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Gazzettino – Marghera. La crisi spegne la centrale elettrica.

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

26

giu

2013

MARGHERA – Crollata la richiesta di energia: verrà ceduta l’area di 11 ettari che si trova in posizione strategica.

L’Enel ha deciso di vendere la “Volpi “: negli ultimi tempi operava poche decine di ore l’anno.

L’Enel vende una delle storiche centrali elettriche di Porto Marghera: la centrale Volpi, chiamata così in onore al creatore della zona industriale veneziana. Nata nel 1926 è stata per decenni una delle sei centrali elettriche che fornivano quantità enormi di energia alle fabbriche che occupavano fino a 40 mila dipendenti ma da tempo ormai è ridotta a operare poche decine di ore l’anno, tanto che l’ottantina di unità del personale sono quasi tutte impiegate nella centrale termoelettrica Palladio di Fusina. La chiusura di molti stabilimenti, la crisi economica, il calo della richiesta di energia anche da parte del settore civile sono i motivi principali che hanno riportato i livelli produttivi della centrale ai livelli di 10 anni fa.

Enel ha così deciso di venderla o, meglio, di vendere l’area, nell’ambito di un’operazione di cessione nazionale che comprende immobili residenziali e non, ex centraline idroelettriche, terreni, aree edificabili o industriali dismesse come, appunto, quella di Marghera, contando di incassare circa 200 milioni di euro complessivamente.

La centrale Volpi sorge in via dell’Elettricità, si affaccia con una banchina sul canale industriale Ovest e si sviluppa su 11 ettari che Enel, a ragione, definisce interessanti perché, per la posizione strategica, possono essere utilizzati per attività logistiche o di lavorazione merci, quindi logistica avanzata.

Il problema sta tutto nelle condizioni del terreno, ossia nel tipo di bonifica che sarà necessaria: si tratta di una centrale che da quasi un secolo funziona a carbone, e che negli anni delle contestazioni contro i progetti per quattro nuove centrali a Marghera (tra il 2005 e il 2007), era nota per essere una delle strutture con il rendimento elettrico tra i più bassi d’Italia (30%) ma con uno dei valori più alti del Paese quanto ad anidride carbonica (1000 grammi per chilowattora prodotto).

Il prezzo di quell’area, dunque, proprio per la sua posizione potrebbe essere altissimo se il terreno fosse pulito, cala esponenzialmente a seconda di quanto è inquinato. Chi fosse interessato deve presentare l’offerta entro il prossimo 1. luglio secondo le indicazioni che si trovano nel sito internet www.dismissioneimmobili.it.

 

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