sulle modalità di aggiudicazione dei lavori come concessionario unico (filone seguito dal pm Stefano Buccini) e, naturalmente, alla ricerca dei beneficiari di quei fondi neri nei legami di sempre tra appalti miliardari di opere pubbliche e politica. Fondi che sin dal giorno degli arresti (il 28 febbraio) il Nucleo di Polizia tributaria, che ha fatto le indagini, ha detto essere (per esperienza) in odor di tangenti.

Roberta De Rossi

 

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