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«Ci rivolgiamo all’Unesco e all’opinione pubblica internazionale per difendere la laguna»

VENEZIA – No alla cementificazione della laguna.

«Ci rivolgeremo all’Unesco e all’opinione pubblica internazionale per fermare chi vuole distruggere la laguna e trasformarla in Rotterdam».

Italia Nostra va all’attacco delle nuove proposte progettuali lanciate dal presidente dell’Autorità portuale Paolo Costa. E annuncia battaglia. Costa si è detto disposto a spostare la Marittima a Santa Maria del Mare – dove sono i cantieri del Consorzio Venezia Nuova per costruire i cassoni del Mose – ma

«a patto che si trasformi il sistema dei trasporti»,

costruendo due sublagunari da Tessera e da Fusina a Pellestrina.

«Così non si risolve il problema delle grandi navi ma si distrugge la laguna»,

dice Italia Nostra. E annuncia la presentazione di un nuovo richiamo all’Unesco, organismo mondiale per la protezione dei territori e delle opere d’arte. Se Venezia è patrimonio dell’Umanità, il mancato rispetto da parte delle istituzioni della sua delicatezza potrebbe portare anche a una clamorosa cancellazione, come già successo per Dresda. Polemica che si infiamma in vista dell’appuntamento di fine luglio, quando al governo dovranno essere presentati i progetti alternativi alle grandi navi davanti a San Marco. Le idee sono diverse, ma l’emergenza è ormai riconosciuta da tutti. Chi deciderà sulle soluzioni migliori per la città? «Stiamo mettendo a punto un gruppo di esperti per lavorare sui progetti e presentarli al governo», dice il sindaco Giorgio Orsoni. Che non intende rinunciare alla sovranità sul suo territorio in favore del «concessionario» Autorità portuale. Anzi. La richiesta già presentata al governo è quella di prendere in considerazione una modifica della legge per consentire al Comune un reale «governo delle sue acque». Uno dei primi punti del programma elettorale di Orsoni, che adesso torna di attualità. Sul tavolo ci sono allora le alternative del canale Contorta proposto dal Porto, la nuova Marittima a Punta Sabbioni (Cesare De Piccoli), terminal per grandi navi a Marghera (il sindaco Orsoni) e adesso la nuova boutade di Costa: Navi a Santa Maria del Mare, senza più smantellare i cantieri del Mose con due sublagunari. Costa spinge anche il progetto del nuovo off shore, la piattaforma in mare da 2 miliardi e mezzo di euro per le petroliere e le grandi navi portacontainer. Ma questo è un altro fronte aperto. Perché a preoccuparsi non sono soltanto gli ambientalisti, ma anche le cooperative della pesca. Grandi opere proprio nei tratti di mare e di laguna interessati dalla pesca potrebbero dare il colpo definitivo a un’attività già in crisi. E l’assessore veneto alla pesca Franco Manzato ammonisce:

«Aspettiamo risposte. Ma dovrà essere un progetto a impatto zero».

Alberto Vitucci

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